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Recensione 'Il segno della croce' di Glenn Cooper - Nord

Intorno a loro, si apre l’infinito deserto di ghiaccio e vento dell’Antartide. Dopo ore di faticoso cammino, il gruppo di uomini raggiunge il punto segnato sulla mappa. E lo individuano: l’ingresso di una caverna scavata decenni prima da chi li ha preceduti in quel continente disabitato. Quando entrano, in religioso silenzio, si trovano davanti un museo ideato per conservare reperti che il mondo crede perduti per sempre. Ma quegli uomini sono arrivati lì per due oggetti soltanto. E adesso li stringono tra le mani. Ne manca ancora uno, poi l’alba di una nuova era sorgerà sul mondo. 
In un piccolo paese dell’Abruzzo, un giovane sacerdote si alza dal letto. Il dolore è lancinante. La fasciatura intorno ai polsi è intrisa di sangue. Con cautela, il prete scioglie le bende. Le sue suppliche non sono state esaudite, le piaghe sono ancora aperte. Il sacerdote chiude gli occhi e inizia a pregare. Prega che gli sia risparmiata quella sofferenza. Che gli sia data la forza di superare quella prova. E che nessuno venga mai a conoscenza del suo segreto.
Una ricerca iniziata quasi 2000 anni fa e giunta solo oggi a compimento. Un’ossessione sopravvissuta alla guerra che segnerà il destino di tutti noi. Una storia la cui parola «fine» sarà scritta col sangue…
Questo romanzo è un invito. Un invito a vivere un’avventura appassionante, ricca di mistero e svolte inaspettate. Ma anche un invito a esplorare l’indistinta linea di confine che separa Storia, religione e scienza, un territorio ambiguo e affascinante che Glenn Cooper ci ha fatto conoscere – e amare – fin dai tempi del suo fortunatissimo esordio narrativo, La Biblioteca dei Morti.

Titolo: Il segno della croce
Autore: Glenn Cooper
Editore: Nord
Data di pubblicazione:
Pagine: 416

Trama: 3  Personaggi: 2  Stile: 3 

Io Glenn Cooper l'ho amato sin dal primo libro. La trilogia dei Morti è, probabilmente, l'emblema di quel genere che lega il mistery al thriller allo storico. E sicuramente Cooper è stato il precursore di questo stile, da cui, come sempre, sono scaturiti decine e decine di cloni.
La prima delusione con questo scrittore è arrivata col primo romanzo dell'ultima trilogia, "Dannati", che mi aveva lasciato una sorta di amaro in bocca, tanto da decidere di non leggere i due romanzi successivi.

Riguardo quest'ultimo romanzo, invece, avevo sentito in giro pareri contrastanti e, forte del mio passato amore per lui, ho deciso di dargli comunque una chance.
Non so se la mia delusione che, devo dirlo, non è totale, derivi dal fatto che ho deciso di leggere questo libro dopo quello di Lorenzo Marone o se, più semplicemente, questo genere di romanzo non rientra più nei miei gusti. Fatto sta che ho faticato non poco a terminarlo, ad entrare nella storia, a familiarizzare con i personaggi e, arrivata all'ultima pagina, mi sono chiesta che senso abbia avuto sforzarmi così tanto per finirlo.

Cooper, come suo solito, crea una storia che scorre su più piani temporali, per ricongiungere tutti i fili a fine romanzo. Questa è sempre stata la sua caratteristica principale e, per me che amo i romanzi che navigano su più epoche, è stata anche la caratteristica che più me lo ha fatto apprezzare.
Purtroppo, questa volta, i piani temporali si intersecano senza però trovare un filo logico nella narrazione che diventa quasi meccanica.
I personaggi sono troppi e, a parte Cal, che naviga in acque contemporanee e rimane il più delineato e chiaro agli occhi del lettore, tutti gli altri arrivano a creare solo una gran confusione nella mente di chi legge.

Eccessive, a parer mio, anche le descrizioni dei luoghi, degli avvenimenti e dei personaggi storici che, invece di aiutare la narrazione ad essere chiara e lineare, non fanno altro che mettere carne al fuoco di cui si sarebbe potuto tranquillamente fare a meno.
Un romanzo, insomma, che non è né carne né pesce. Sicuramente consigliato a chi ama il genere, ma non all'altezza del Cooper degli albori e che, alla fin fine, mi ha fatto capire che il mio rapporto con lui e con i suoi romanzi, si conclude qui.


Commenti

  1. Ho amato Cooper con la "Trilogia dei morti", meglio conosciuta tra le mura di casa mia come la "Trilogia dei rossi" e devo dire che non ho letto altri suoi romanzi a parte quei tre. Non so il motivo, forse temevo di incappare in una qualche delusione e, a grandi linee, credo di non essermi sbagliata a riguardo. Gli esperti in famiglia sono mamma e fratello, e mi sembra che neanche loro siano stati colpiti dai successivi lavori. Insomma per quel che mi riguarda mi fermo ai rossi :)

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    1. Effettivamente quella trilogia rimane il suo miglior lavoro.

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  2. Anch'io delusissima da Dannati.. Speravo che questo fosse la sua rivincita, ma a quanto pare no. Un libro in meno desiderato

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  3. io invece non ho mai letto nulla di lui. quindi tu dici di recuperare qualcosa di più vecchio che vado sul sicuro?

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    1. Se hai intenzione di leggere qualcosa di suo, ti consiglio assolutamente la trilogia con cui ha esordito! Per il resto, lascia perdere!

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  4. Ciao Laura,
    figurati che a me non ha convinto nemmeno il libro dei morti quindi....lascio sicuramente perdere.
    ciao da lea

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  5. Oh sì, se non hai apprezzato quello, passa sicuramente oltre!

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  6. io anche ho amato la trilogia dei morti però poi il mio interesse è andato scemando. Non so se, come te, non mi interessa più così tanto il genere o perché trovo i suoi ultimi libri tutti troppo simili, ma mi annoiano e ho smesso. Almeno per un po'

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    1. Sicuramente quella trilogia è stata una novità nel genere. Forse Cooper dovrebbe imparare a discostarsi un po' e tentare storie diverse!

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