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Recensione 'La scuola sui binari' di Ángeles Doñate - Feltrinelli


LA SCUOLA SUI BINARI || Ángeles Doñate || Feltrinelli || 14 maggio 2020 || 208 pagine

In una stazione ferroviaria costruita in mezzo al nulla, tra campi polverosi e qualche timido albero da frutto, c'è un treno che non va più da nessuna parte eppure porta dappertutto. All'interno, non ci sono scompartimenti, ma banchi di legno e una lavagna. All'esterno, qualcuno ha scritto sulla porta in una calligrafia incerta: "Escuela Artículo 123". È una delle scuole-vagone previste dal governo messicano per i figli dei dipendenti delle ferrovie, scuole ambulanti per famiglie nomadi, sempre in viaggio ad aggiustare binari o tirare cavi dell'elettricità. Ikal ha undici anni e sogna di diventare insegnante. È amico di Chico, conta i treni che passano con Tuerto, è segretamente innamorato di Valeria e vive mille avventure con il suo cane Quetzal. I loro volti, immortalati in una foto in bianco e nero, emergono da un fascicolo della Dirección General de Educación sulla scrivania di Hugo Valenzuela. Don Ernesto, l'anziano maestro della scuola, sta per andare in pensione e alcuni politici vogliono approfittarne per archiviare definitivamente un modello educativo giudicato inutile e antiquato. Hugo deve decidere se convalidare la chiusura. In un viaggio nel passato che metterà a rischio anche il suo futuro, scoprirà che ci sono cose che lasciano tracce incancellabili. Come il primo amore o un insegnante che, con passione e coraggio, ci apre le finestre sul mondo.




Sono solo trenta alunni e il maestro dovrebbe andare in pensione, ma si rifiuta di lasciare il lavoro per impedire che chiudano la scuola.
Inizia così questa storia, la storia della Escuela Pública Artículo 123 - Malinalli Tenepatl. 
È una scuola con una sola classe, una classe che si trova dentro il vagone di un treno e che ospita alunni di tutte le età: ci sono i piccoli, i mezzani e i grandi.
Sono bambini che nella vita hanno poco, per lo più figli di contadini o di operai che costruiscono ferrovie.
Ikal ha 11 anni e frequenta la scuola sui binari: guarda ai suoi amici più grandi con una sorta di venerazione, si è innamorato dei capelli neri di Valeria nello stesso momento in cui lei gli è passata accanto e don Ernesto, il suo insegnate, è un punto di riferimento per la sua vita.

Ángeles Doñate utilizza un doppio piano temporale per raccontarci di questa scuola e dei suoi allievi, facendoci fare un salto a ritroso nel passato di Hugo per scoprire cosa ne è stato di quei bambini, della scuola sui binari e di don Ernesto.

Ero stata affascinata dal precedente romanzo di questa autrice, La posta del cuore della señorita Leo, tanto da precipitarmi ad acquistare questo libro non appena è stato pubblicato.
Purtroppo, a differenza della storia precedente, questa volta l'autrice non è stata in grado di conquistarmi del tutto.

Le parti del romanzo ambientate nella Escuela sono dolci e si leggono velocemente, quasi fossero ammantate da un velo di nostalgia.
La storia di Ikal e dei suoi amici si divora, creando curiosità nel lettore che non potrà fare a meno di affezionarsi a quei bambini così poveri eppure così felici!

Ciò che vacilla in questo romanzo, invece, è la parte ambientata nel presente e che vede protagonista Hugo, un ispettore scolastico che avrà in mano proprio il destino della Escuela Pública: i superiori di Hugo vorrebbero chiuderla, ma lui custodisce un segreto che lo fa tentennare.
I capitoli dedicati a questa situazione risultano, però, confusionari, con un viavai di personaggi difficili da collocare e un tentativo, da parte dell'autrice, di creare una sorta di mistero che, purtroppo, per chi ha già letto uno o entrambi i suoi romanzi precedenti, risulta facile da svelare già dopo poche pagine.

Speravo in un finale strabiliante o commovente, che mi facesse rivalutare l'insieme di questa lettura, invece nulla di tutto ciò è accaduto, tanto da aver chiuso questo libro con una sorta di insoddisfazione addosso.

La scuola sui binari è una di quelle storie di cui si intuisce il potenziale, ma tale potenziale rimane inespresso.
I personaggi potrebbero essere divisi tra indimenticabili e assolutamente superflui, ma la stentatezza con cui si leggono almeno la metà dei capitoli non può non influire sul giudizio finale.

Probabilmente la Doñate ha uno schema ben preciso in mente quando scrive, ma se nei romanzi precedenti questo schema ha sortito l'effetto sorpresa, questa volta è risultato banale e, a tratti, fastidioso.


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