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Recensione 'L'anno che è passato' di Amanda Reynolds - Corbaccio

Quando Jo si risveglia in fondo alle scale di casa e vede suo marito chino su di lei, non ha memoria di quel che è successo. Per fortuna non si è fatta nulla di grave, ma la caduta le ha provocato un'amnesia che copre gli ultimi dodici mesi. Jo comincia con fatica a mettere insieme i tasselli della propria vita, ma i ricordi sono confusi e il marito e i figli non sono di aiuto. Tutti sembrano volerle nascondere qualcosa. E in effetti, a mano a mano che Jo si riappropria di brandelli del suo passato recente, quel che vede la sorprende, la inquieta, la disturba, perché non collima con l'immagine serena di una donna appagata dalla vita famigliare, con un marito affettuoso, due figli ormai grandi e responsabili, una bella villa in campagna. Cosa è successo durante l'ultimo anno? Perché dai recessi della sua memoria emergono volti sconosciuti, situazioni inconsuete, sensazioni di pericolo incombente? Perché si sente così sospettosa di tutti, degli amici, dei figli, del marito... persino di se stessa?

Titolo: L'anno che è passato
Autore: Amanda Reynolds
Editore: Corbaccio
Data di pubblicazione: 31 agosto 2017
Pagine: 318

Trama: 2  Personaggi: 1  Stile: 3 





Quando inizi a leggere un libro e, dopo appena 50 pagine, ti chiedi quante ne manchino alla fine... quando, durante la lettura, non fai altro che sbuffare e pensare che, tutto sommato, stirare una ventina di camicie sarebbe stato più gratificante... beh, evidentemente hai tra le mani il libro sbagliato. E sei pure dispiaciuta, perché quella trama e quella copertina ti avevano attirata talmente tanto da portarti a chiederne una copia alla Casa Editrice.

La prima cosa (purtroppo negativa) che mi ha colpita di questo romanzo, è stata la lentezza della narrazione: capitolo dopo capitolo, la storia sembra non voler mai decollare. L'autrice ci fa saltellare avanti e indietro nel tempo (cosa che pare sia diventata di gran moda nei thriller!), raccontandoci la storia di Jo e di suo marito Rob.
Jo si risveglia in ospedale, dove è stata portata dopo una brutta caduta dalle scale. Rob è al suo fianco, premuroso come sempre, ma Jo si rende conto di provare, nei suoi confronti, una sorta di timore.
Purtroppo, il trauma che l'ha colpita ha cancellato tutto l'ultimo anno della sua vita.
Sin dall'inizio, la Reynolds cerca di instillare nella mente del lettore più di un dubbio: Jo è caduta da sola? Rob l'ha spinta giù dalle scale? Cos'è accaduto, nell'ultimo anno, tra loro? E perché Jo ha l'impressione Rob sarebbe felice se lei non recuperasse la memoria?

Questi spunti avrebbero potuto dar vita ad una storia da divorare, se non fosse che l'autrice ha preferito divagare... e divagare e divagare e divagare (che l'ho detto divagare?). E così sapremo tutto di Jo, compresa la sua stupida abitudine di girare per casa a piedi nudi (e fin qui... lo faccio pure io!) e, immancabilmente, correre fuori casa, sul vialetto di ghiaia che, ovviamente, le ferisce i piedi!
Jo e Ron vivono in un rustico, su una collina che pare essere costantemente sferzata da pioggia e vento. A tale rustico si accede tramite "un pesante portone". Ora, bella mia, lo sai che il portone è pesante? Lo sai che casa tua è al centro di una congiuntura di Monsoni? Cosa ti ostini a stare lì, impalata, per cercare di tenerlo aperto 'sto portone? Ogni volta ci rimetti almeno due unghie... io non oso immaginare in che condizioni siano le tue povere mani!
Capite che una così le ferite ai piedi se le merita proprio?

L'insieme del romanzo prosegue, senza infamia e senza lode, con la Reynolds che si sforza di fare nascere dei sospetti nei confronti dei due protagonisti; tentativo che, purtroppo, fallisce miseramente nel momento stesso in cui la storia viene esageratamente infarcita con inutili dettagli.
Troppa carne al fuoco, troppe dita puntate con l'intento di sviare sospetti, portano ad un finale affrettato e banale che, personalmente, avevo intuito sin dalle prime pagine.
Insomma, un libro di 300 pagine che si sarebbe potuto condensare in un buon racconto breve. Strano che la Newton Compton non se lo sia accaparrato: la fascetta un grande thriller avrebbe calzato alla perfezione!


Commenti

  1. Pensa che, annoiato già dalla copertina e dall'idea che fosse il solito thriller matrimoniale, non avevo letto neanche la trama. Questa volta, per fortuna, non mi perdo niente.

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  2. uff uff sono a circa un centinaio di pagine e la penso come te ... spero migliori anche perché dovrò incontrare l'autrice prossima settimana accidenti!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Poi non dire che non ti avevo avvisata! Comunque per lunedì hai due soluzioni: o ti chiudi in bagno o chiedi all'autrice, anche da parte mia, che le abbiamo fatto di male per infliggerci tale tortura!

      Elimina
  3. Se l'anno è passato è inutile rivangare, giusto?

    RispondiElimina

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