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Recensione 'La fragilità delle certezze' di Raffaella Silvestri - Garzanti

Milano. Anna ha trent'anni e da sempre si sente fuori posto - in famiglia, all'università, nelle sue difficili relazioni sentimentali. Eppure è tenace nell'andare avanti, e ora è riuscita ad avviare una startup di successo. Teo è il socio di Anna, un trentenne che sembra aver avuto tutto dalla vita e che però, dopo una carriera rampante, ha abbandonato la competitività esasperata dell'alta finanza. Tra loro c'è una certa elettricità, ma anche una distanza incolmabile. Fino a quando devono affrontare insieme il tracollo economico della loro impresa. E la loro personale battaglia si intreccia indissolubilmente con la Storia italiana, che ha dato tantissimo a una generazione ma ha tolto tutto alla successiva. Il passato e il futuro sono le due forze che tirano Anna e Teo ora verso la rassegnazione, ora verso quella pericolosa parola che è "speranza". La speranza di due anime tradite che nonostante tutto combattono.
Raffaella Silvestri, una delle voci più raffinate del panorama letterario italiano, con profondità di sguardo chiede ai suoi personaggi se sono pronti ad affrontare un futuro a cui nessuno li ha preparati. Lo chiede anche a noi, che viviamo questi tempi incerti ricordando un passato che ci appare attraente e splendido, timorosi di vivere fino in fondo la libertà di un presente non ancora tracciato. Una storia crepuscolare che riesce a tratteggiare con estrema sensibilità due generazioni dell'Italia contemporanea attraverso una vicenda individuale ma collettiva, fino alla rinascita di un nuovo giorno.


Titolo: La fragilità delle certezze
Autore: Raffaella Silvestri
Editore: Garzanti
Data di pubblicazione: 23 febbraio 2017
Pagine: 250

Trama: 2  Personaggi: 2  Stile: 3 


È un libro introspettivo quello che vi troverete tra le mani, leggendo la storia di Anna e Teo. Un libro che racconta il disagio di una generazione, quella dei trentenni di oggi, che è palpabile, tangibile.
Anna è l'esempio perfetto di ragazza cresciuta in una Milano viva, luminosa, aperta e che, improvvisamente, dopo anni di studio e impegno, si ritrova a non sapere cosa fare della sua vita.

Anna è l'emblema di quei ragazzi che hanno imboccato strade che parevano doverli portare al successo e che, invece, si sono ritrovati a guardare il mondo dai bordi quelle strade, che non sanno dove andare, che direzione far prendere alle loro vite.

Ciò che invece manca, in questo romanzo, è un po' di spessore, sia a livello di storia che di personaggi. La sensazione che mi ha accompagnata durante tutta la lettura è stata quella di essere sempre ferma allo stesso punto, come se le parole mi avessero incollata al pavimento, bloccata sempre allo stesso punto.
I personaggi mancano di vita, tanto che si fa fatica ad entrare in sintonia con loro. Anna, soprattutto, riesce ad essere irritante ai limiti della sopportazione.
È sicuramente un libro che si legge velocemente, complice uno stile, quello di Raffaella Silvestri, che aiuta la storia a fluire leggera. 
Ma, arrivati alla fine, ciò che rimane è una sensazione di pesantezza, di cupezza.

Sembra quasi di entrare a Milano, essere avvolti nella nebbia e non capire più che direzione si stia prendendo. Si ha un po' l'impressione di ritrovarsi a girare in tondo senza mai riuscire ad arrivare ad un punto di svolta, a scorgere un raggio di sole che tagli quella nebbia.
Non so se l'intenzione dell'autrice fosse proprio questa, magari per rendere ancora più chiaro il disagio di una generazione allo sbando, ma sicuramente tutto questo grigiore inficia sul piacere che la lettura dovrebbe di un romanzo dovrebbe darci.

È quasi sicuramente un libro adatto ai trentenni che queste situazioni le vivono sulla loro pelle. E, quasi sicuramente, se lo avessi letto una decina di anni fa sarei riuscita ad apprezzarlo maggiormente.
Adesso, appena compiuti quarant'anni, mi sento di dire che la Silvestri ha molto da dire, ma non a quella che è la mia generazione.


Commenti

  1. Ciao, mi sembra di capire che questo romanzo non ti abbia presa più di tanto. Leggendo la tua recensione sembra che l'autrice tratti un tema interessante, un tema che mi tocca da vicino: il disorientamento totale dopo anni di studio e il porsi la domanda "e adesso che ne faccio della mia vita"? Probabilmente io dovrei provare a leggerlo, probabilmente hai ragione, io che sono quasi coetanea della protagonista potrei apprezzarlo di più.

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    Risposte
    1. Sicuramente sì, è un romanzo più adatto a chi ha la tua età. Io, che ormai ho passato i trenta da una decina d'anni e che, per fortuna, alla mia vita sono riuscita a dare una direzione, ho fatto veramente fatica a capire cosa l'autrice volesse raccontarci. Rimane comunque una storia non storia.

      Elimina
  2. Sono più vecchia di te quindi anche no.
    Ad ogni modo mi è piaciuto leggere la recensione e credo comunque sia un libro interessante.
    Ciao da Lea

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se ci fosse una storia di base forse lo sarebbe stato di più e, probabilmente, saremmo riuscite ad apprezzarlo anche noi che quell'incertezza l'abbiamo passata da un po' ;)

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