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Recensione 'Pulvis et umbra' di Antonio Manzini - Sellerio

In "Pulvis et umbra" due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L'indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l'agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po' di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.


Titolo: Pulvis et umbra
Autore: Antonio Manzini
Editore: Sellerio
Data di pubblicazione: 31 agosto 2017
Pagine: 404

Trama: 5  Personaggi: 5  Stile: 5 



Polvere e ombra permeano le pagine di quest'ultimo romanzo di Antonio Manzini.
Torna il Vicequestore Rocco Schiavone e torna carico di tristezza. Una sorta di cupezza, di magone, un rospo in gola attanaglia il lettore sin dalle prime righe di questa nuova storia. 
Un'ombra cala prepotente sulla vita di Rocco e su noi che lo accompagneremo, ancora una volta, a caccia di quei fantasmi che lo perseguitano.

Anche questa volta Rocco avrà un caso da risolvere. E anche questa volta, i fili ingarbugliati del suo passato arriveranno a complicare le cose.
Persone intoccabili, la morte di un trans, segreti e sotterfugi faranno da sfondo ad un giallo che, anche questa volta, Antonio Manzini ha costruito alla perfezione, degno di quei grandi maestri del genere che lo hanno preceduto.

Ma sarà, come sempre, la vita del Vicequestore, quella sete di vendetta cieca e disperata che lo accompagna da tanti anni, a far da padrone durante la narrazione.
Sarà il bisogno di mettere a tacere il grande dolore che gli abita nel cuore, che lo renderà forse cieco davanti al tradimento più grande.

Ho letto questo nuovo romanzo con la paura che fosse l'ultimo. L'ho letto con la paura che mi teneva compagnia. Tante volte, pagina dopo pagina, avrei voluto stringere Rocco in un abbraccio, dirgli di smetterla, di far pace con lo strazio che si porta dentro, di imparare a conviverci con quel dolore che gli strazia l'anima.
Ma no, Rocco non può. Rocco col dolore ci fa a pugni, perché è parte di lui, perché, tutto sommato, è il dolore che lo aiuta a svegliarsi ogni mattina.

È un romanzo diverso dai precedenti questo, un romanzo dove Marina è diventata un'ombra latente che appare sempre più di rado; una storia in cui Rocco imparerà, più delle altre volte, che dovrà guardarsi le spalle da chi crede amico. Segna quasi un punto, questa storia... un po' come se Manzini avesse voluto mettere fine a tutto ciò che abbiamo imparato di Rocco, della sua vita, della sua personalità, per farci ripartire, chissà, con uno sguardo nuovo.

Polvere e ombra su Rocco e sulla sua vita. Polvere e ombra sui nostri sguardi.



Commenti

  1. E lacrime, tante lacrime. Sabrina

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  2. Ciao! Ho appena finito questo libro e condivido tutto! è scritto magistralmente, ma sembra proprio di addentrarsi nella palude piena di fango di cui Rocco parla sempre... eppure lui prova ad essere un amico, un uomo nuovo, persino uno pseudo-padre per il ragazzino che gli abita accanto.
    I romanzi di Manzini lasciano sempre una sensazione di amarezza e abbandono verso la fine, ma qui sono rimasta davvero male... e tu sai perché :-(

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo so, eccome se lo so. E ora dovremo aspettare un altro anno per sapere cosa ne sarà di Rocco :(

      Elimina
  3. ho finito di leggere quest'ultimo romanzo di Manzini lunedì pomeriggio e mi sono, come al solito, immersa nei sentimenti che quest'uomo mi trascina, trovando però stavolta una piccola luce di cambiamento in lui, di cui ero veramente felice. Potete immaginare come sono stata male (ho pianto in treno come una fontana...ebbene si vado a lavoro in treno) alla fine quando ho capito che anche quella luce per lui si era spenta, mi sono trovata a pensare che non avrei mai tradito una persona come lui, sapendo il bagaglio che si trascina dietro. Mi auguro che nel prossimo romanzo ci possa essere un poco di redenzione a tutto questo dolore...rimango in attesa, spero non troppo lunga

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