Se sei nuova qui

Comincia da questi cinque

Caricamento in corso…

Le ultime chiacchiere

'Carrie' di Stephen King: la storia vera dietro il romanzo, tra leggende da smontare e fatti documentati

King Size #1 Stanza 1 ・ Il terrore puro - Romanzo numero 1


Facciamo un patto prima di iniziare: se siete arrivati avendo appena letto la recensione di lunedì, mettetela da parte per qualche minuto. Qui non si parla più del libro in sé - si parla di quello che ci sta dietro, sotto, prima e dopo. E stavolta ho scavato sul serio, più a fondo del solito, perché Carrie non è mai stato per me un romanzo qualunque. È il primo libro che mi ha convinta che la paura autentica non abita nei mostri, ma nelle case. Un pensiero che non è arrivato con l'età adulta: è nato lì, sulla prima riga che King abbia mai dato alle stampe.

Accomodatevi, quindi. Oggi si va fino in fondo davvero.

I personaggi dietro i personaggi


Di Carrie White tutti ricordano il sangue di maiale e le fiamme del finale. Quasi nessuno si sofferma su chi l'ha resa possibile. Il vero mostro del romanzo - ve lo dico subito - non porta un vestito da ballo bruciacchiato: porta un grembiule e recita le Scritture a memoria.

Margaret White non è una madre rigida. È un sistema di pensiero elettricamente chiuso, dove esistono solo il puro e l'impuro, Dio e Satana, la salvezza e la dannazione - nessuno spazio intermedio. Ogni sua battuta è un dogma; ogni gesto apparentemente affettuoso è in realtà una punizione travestita da cura. Un dettaglio che raramente emerge: Margaret non parla mai a Carrie del ciclo mestruale. Non la prepara, non le spiega nulla della pubertà. Quel silenzio è già una forma di sopraffazione - non le viene sottratta solo la libertà, le viene negata la conoscenza elementare del proprio corpo. E c'è qualcosa di ancora più disturbante: il romanzo lascia trasparire che Margaret consideri la propria vita coniugale, e persino il concepimento di Carrie, come una caduta amorale mai davvero assorbita. Non riesce a tenere insieme desiderio e fede e, per uscire da quella contraddizione, trasforma il desiderio in peccato assoluto. Il vero incendio che brucia Carrie, perciò, non è quello del ballo. È quello che si accende ogni sera, da anni, dentro quella casa.

E poi ci sono loro due - Sue Snell e Chris Hargensen - che continuo a leggere come le due facce di una stessa colpa collettiva mai davvero elaborata. Una cosa che cambia la lettura: Sue non è la "ragazza buona" che il cinema ci ha consegnato. Era nello spogliatoio, rideva, seguiva il gruppo. Solo dopo arriva il rimorso - tardivo, imperfetto, ma reale - e quel rimorso la spinge a convincere il suo ragazzo a portare Carrie al ballo al posto suo. Chris, al contrario, non cerca niente di niente: è bella, ricca, popolare, abituata ad avere ciò che vuole e umilia Carrie non per crudeltà pura ma perché farlo consolida la sua posizione. Stessa generazione, stesso liceo, stesso gesto crudele all'origine - eppure una sceglie di fare i conti con la responsabilità, l'altra nega fino all'ultimo. Il campo di battaglia morale del romanzo, per me, non è mai stato Carrie contro il mondo. È Sue contro Chris: cosa facciamo noi, con la colpa, dopo aver fatto del male a qualcuno che non poteva difendersi?

Il retroscena


Questa è la parte che preferisco raccontare, perché la storia vera è ancora più assurda e più precisa di come circola di solito.

Maine, 1972. King ha venticinque anni, due figli piccoli e finalmente un posto fisso come insegnante di inglese alla Hampden Academy: 6400 dollari all'anno, che non bastano lo stesso. Per integrare vende racconti a riviste come Cavalier, Penthouse e Dude - ed è proprio come racconto breve per Cavalier che nasce Carrie. Arrivato alla scena della doccia, quella del primo ciclo mestruale vissuto come una condanna a morte, King si blocca: non si sente capace di scrivere dal punto di vista di un'adolescente, teme che il testo sia troppo lungo per essere venduto come racconto e non veda alcuno sbocco commerciale. Butta le prime pagine nel cestino.

Fine della storia - se non fosse per Tabitha, che le tira fuori dalla spazzatura, le legge e non si limita a dirgli di andare avanti: gli offre una collaborazione vera sulla psicologia e sui comportamenti delle ragazze di quell'età, quella prospettiva femminile che a lui mancava del tutto.

Qui, però, va corretta una leggenda molto diffusa ed è una delle cose che più mi ha sorpresa quando sono tornata sulle fonti: non è vero che Carrie venne respinto da ogni editore prima di essere "salvato". Fu l'editor di Doubleday, Bill Thompson - che aveva già letto alcune cose di King e ne aveva intuito il potenziale - a sollecitare nuovo materiale. Dopo le revisioni suggerite dall'editore, il romanzo fu accettato. Nessun lungo calvario di porte in faccia: solo un editor che aveva già capito con chi aveva a che fare.

L'anticipo di Doubleday fu di 2500 dollari - circa 17 mila dollari di oggi - comunicato mentre King, per risparmiare - aveva tolto il telefono di casa. Il romanzo uscì il 5 aprile 1974, circa 30 mila copie in copertina rigida. Il colpo vero, però, quello che in pochi raccontano con la giusta enfasi, arrivò dopo: i diritti dell'edizione economica furono venduti a Signet per 400 mila dollari - equivalenti a circa 2,7 milioni di oggi - divisi a metà con Doubleday, grazie al lavoro dell'agente Kirby McCauley, che sarebbe diventato uno dei più influenti agenti letterari dell'horror americano. King ha raccontato più volte quella telefonata: il suo agente gli disse la cifra, lui capì male, pensò fossero quarantamila dollari. L'agente ripeté: "Four hundred thousand." Un altro dettaglio che smentisce la storia ufficiale: King non lasciò la cattedra subito dopo aver firmato il contratto - fu soltanto il ricavato dei diritti paperback, mesi più tardi, a renderlo davvero possibile.

Schermo


La lista è lunga e vale raccontarla con le correzioni necessarie, perché il cinema ha riscritto più cose di quante immaginiamo.

Il film di Brian De Palma del 1976 è ancora insuperato e Sissy Spacek si è guadagnata una nomination all'Oscar - ma c'è un dettaglio che quasi nessuno nota: nel romanzo Carrie è descritta in sovrappeso, con l'acne, goffa, trascurata nell'aspetto. Spacek non corrisponde per niente a quella descrizione fisica; funziona perché porta sullo schermo la fragilità emotiva del personaggio, non il suo corpo. Anche Piper Laurie, la Margaret più iconica di sempre, è in realtà un'invenzione più teatrale e barocca di quella scritta da King: sulla pagina Margaret è più ambigua, meno demoniaca e proprio per questo più inquietante - non un mostro straordinario, ma una donna che ha rimpiazzato il dubbio con la certezza assoluta. E la scena più imitata nella storia dell'horror, la mano che spunta dalla tomba nel finale, nel romanzo non c'è: è un'invenzione di De Palma, senza appello.

Poi viene un sequel originale nel 1999 (The Rage: Carrie 2, senza King), un remake televisivo del 2002 più fedele ma inevitabilmente meno potente e, nel 2013, il remake con Chloë Grace Moretz che porta il bullismo nell'era digitale - cellulari, video, umiliazione pubblica in rete - probabilmente l'aggiornamento culturale più riuscito, anche se gli effetti speciali finiscono per smorzare l'ambiguità emotiva del libro. E poi c'è Carrie: The Musical, naufragato a Broadway nel 1988 dopo poche repliche, diventato sinonimo di disastro teatrale - ma riscritto negli anni seguenti fino a costruirsi una comunità vera di appassionati. Ulteriore prova, se ancora servisse, che questa storia funziona anche cantata.

La cosa che vale la pena leggere fino in fondo: mentre scrivo, Prime Video ha appena diffuso le prime immagini e la data ufficiale di uscita di una nuova serie, otto episodi, firmata dallo showrunner Mike Flanagan - lo stesso di Midnight Mass e The Haunting of Hill House. È la prima trasposizione seriale del romanzo, pensata per dare più spazio e respiro ai personaggi. Debutto previsto il 7 ottobre. Non capita spesso che un classico di cinquant'anni torni sotto i riflettori nel momento esatto in cui si decide di rileggerlo: prendetelo come un segno, se siete un po' scaramantici come me.

Quello che il romanzo non dice


Vi lascio con la correzione più importante, quella che ripeto ogni volta che qualcuno mi dice "ah sì, il libro sui poteri telecinetici": la telecinesi, nel romanzo, occupa uno spazio relativamente ridotto. Ben più ampio è quello riservato all'isolamento, alla vergogna, al legame tra madre e figlia, alla violenza collettiva. Il potere è il detonatore della tragedia, non il suo fulcro.

King non racconta una ragazza che scopre di avere un dono. Racconta cosa accade a un corpo - e a una mente - quando nessuno gli ha mai insegnato di avere il diritto di esistere senza dover chiedere scusa. La vera arma di Carrie White non è mai stata la telecinesi. È tutto quello che le è stato sottratto prima ancora che imparasse a farne uso.

E se questo non vi ha fatto venire la pelle d'oca, forse è il momento di prendere in mano questo libro.

Laura

Nessun commento:

Posta un commento

INFO PRIVACY

AVVISO: TUTTI I COMMENTI ANONIMI VERRANNO CANCELLATI. Se volete contestare o insultare, abbiate il coraggio di firmarvi!

Avete un'opinione diversa dalla mia? Volete consigliarmi un buon libro? Cercate informazioni? Allora questo è il posto giusto per voi...Commentate!^^