martedì 11 agosto 2020

Recensione 'Blanche e Claude' di Melanie Benjamin - Neri Pozza


BLANCHE E CLAUDE || Melanie Benjamin || Neri Pozza || 16 luglio 2020 || 350 pagine
Parigi, 1940. L'esercito francese si è sfaldato come uno dei friabili pasticcini di Monsieur Escoffier e i nazisti dilagano per le strade della città. Occupano alberghi ed edifici storici senza alcun riguardo per il loro glorioso passato. Tra questi, l'Hôtel Ritz, in Place Vendôme, una delle sacre istituzioni della vita mondana parigina. Meta di principi e duchesse, di Marcel Proust e Sarah Bernhardt, di scrittori e stelle del cinema sin dal lontano 1898, quando ha spalancato per la prima volta le sue porte offrendo ai suoi ospiti bagni privati, telefoni in ogni stanza, luci elettriche e le più squisite creazioni di Auguste Escoffier - meringhe farcite di crema alla vaniglia, tournedos alla Rossini, saporiti pâté - l'Hôtel Ritz è di proprietà dell'omonima famiglia ed è il regno incontrastato di Blanche Ross e Claude Auzello. Capelli biondi, grandi occhi castani e un sorriso abbagliante, Blanche è approdata a Parigi negli anni Venti col sogno di diventare una diva del fiorente cinema francese del tempo. Sogno presto abbandonato nell'istante in cui si è imbattuta in Claude, un giovane che coi suoi modi pacati e sicuri ha subito conquistato il suo cuore di americana caparbia e irruente, pronta a infiammarsi contro le avversità del mondo. Dopo diciassette anni di vita vissuta insieme, e dopo aver coltivato e poi realizzato insieme l'ambizioso progetto di Claude di dirigere l'Hôtel Ritz, i due si ritrovano a occuparsi del prestigioso albergo non più per conto di Mme Ritz, la vedova di César Ritz, ma al servizio di arroganti ufficiali nazisti. La vita al Ritz è in apparenza sempre la stessa: la lussuosa opulenza, le maniere cortesi, le chiacchiere futili. Ma niente è come prima. Al posto della Garbo e della Dietrich adagiate sulle seggiole in pose seducenti ci sono ora Coco Chanel e la star del cinema Arletty, al posto di Picasso e Porter, i vari Hans e Fritz in uniforme. Troppo per Blanche Ross, americana infiammata dal coraggio e... maestra nell'arte dell'inganno.




Al Ritz non può succedere nulla di male; è stato progettato per soddisfare qualsiasi capriccio, anche il più assurdo.
Ci sono luoghi che hanno vissuto gli anni della guerra quasi fossero degli spettatori disinteressati, luoghi nei quali l'orrore che veniva perpetrato in quasi tutto il mondo pareva non dovesse entrare.
Il Ritz di Parigi era uno di questi luoghi, almeno sino al giorno in cui i tedeschi non ne presero possesso, erigendolo a luogo deputato per ospitare gli ufficiali del loro esercito.

Blanche e Claude sono marito e moglie; lui francese di nascita, lei americana in vacanza a Parigi, si incontrano al Claridge Hotel, dove Claude è vice-direttore.
È il 1923 quando Blanche attraversa le porte del Claridge; Claude nota immediatamente questa giovane e bella fanciulla e decide di farle da Cicerone per le strade della sua amata Parigi. 
Non sanno ancora, questi due giovani ragazzi, quanto la loro vita sia destinata a cambiare da quel momento.
Poche settimane dopo, Claude sposerà Blanche e diventerà il direttore del famoso Ritz, entrando così a far parte di un mondo fatto di lusso, belle donne, uomini di grande cultura e portando con sé la giovane moglie.

Sembra una storia fatta di lustrini, di marmi e di cibo raffinato quella che Melanie Benjamin inizia a raccontarci in questo romanzo. Invece è una storia fatta di dolore, di persecuzione, di bombe, di gente sparita nel nulla nell'arco di una notte; è la storia di un matrimonio che impiegherà quasi vent'anni per diventare davvero tale 
Il matrimonio non si basa su ciò che speriamo di guadagnare, ma su quello che siamo disposti a sacrificare.
Blanche e Claude sono due protagonisti insoliti e, a tratti, quasi irritanti.
Lei appare come una ragazza frivola, dietro la cui patina fatta di bei vestiti, gioielli e risate si nasconde, in realtà, la scelta di un cambiamento doloroso; un cambiamento fatto per compiacere il marito, per non creargli imbarazzo in quell'ambiente di lavoro in cui nessun neo doveva macchiare la reputazione di Claude.
Saranno gli anni e la guerra a mettere Blanche davanti alla realtà dei fatti: lei rimane una donna ebrea, nonostante il suo passaporto dica altro.
Non potrà girare sempre il volto da un'altra parte, non potrà far finta di nulla davanti alle famiglie che verranno portate fuori dalle proprie case, caricate su dei camion e portate a morire.
Non potrà tacere davanti a quei soldati nazisti che vivono sotto il suo stesso tetto, il tetto lussuoso e scintillante del Ritz.
Allo stesso tempo, Claude indosserà la maschera del silenzio, convinto così di poter salvare la moglie, di poter nascondere quel passato che potrebbe condannarla a morte.

Nel romanzo della Benjamin è perfetto l'equilibro tra la vita dei protagonisti e quel Ritz che, procedendo con la lettura, diventa sempre più l'assoluto protagonista di questa storia. 
Un luogo iconico, quasi sacro, un luogo in cui il lusso dovrebbe mettere al riparo dalla sofferenza e dallo scempio della guerra, ma, al tempo stesso, un luogo in cui i segreti sono impossibili da celare.

Melanie Benjamin ci porta a percorrere quei corridoi rivestiti di moquette, trasmettendoci la paura e l'angoscia che albergavano tra le pareti delle case e nell'animo della gente.
Blanche e Claude diventano, a un certo punto, comprimari del Ritz, fagocitati da quella parvenza di perfezione che vige tra le pareti dell'hotel.

E mentre personaggi come Hemingway e l'algida Coco Chanel volteggiano al ritmo della musica dell'epoca, vedremo Blanche combattere una guerra che è anche un po' sua. E vedremo Claude riscoprire una donna diversa da quella che pensava di aver amato sino a quel momento.
Serviranno quasi vent'anni per far sì che il matrimonio dei signori Auzello diventi qualcosa di reale e tangibile: un rapporto fatto di complicità, condivisione e sostengo.
Ma, forse, vent'anni sono troppi per poter godere di un po' di felicità.

Blanche e Claude è una storia intensa e ricca, in cui il nazismo e la deportazione degli ebrei, così come la guerra, rimangono ai margini, facendo sentire la loro presenza senza mai diventare, però, prevaricanti e angoscianti.
È un romanzo che si legge con la sensazione di non sapere mai abbastanza del nostro passato, di non aver fatto tutto ciò che si sarebbe potuto fare, consci di far parte di una società che continua a commettere gli stessi errori.

Blanche e Claude probabilmente non sono due personaggi che rimarranno nel cuore del lettore, ma la loro storia, la storia di chi, come loro, ha combattuto per salvare anche una sola persona, merita di essere conosciuta.

La scrittura di Melanie Benjamin è ricca e descrittiva; l'autrice si sofferma spesso su piccoli dettagli che, purtroppo, soprattutto nella parte centrale del romanzo, tendono a far perdere un po' di vista il punto focale del romanzo.
Nonostante questo, superata la metà della storia, la narrazione procede spedita e piena di colpi di scena che porteranno il lettore a divorare l'ultima parte del libro in un unico respiro.

Ringrazio Neri Pozza per avermi fornito una copia del romanzo





1 commento:

  1. Ciao! Innanzitutto, complimenti per il blog dai contenuti davvero molto interessanti e ben presentati! Noi siamo Mary e Vale dal blog #lavaligiadicarta, anche noi parliamo di libri, e ci chiedevamo... ti va di scambiarci un follow? Grazie! 😊

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