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Recensione 'Lezioni di chimica' di Bonnie Garmus - Rizzoli

LEZIONI DI CHIMICA || Bonnie Garmus || Rizzoli || 3 maggio 2022 || 390 pagine


Lezioni di chimica è uno di quei libri che, anche solo per la copertina così particolare, salta all'occhio. E infatti, davanti ai miei occhi aveva ballonzolato più e più volte, ma io lo avevo sempre snobbato. Poi, in me è scattato qualcosa, qualche congiuntura astrale, un urlo di Paolo Fox, l'odore del fritto che arrivava dalla cucina... chissà! E così, complice la Luna in Saturno e anche qualche recensione positiva vista in giro (una in particolare), ho deciso di acquistarlo e leggerlo!

Parto col dire che lo stile di Bonnie Garmus mi ha ricordato molto Fannie Flagg: un'ironia leggera, quieta, quasi dolce, con la quale l'autrice spiattella in faccia al lettore una realtà quanto mai attuale. Eppure la storia che ci viene narrata, quella di Elizabeth Zott, scienziata, è ambientata nell'America degli anni Cinquanta. Cosa potrà mai esserci di così simile col mondo in cui viviamo oggi? Tante cose, pure troppe a dir la verità!

In Lezioni di chimica troveremo uno spaccato della società americana di quegli anni che ci illustra donne in abiti aderenti, filo di perle al collo, tacchi ai piedi, messa in piega sempre perfetta e manicure elegante ma discreta; donne il cui scopo primario è quello di trovare un marito e sfornare figli, mettere in tavola dei piatti gustosi ma salutari ed equilibrati, essere sempre sorridenti e amorevoli con i loro familiari e affrontare la vita come fosse una passeggiata su un prato fiorito!

La riduzione delle donne a qualcosa di inferiore agli uomini e l'elevazione degli uomini a qualcosa di superiore alle donne non è biologica, ma culturale. E comincia con due parole: rosa e azzurro. Da lì in poi, è già tutto fuori controllo.

Elizabeth Zott, come detto, è una scienziata, una chimica, per la precisione. Non ha potuto conseguire il dottorato a causa di alcuni "dissidi" col suo insegnante e si è ritrovata a lavorare in un laboratorio di ricerca californiano nel quale il massimo ruolo al quale possano ambire le donne è quello di segretaria. Lei, invece, i ruoli li ha sempre travalicati e, complice anche un'infanzia non proprio semplice e felice, Elizabeth ha l'abitudine di andare sempre controcorrente!

Sarà proprio nel laboratorio in cui lavora che Elizabeth incontrerà, per la prima volta, Calvin Evans, genio della chimica in odore di Nobel! I due, dopo un iniziale odio reciproco, finiranno per scoprirsi innamorati, ma pare proprio che il destino non abbia alcuna intenzione di essere benevolo con questa giovane donna, che si ritroverà, pochi anni dopo, a essere una madre single in una società che non contempla neanche che le donne abbiano un proprio pensiero su qualcosa che non riguardi la cucina o i panni da lavare!

Lezioni di chimica è un mix perfetto tra una commedia americana degli anni Sessanta, sullo stile, per intenderci, di "Happy Days" o "Vita da strega", e uno spaccato sul femminismo e su quanti pochi progressi si siano fatti per agevolare la vita delle donne.

Spesso, durante la lettura, mi è parso più di guardare una serie tv che non di leggere il romanzo; ed effettivamente, questo libro diventerà presto una serie televisiva! Sicuramente ha le carte in regola per intrattenere il pubblico, perché i personaggi costruiti dalla Garmus hanno tutte le caratteristiche per bucare lo schermo tanto quanto bucano il cuore del lettore! A partire da Harriet, la vicina di casa di Elizabeth, per arrivare a Seiemezza, il cane in grado di comprendere più di 600 parole e di avere dei suoi pensieri, ogni tassello di questa storia ha un suo preciso scopo: far sorridere il lettore e allietargli la giornata e, giunto a quel punto, ricordargli che Elizabeth è donna e certe cose non le sono concesse.

In cosa pecca questo libro? Sicuramente l'argomento femminismo viene trattato con cognizione di causa, ma a un certo punto mi è sembrato che fosse davvero troppo. Più che di ripetitività, mi è parso che l'autrice abbia peccato di esagerazione. Ok, siamo nell'America degli anni Cinquanta, ok alle donne non erano concessi molti diritti, ma è davvero necessario mettere la protagonista sempre davanti alle stesse problematiche e alle stesse situazioni? Davvero pensiamo che gli uomini, tutti gli uomini, credessero di poter sottomettere una donna ricorrendo alla violenza sessuale?

Altra nota dolente è la prolissità che ho riscontrato soprattutto nella parte centrale del romanzo. Quando Elizabeth lascia il laboratorio di chimica per diventare presentatrice di un programma di cucina, il romanzo entra in una sorta di loop infinito nel quale, per ogni puntata della trasmissione che ci viene raccontata, Garmus si profonde in dettagli sui processi chimici della cucina. Sicuramente in tema con titolo e storia, ma anche in questo caso un po' troppo, ecco! Inoltre, ripetitive diventano anche le problematiche quotidiane che Elizabeth deve affrontare; la nostra protagonista ci viene descritta come "fuori dagli schemi" e, ovviamente, questo le creerà non poche difficoltà anche in ambito televisivo. Ma era davvero necessario dedicare quasi 150 pagine a raccontarci i suoi problemi quotidiani?

È un romanzo che intrattiene e si fregia di una scrittura meravigliosa, il cui finale "zuccheroso" non infastidisce affatto, ma sembra proprio la ciliegina su quella torta un po' sbilenca che è stata la vita di Elizabeth sino a quel momento. Diciamo che con un centinaio di pagine in meno, la lettura sarebbe risultata sicuramente più scorrevole e facile e il giudizio finale ne avrebbe risentito un po' meno!


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