Recensione 'Casa dolce casa'
di Ana Reyes - Feltrinelli




Almeno due donne sono morte misteriosamente in compagnia dello stesso uomo, Frank. Maya ha solo diciassette anni quando vede morire la sua migliore amica, Aubrey: un attimo prima stava parlando con il ragazzo più affascinante ed enigmatico di Pittsfield, Massachusetts, per cui Maya ha un'irresistibile cotta, e l'attimo dopo è a terra. Nessuna arma né veleno né contatto, solo l'orribile sospetto che il colpevole sia Frank. Sette anni dopo, Maya sta cercando di ricostruirsi una vita altrove quando, una notte, il passato ritorna. In un video virale assiste a una scena identica: una donna muore di colpo accanto a un Frank solo un po' più vecchio. Era proprio lui, dunque, l'assassino di Aubrey? I dubbi la tormentano, insieme a una potente crisi di astinenza da benzodiazepine, che Maya assume da anni contro l'ansia e l'insonnia. Nella sua mente, oltre al pensiero dell'amica e di Frank, si affaccia insistente l'immagine di una casa nel bosco, accanto a un torrente che sembra incantarla con il suo gorgoglio. Ma cosa è successo davvero quel giorno? Qual è il confine tra i suoi ricordi confusi e la realtà? È arrivato il momento di avventurarsi in quel bosco, di tornare a casa.


Una stella perché di meno non si può. Una stella perché un "non classificato" sarebbe un regalo che questo libro non merita: Casa dolce casa è un libro brutto che merita un brutto voto!

Partiamo dalle basi: la scrittura. Questo romanzo è scritto male (e tradotto peggio!). Sarei curiosa di chiedere alla traduttrice cosa voglia dire la frase: "In scimmia e in deprivazione di sonno..." (pagina 42 riga 10, per coloro che hanno il libro).
Quale scimmia? Quella di Tarzan? O quella che la protagonista del romanzo ha al posto del cervello, stile Homer Simpson? Che scimmia?!
Si tratta di un gioco di parole intraducibile? Non sarebbe stato meglio non tradurlo e segnalarlo con una postilla?  Ah... altra precisazione: quando si usano i pronomi per riferirsi a due o più persone, la grammatica richiede il "loro": trovarmi davanti a un "proteggere sé stesse" mi ha fatto bestemmiare in aramaico antico!
La cosa assurda è che la traduttrice di questo romanzo, è la stessa che ha tradotto la saga di Blackwater! Che Feltrinelli paghi meno di Neri Pozza?

E la scrittura? Per dirlo con una citazione colta: "Con 10 euro il mio cane avrebbe fatto meglio!". Grezza, elementare, insulsa, basica... avrei una lunga lista di aggettivi da poter usare, ma c'è ancora molto su cui infierire!
Ad esempio, la storia! Facile facile: Maya ha 24 anni, convive con Dan, fa colazione con mezza bottiglia di gin:" Ma io non sono alcolizzata", dice ripetutamente... ah ah... certo cara! Tu non sei alcolizzata, Lallina è alta, la Bacci è giovane, Loredana sa cucinare e io sono socievole!
Non è alcolizzata così come non ha bisogno di un percorso di disintossicazione... eh già, perché per anni Maya è stata dipendente dal Clorazepam, un sedativo che, inizialmente, le è stato prescritto dal suo terapeuta e, successivamente, ha iniziato a procurarsi in maniera illegale.
E perché mai la simpatica Maya beve e si droga? Perché a 17 anni ha visto morire, senza alcun motivo apparente, la sua migliore amica, Aubrey.

Facciamo un po' il punto, che ne dite? Maya è cresciuta con la madre; il padre è stato ucciso quando lei era ancora un feto abbastanza informe. Nonostante le normali difficoltà, Maya ha comunque avuto una vita serena e tra lei e la madre c'è sempre stato un bel rapporto.
Maya ha sempre amato leggere e il suo sogno è quello di diventare scrittrice come il padre (di questa cosa parliamo dopo, perché c'è di che dire!).
Terminate le superiori, la "non alcolizzata" è in procinto di partire per frequentare l'Università di Boston. 
È estate, sono gli ultimi giorni che trascorre a Pittsfield e incontra Frank Bellamy, bibliotecario della sua scuola, tornato in città per, dice lui, assistere il padre gravemente malato. Frank le piace, lei piace a lui, Maya trascura Aubrey che, però, cerca di farle capire che lui la sta manipolando; Maya le dà della zocc... poco di buono, litigano, poi lei litiga con Frank (che bacia lei che bacia lui che bacia me!).

E poi... boom (no, Lallina non ha fatto il plumcake!): Aubrey, mentre parla con Frank, si accascia a terra muore. Maya dice a tutti che l'ha uccisa lui. Come? Parlandole... sarà fiatella?
E quindi, psicologo, sonniferi, alcool, dipendenze varie finché una sera, anni dopo la morte di Aubrey, Maya gironzola su YouTube e vede un video nel quale una ragazza muore esattamente come la sua amica anni prima... e davanti a quella ragazza c'è Frank Bellamy.
Cosa fa una persona intelligente? Se ne sta quieta tra le mura di casa e, magari, cerca anche un aiuto per disintossicarsi. Maya vi pare intelligente? Direi proprio di no, anzi! È l'esatta incarnazione della protagonista di un film horror, quella che, mentre l'assassino le entra in casa, invece di fuggire dalla porta sul retro, va a nascondersi in soffitta!

È così che Ana Reyes, in un incomprensibile balzello avanti e indietro nel tempo, ci racconta la storia di Maya che torna a casa di mammà per riuscire a scoprire, tra un gin, una vodka e un bicchiere di whisky, come faccia Frank a uccidere le donne.
Diciamolo: la conclusione della storia, il modo in cui queste donne muoiono e i motivi per cui Frank le uccide, risultano banali e si perdono in una sequela di fatti confusi che non aiutano a risollevare le sorti segnate di un romanzo che fa acqua sin dalle prime pagine.
Il giallo è pressoché inesistente e fumoso, roba che se questo libro capitasse in mano a un appassionato lettore del genere, la mia recensione risulterebbe persino gentile!

Il personaggio di Maya non suscita alcuna emozione e questo forse più grave dell'avere a che fare con un personaggio negativo. La struttura piatta della storia appiattisce (scusate il gioco di parole) anche i suoi protagonisti: Frank, esattamente come Maya, è una lastra di vetro sulla quale il lettore scivola placido e senza alcun sussulto.

Ma io lo so che state aspettando che vi parli del padre scrittore! Ebbene, 47 pagine, in questo consiste l'incompiuta opera dell'artista defunto. 47 pagine scritte traendo ispirazione plagiando il "Canto della perla", uno scritto apocrifo del Nuovo Testamento. 47 pagine vergate di notte, su un tetto spiovente, gambe penzoloni nel vuoto e macchina da scrivere sulle cosce... comodo, eh?!
Ma bastano quelle 47 pagine perché Maya definisca il genitore "uno scrittore" e decida di voler seguire le sue orme. Tranquilli, lettori: in 24 anni di vita Maya riuscirà a scrivere mezza pagina e, secondo me, era quella del suo diario segreto!
Adesso la domanda che mi affligge è una sola: ma chi seleziona i libri da pubblicare, cosa beve a colazione?! 

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

2 commenti:

  1. La tua recensione è fantastica, sublime... Per fortuna ti ho letto prima di acquistare il libro, perché avevo intenzione di farlo... Mi hai fatto risparmiare tempo e denaro. Quindi, grazie.
    Un saluto
    Fra

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  2. Sono a metà del libro, letto a fatica, e lo mollo. Sono amante dei gialli ma questo è penoso, noioso e un po'cretino!

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