Recensione 'Una piccola pace' di Mattia Signorini - Feltrinelli

 

UNA PICCOLA PACE ・Mattia Signorini ・Feltrinelli ・18 settembre 2022 ・190 pagine

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Nel 1933, poco dopo l'ascesa al potere di Hitler, un padre si mette in viaggio con il figlio, spinto dal desiderio di tornare nei luoghi delle Fiandre che hanno segnato la sua vita. Solo una volta giunto a Ypres, l'ex soldato tedesco è in grado di ripercorrere una storia che, nonostante l'atrocità della guerra, somiglia a una favola a cui bisogna semplicemente affidarsi.
Al centro c'è la figura del fuciliere inglese William Turner, orfano di madre, che si è arruolato a inizio dicembre del 1914 con la convinzione che il suo servizio volontario abbia lo scopo di salvare vite, contribuendo a far cessare il conflitto entro poche settimane. La realtà riduce queste illusioni a brandelli, ma, pur stanco di combattere, William Turner si ostina a tenere fede al suo proposito. Sorretto da un coraggio del tutto diverso dall'eroismo, trova al fronte l'amicizia e incontra persino l'amore.
Un romanzo potente e commovente, ispirato alla storia vera di due ragazzi che da soli hanno fermato la guerra. Due soldati semplici che su fronti opposti diedero vita alla Tregua di Natale del 1914 fra le truppe inglesi e quelle tedesche, durante la quale i soldati lasciarono le trincee nemiche per festeggiare insieme nella terra di nessuno, riconoscendo gli uni agli altri la comune umanità. Una piccola pace dentro l'orrore della Grande Guerra.
Con l'empatia e la delicatezza di chi ha fiducia nei piccoli uomini capaci di grandi gesti, Mattia Signorini ci consegna una narrazione antica come una fiaba, quasi fuori dal tempo, eppure, proprio oggi, sorprendentemente attuale.
"Papà, cosa ha fatto William Turner dopo che è arrivato in trincea?"
"Ha imparato che non è la paura a renderci deboli."
"E cos'è allora?"
"L'incapacità di comprendere chi abbiamo di fronte.".

Quanto è fragile la memoria umana? Quanto facilmente siamo portati a dimenticare? In un momento storico così difficile e con un futuro dalle tinte fosche, Mattia Signorini torna in libreria e ci riporta indietro negli anni, raccontandoci una storia quanto mai attuale.
Era il cinque dicembre del 1914
e William Turner approdò a Ypres, sotto la pioggia battente che non concedeva tregua, inzuppando i campi, gli abiti, le brande, penetrando sino alla pelle, scavando solchi sino al cuore.
William porta con sé due cose: una macchina fotografica e un dolore che gli scava l'anima; da piccolo, infatti, ha perduto la madre e da quel momento ha promesso a sé stesso che avrebbe fatto di tutto per salvare gli altri.
Perché William è convinto che combattere serva a salvare la sua patria, la sua gente. È uno di quei ragazzi che si arruolano spinti da una sorta di incosciente euforia.
Il racconto che ci fanno della guerra è di certo molto più nobile della guerra stessa.
Basteranno pochi giorni a William per capire di aver commesso un errore e che la guerra non è altro che sofferenza e perdita.
Davanti ai suoi occhi moriranno ragazzi giovani come lui, vedrà famiglie abbandonare le loro case, sentirà le urla di dolore dei feriti, lasciati a morire in quel pezzo di terra di nessuno che separa i tedeschi dagli inglesi.
E mentre una ragazza col mare negli occhi gli ruberà il cuore, William dovrà fare i conti con la sua coscienza: sparare o non sparare? Combattere o fuggire?

Mattia Signorini affida questo racconto alla voce di Carl Mülhegg, un soldato tedesco che, nel 1933, decide di tornare a Ypres, in compagnia del figlioletto, per compiere un ultimo gesto di amicizia nei confronti di William Turner.
Hitler è da poco diventato cancelliere della Germania e Carl, che quell'uomo lo ha avuto a fianco durante i combattimenti della Prima Guerra Mondiale, nelle poche pagine a lui dedicate trasuda tristezza, paura e dolore.
Se nessuno lo ascoltasse, sarebbe solo un uomo che parla al vento.
Di pagina in pagina, sotto la pioggia incessante e davanti allo sguardo di un prete che sta perdendo fiducia in Dio, Signorini ci accompagna verso quella che oggi ricordiamo come la tregua di Natale.
In quella trincea fredda e fangosa, appariranno, nella notte scura, le luci di alcune candele; il suono di un violino si unirà a quello di un'armonica e il canto dei soldati squarcerà il silenzio più degli spari.
Due fucilieri appoggeranno a terra le loro armi, alzeranno le mani, si avvicineranno l'uno all'altro, attraversando quel campo ricoperto dai corpi dei loro compagni caduti.
William e Carl si stringeranno la mano e nei loro occhi potremo scorgere la nostalgia di casa, la solitudine, la stanchezza, la voglia di smettere di combattere.
Nella guerra di nessuno i soldati erano diventati centinaia. Complice il buio che scontornava le uniformi, non si riusciva a capire chi fosse inglese e chi tedesco. Avevano quasi tutti più o meno vent'anni.
La tregua di Natale, che vide gli eserciti inglese e tedesco smettere di combattere per festeggiare assieme, è un episodio che, ancora oggi, dovrebbe far riflettere sul senso della guerra.

Mattia Signorini racchiude in poche pagine la storia di due ragazzi, ma anche dell'umanità intera, portando il lettore a riflettere, a commuoversi, ma anche a sentire sulla propria pelle il freddo della trincea e la paura che attanagliava quei ragazzi giovanissimi.

Quand'è che l'uomo imparerà dai propri errori?


Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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