Recensione 'Il miglio verde'
di Stephen King - Pickwick


IL MIGLIO VERDE || Stephen King || Pickwick || febbraio 1997 || 552 pagine



Nel penitenziario di Cold Mountain, lungo lo stretto corridoio di celle noto come Il Miglio Verde, i detenuti come lo psicopatico Billy the Kid Wharton o il demoniaco Eduard Delacroix aspettano di morire sulla sedia elettrica, sorvegliati a vista dalle guardie. Ma nessuno riesce a decifrare l'enigmatico sguardo di John Coffey, un nero gigantesco condannato a morte per aver violentato e ucciso due bambine. Coffey è un mostro dalle sembianze umane o un essere in qualche modo diverso da tutti gli altri? Un autentico capolavoro firmato Stephen King e dal quale è stato tratto lo straordinario film di Frank Darabont con Tom Hanks.

Era l'inverno del 1997, avevo vent'anni e trascorrevo le nottate leggendo Il miglio verde, trafugandolo, come sempre, dalla fornitissima libreria del fratello di quella che, allora, era la mia migliore amica!
Grazie a lui, la mia adolescenza è stata costellata dai romanzi di King; quei romanzi unici nel loro genere, quelle storie che, pur di portarle a termine, mi facevano trascorrere notti insonni, rintanata sotto al piumone, alla luce di una torcia e col sottofondo dei rimbrotti di mia nonna!

Sono trascorsi quasi trent'anni, King ha smesso di farsi amare, prendendo una china che lo ha portato verso una sequela di romanzi di scarso livello, eppure per me le sue storie saranno sempre il ricordo migliore delle mie letture di gioventù.
Sono trascorsi quasi trent'anni, ho visto la trasposizione cinematografica di questo romanzo almeno cinque volte, ma non avevo più ripreso in mano il libro. L'ho fatto quest'estate, in compagnia della Bacci e di Loredana.
E per tutta la lettura sono tornata a essere quella ragazza di vent'anni che leggeva di notte, con la torcia e i rimbrotti di nonna, e che si emozionava per la magia di una storia fuori dai soliti schemi di King!
Una storia costellata di personaggi impossibili da dimenticare; personaggi che, oggi, ovviamente, immagino con le sembianze degli attori che li hanno interpretati. E, chissà, forse anche questa è un po' una magia!

Sono trascorsi quasi trent'anni e, nonostante ricordassi perfettamente la storia, ho riprovato esattamente le stesse emozioni: rabbia, dolore, paura e sconcerto. Ho pianto, giunta alla fine, esattamente come piansi a vent'anni.
Ho sperato, nonostante tutto, che John Coffey si salvasse e che Percy Wetmore facesse una fine ben peggiore di quella che gli è toccata in sorte. Ho riso tanto con Mr Jingles, mi sono emozionata pensando alla lunga vita di Paul.

Dicono sempre che la seconda lettura di un libro aiuti a cogliere dettagli e sfumature sfuggiti alla prima occhiata.
A me non è successo, ma non è stata una cosa negativa, anzi! Ho ritrovato tra queste pagine esattamente ciò che ricordavo, prima fra tutte la penna eccelsa di un King ormai perduto.
Tutto, dalla costruzione della storia alle sfumature dei vari personaggi, si incastra alla perfezione, regalando al lettore un viaggio nel miglio verde, un luogo un po' fuori dal mondo, dal quale si riemerge certamente diversi!

Non starò qui ad accennarvi la trama, come faccio di solito, perché se questo romanzo non è stato ancora annoverato  tra le vostre letture, l'unica cosa che dovete fare è recuperarlo quanto prima.
Non si può essere lettori senza aver percorso, almeno una volta nella vita, il miglio verde!

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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