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Recensione 'Tutto quello che so di noi' di Rowan Coleman–SperlingKupfer

tutto quello che so di noiSINOSSI

Claire è una bella donna che vive con la figlia già grande Caitlin, il marito Greg (di dieci anni più giovane, del quale si è innamorata, ricambiata, quando lui le ha ristrutturato la casa) e la loro figlia Esther di tre anni. Claire, all'improvviso, comincia a perdere la memoria, in una rapida spirale fino alla diagnosi di Alzheimer. Le cure non hanno effetto e Claire sa bene che presto scorderà tutto e tutti. Così decide di scrivere un Libro dei ricordi, la traccia tangibile della sua esistenza, e soprattutto della sua straordinaria storia d'amore con Greg e del profondo sentimento materno che la lega alle figlie.

TITOLO: Tutto quello che so di noi
AUTORE: Rowan Coleman
EDITORE: Sperling&Kupfer
DATA DI PUBBLICAZIONE: 7 aprile 2015
PAGINE: 312
ISBN: 9788820057930

TRAMA 6
PERSONAGGI 6
STILE 6
INCIPIT 6
FINALE 8
COPERTINA 4


Letto in 3 giorni



Claire ha 40 anni e ha appena scoperto di avere l’Alzheimer. Claire è sempre stata una donna dinamica, indipendente, tenace. Una di quelle donne che, nella vita, ha fatto delle scelte, spesso controcorrente e le ha sempre portate avanti con fierezza.
Poco più che ventenne ha scoperto di essere incinta, ma si è anche resa conto di non voler passare il resto della sua vita con il padre di sua figlia. Così ha lasciato l’università, è tornata a casa senza dire nulla a lui e ha cresciuto sua figlia da sola.
Anni dopo, ha sposato un uomo di dieci anni più giovane di lei e ci ha fatto una figlia.
Ma adesso la vita di Claire ha subito uno scossone non indifferente. Una diagnosi di Alzheimer precoce e devastante la sta distruggendo.
Claire non può più guidare, non può più essere quella donna libera e forte che è sempre stata, non può più essere quella madre e quella moglie, pilastro della sua famiglia che è sempre stata.

Questo libro, per quanto mi riguarda, si può dividere in due parti. Ho molto amato tutta la storia di Claire: il suo dolore, la sua paura, la sua percezione della vita che le sfugge di mano, scivolando via giorno dopo giorno, mi hanno portata a riflettere molto.
Diamo spesso per scontata quella che è la nostra vita. Ma come ci sentiremmo se, d’improvviso, non riconoscessimo più quello che è nostro marito? Se non ricordassimo più il nome dei nostri figli? O più semplicemente a cosa servono le posate, le chiavi, un telefono?
L’autrice è riuscita a far trasparire con grande sensibilità quelle che sono le sensazioni e le emozioni di Claire.

Di contro, però, c’è stata una parte di questo libro che mi ha davvero infastidita. Ed è quella che l’autrice ha dedicato a Caitlin, la figlia maggiore di Claire. Mentre nella parte iniziale della storia Caitlin è uno dei personaggi che ruotano attorno a Claire e alla sua malattia, pian piano la sua diventa una storia a sé stante. Purtroppo, la sensazione che mi ha trasmesso è stata quella di voler allungare il brodo. Un po’ come se, arrivata ad un certo punto, la Coleman non sapesse più come portare avanti la storia di Caitlin, come se non riuscisse più a parlare dell’ Alzheimer senza appesantire la trama e, quindi, abbia deciso di virare verso un’altra storia.
Queste due vite parallele, però, non riescono a fondersi e tutto ciò porta la lettura a diventare pesante.


Commenti

  1. Che dire? Già dalla cover questo libro non mi ispirava per niente... so che l'abito non fa il monaco ma una cover per quanto mi riguarda fa un libro, e questa fa pensare ad un libretto rosa senza tante pretese. Finchè non mi hai detto tu di cosa parla, mai avrei creduto in una storia così tragica. Peccato poi per il brodo allungato che nei libri mi urta non poco. Mi sa che questa volta passo!

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    Risposte
    1. Hai ragione, Dany! Chissà chi è che sceglie le copertine?

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  2. ammetto che l'avevo visto in libreria e l'avevo ignorato proprio perché non mi ispirava....
    http://www.audreyinwonderland.it/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bentornata! Ho visto le meravigliose foto del tuo viaggio!

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  3. Ciao Laura, era una vita che non passavo da te.
    Mmmmh, peccato per questo particolare, perché la storia sembrava abbastanza promettente (cover a parte, come dice Daniela).
    Se il tema ti è piaciuto ti consiglio ASSOLUTAMENTE "Still Alice" di Lisa Genova.
    Io l'ho letto alla prima stampa (il titolo era in italiano, "Perdersi"). Però, come dico a tutti, ricordati di far scorta di fazzoletti!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao Rosa, bentornata! Ho già sentito parlare bene di "Still Alice". Chissà che prima o poi non decida anch'io di leggerlo!

      Elimina
  4. Penso di aver letto e sicuramente di aver visto una pellicola francese che parlava purtroppo di questa terribile malattia. Cosa farei? Proprio non so mia cara, indubbiamente rendersene conto non aiuta, ma ho già tanto da pensare a ricucire le mie lacerazioni , che spesso penso che se dimenticassi tutto sarebbe il male minore.
    Un bel blog e mi sono iscritta con piacere , felice se vorrai ricambiarmi.
    Un grazie e un abbraccio serale
    http://rockmusicspace.blogspot.it/

    RispondiElimina
  5. Ciao nuova iscritta!!⌒.⌒
    Se ti va di passare da me mi trovi qui:
    Lostupendomondodeilibri.blogspot.it

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