Recensione 'Pineapple Street'
di Jenny Jackson - Rizzoli


PINEAPPLE STREET || Jenny Jackson || Rizzoli || 6 giugno 2023 || 320 pagine


Acquista qui 



Immobiliaristi da generazioni, gli Stockton sono l’emblema dell’alta società newyorchese. La loro vita è cadenzata da happening al circolo del golf, accordi prematrimoniali e cene a tema, organizzate dalla matriarca Tilda nella grande villa sul lungofiume di Brooklyn Heights. Ma dietro lo stile old money e l’educazione da Ivy League, l’unico linguaggio che sembrano conoscere e che ne regola i rapporti è quello della competizione e del conformismo. Darley, la figlia maggiore, ha deciso di dare ascolto al cuore e sposare l’uomo che ama, e come contropartita ha dovuto rinunciare a una fetta di eredità e alla propria carriera. Sasha, moglie di Cord, il primogenito, è una donna indipendente che ha sempre lavorato e si è fatta da sé e forse, proprio per questo, è considerata dalle cognate un’arrampicatrice sociale. Infine Georgiana, la piccola di casa, ventiseienne impulsiva e fragile: lavora per un’organizzazione no-profit, ha una cotta per il suo capo e la madre le parla soltanto sul campo da tennis. L’incompatibilità tra i propri privilegi e le ambizioni personali pone ciascuna delle tre protagoniste di fronte a una scelta cruciale: negare se stessa, o inventarsi un modo per essere felice. Con questa “commedia di classe”, Jackson si è rivelata una delle scrittrici più originali nel panorama letterario americano, capace di raccontare con sguardo intransigente e voce affilata le poche virtù e le molte miserie dell’1% più ricco del mondo.


Questo libro mi ha fatta arrabbiare. Tanto. E per diversi motivi, il primo dei quali è stata l'impressione, diventata poi certezza, che l'autrice volesse affrontare tanti argomenti importanti, ma non ne sia stata capace, finendo per elargire al lettore una storia superficiale come i suoi protagonisti.
Altro motivo che mi ha irritata è stato che la storia "non quaglia": ho trascorso metà lettura chiedendomi dove Jackson volesse andare a parare, per poi dovermi rassegnare al fatto che questo romanzo non arrivi da nessuna parte.

La storia ruota attorno a tre donne molto diverse tra loro: Georgiana, Darley e Sasha. Le prime due fanno Stockton di cognome e sono le sorelle di Cord, marito di Sasha. Gli Stockton sono immobiliaristi newyorchesi, ricchi sfondati e parecchio snob.
I loro figli sono cresciuti nel lusso più sfrenato, tra club di tennis, vacanze in luoghi esotici, le migliori scuole e armadi pieni di abiti griffati.
Sasha, invece, proviene da una famiglia semplice e, ovviamente, gli Stockton "fingono" di accettarla, ma continuano a trattarla come fosse un'intrusa.
Lei e Cord abitano nella casa di famiglia di Pineapple Street, ma Sasha non può apportare alcun cambiamento alla magione senza che la suocera o le cognate le ricordino che lei non può vantare alcun diritto su quella proprietà.
Quella famiglia era un organismo a sé, un circuito chiuso che lei non riusciva a penetrare.
Le due sorelle Stockton sono molto diverse tra loro: Georgiana ha dieci anni meno della sorella, ma nonostante i suoi 26 anni, viene ancora considerata la piccola di casa, una fanciulla indifesa da coccolare e proteggere dalle insidie del mondo.
Viziata all'inverosimile, lavora come segretaria presso una organizzazione no-profit, si innamora del suo capo, ma una tragedia manderà a gambe all'aria la loro storia.
Dopo un breve periodo di crisi, affrontato a base di alcool e psicofarmaci, Georgiana si trasforma in una filantropa, decidendo, da un giorno all'altro, di usare i suoi soldi per fondare organizzazioni benefiche che si occupino delle donne del terzo mondo.
Il suo personaggio non ha alcun senso, l'evoluzione è talmente repentina da risultare inverosimile!

Darley è l'esatto opposto della sorella: sposata con Malcom, il grande amore della sua vita, per il quale ha rinunciato al suo fondo fiduciario prima, e al suo lavoro poi, è un personaggio piatto, scialbo e incolore.
Le sue giornate trascorrono tra le varie attività con cui cerca di tenere impegnati i due figli, così da farli arrivare stanchi a fine giornata.
Quando Malcom viene licenziato, però, salta fuori la sua parte subdola: da una parte tiene nascosto l'avvenimento ai suoi genitori, convinta che, improvvisamente, vedrebbero nel marito un fallito, dall'altra, pur continuando a professare il suo amore per lui, rimurgina su quanto sia stato stupido rinunciare ai suoi soldi e al suo lavoro, sottolineando più volte quanto si senta "inferiore" rispetto alle sue amiche in carriera.

Le due sorelle hanno un rapporto alquanto strano con la cognata che tra loro la chiamano "cacciatrice di dote", ma Darley non si crea alcun problema a "diventarle amica" quando si rende conto che Sasha, grazie al suo lavoro, ha molto tempo da dedicarle.
Georgiana, invece, dall'alto del suo piedistallo, la tratta come un'arrampicatrice sociale pronta a sfilarle l'eredità.

L'autrice, come detto, pare voler affrontare vari argomenti, usando le tre protagoniste come spunto: dal classismo al razzismo, Jenny Jackson butta lì qualche aneddoto per poi lasciar cadere tutto nel nulla.
Quello che si evince da questo romanzo è che i ricchi non si mischiano con la gente normale, che nella Brooklyn dei ricchi ci sono solo americani bianchi e che, in fondo, a loro va bene così!

Un discorso a parte meritano la scrittura di Jenny Jackson e l'editing del romanzo.
Partiamo proprio da quest'ultimo: Malcom è coreano, ma a un certo punto viene definito "di colore". Ho fatto controllare persino alla Bacci e no, i coreani sono bianchi.... parecchio bianchi, in verità!
Secondo episodio: durante un ricevimento, Sasha indossa un abito lungo color ghiaccio che, nella pagina successiva, si trasforma in un tubino blu scuro. Avrà usato la Coloreria italiana?!
La scrittura di Jenny Jackson risulta piatta e scialba come i suoi personaggi; saltella da un fatto all'altro, inserendo pochi dialoghi, per altro spesso insulsi, e un'inutile quantità di descrizioni.
Molte parti risultano ripetitive, dando la sensazione che l'autrice non sapesse più cosa raccontare e si sia rifugiata nella quotidianità dei protagonisti per allungare la storia.
Il romanzo pare voler puntare anche sull'ironia, estremizzando alcuni comportamenti del clan Stockton, ma anche in questo caso fallisce miseramente, non riuscendo a strappare neanche un mezzo sorriso.

Un peccato davvero, perché la storia avrebbe avuto un grande potenziale, che, però, viene sprecato tra frasi fatte, situazioni retoriche, personaggi scialbi e una storia che non decolla mai.



La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

Nessun commento:

Posta un commento

INFO PRIVACY

AVVISO: TUTTI I COMMENTI ANONIMI VERRANNO CANCELLATI. Se volete contestare o insultare, abbiate il coraggio di firmarvi!

Avete un'opinione diversa dalla mia? Volete consigliarmi un buon libro? Cercate informazioni? Allora questo è il posto giusto per voi...Commentate!^^