Diario di Bordo - Dove vai se una Reading Challenge non ce l'hai?


* in rosso gli interventi della Bacci *
Tutto il mondo vive di mode, ah sì? ormai lo sappiamo ed è giusto farsene una ragione! Anche no. E no, non mi sono data al fashion e non mi riferisco alla moda intesa come vestiti, scarpe e borse,  pizzi e mutande che tu chiami pigiami, tranquilli! Diciamo che quella ci serve giusto da riferimento: vi ricordate l'epoca dei pantaloni a vita bassa? L'odiooooo! Quelli, per intenderci, che avevano delle zip così corte, ma così corte, che si sarebbe fatto prima a non metterle? Soprattutto avendo due natiche degne di tale nome e non due fette di prosciutto tagliato sottile sottile. Ecco, provate a sforzare le vostre menti e cercare di ricordare quanta fatica facevamo per riuscire a trovare un pantalone che avesse un girovita ad altezza umana, uno di quelli che, quando ci si abbassava per prendere qualcosa, non mostrasse al mondo le nostre tonsille! Dai su, so che avete cercato di rimuovere la sofferenza che provavate quando trascorrevate interi pomeriggi in giro per negozi per, poi, tornare a casa affrante, senza aver acquistato nulla. E tu stai qua apposta per ricordarcelo.
Tutto questo per dirvi che, si sa, il mondo vive di mode e se gli stilisti (maledetti!) avevano deciso che dovevamo vivere afflitte dalla colite, non c'era verso di riuscire a trovare qualcosa di diverso nei negozi! Beh, ma con tutte le maledizioni che abbiamo lanciato, qualche attacco di colite sarà venuto pure a loro! Ed è così anche per tutti gli altri settori della vita... l'avreste mai detto? Naaaaaaaaaaa.
Abbiamo le mode letterarie (eh eh... state pensando alle maledette 50 sfumature, ammettetelo! Bleah!): nel momento stesso in cui un certo tipo di libro ha successo, ecco che le Case Editrici tireranno fuori dai cassetti manoscritti che stavano lì a far la muffa e che ricalcano, per filo e per segno, quel genere. L'odore di muffa rimane, eh!

Ma in cosa, i blog, seguono la moda? Negli smalti abbinati alle copertine? Ooooh in tantissime cose!  Quaaaaaliiiii? Innanzitutto, la grafica! Siamo passate da grafiche ipercolorate (che al confronto un negozio Desigual pare smorto! Quelle belle grafiche che dopo tre minuti che sei lì dentro hai già preso un Moment e un Plasil), con stelline che cadevano dall'alto, cursori che sprizzavano scintille come una mucca con un attacco di diarrea (io non so che mucche tu abbia frequentato, ma quelle non sono propriamente scintille) e colonne a destra e a manca, piene zeppe di robe inutili. Poi è arrivata l'epoca del minimalismo, del bianco a tutti i costi beeeeello bianco minimal! e del "togliamo tutta 'sta roba che ormai puzza!" (parliamo delle scintille di prima?) ed ecco che, nel giro di pochi mesi, tuuuuuutti i blog si sono sbiancati, manco fosse passato il tizio della Cinghiale. Ve lo ricordate? Quell'ometto che andava in giro con un enorme pennellessa perché "per dipingere una grande parete serve un grande pennello"? Ecco, quel tipo lì è passato a ripulire i nostri blog e tanti cari saluti a stelline e mucche diarroiche! (povero omino, non gli bastava dover girare in bici a -30°, pure la diarrea da ripulire...)

Poi è arrivata lei, la maledetta, la disgraziata, la moda dei blogtour AAAAAAAAHHHHHHHH... l'odio, l'odio profondo. Non li fai pure tu? Direte: che urli che li fai pure tu? Per l'appunto. Vero! Li ho fatti, magari ne farò ancora. Pochi. Pochissimi. Selezionatissimi e ben strutturati.
Prima regola: scegliere un libro in uscita e di cui siate strasicure in fatto di qualità. Capito? Dovete conoscere il genere e, possibilmente, anche l'autore. Mica sono tutte vippe come te, con la rubrica zeppa di scrittori, sai? Capito? Un libro in uscita, non uno pubblicato 6 mesi fa! 
Seconda FONDAMENTALE regola: un blogtour ogni tanto ci sta! E sempre in riferimento alla prima regola, ricordatevi che voi quel blogtour lo state organizzando (o vi state collaborando) perché vi fidate ciecamente del romanzo che volete proporre. Un blogtour al giorno, invece, È IL MALE ASSOLUTO. Io in un blog voglio trovare le recensioni, qualche rubrica carina, non una sfilza di blogtour. Dai su, un po' di dignità: non siete Mastrota, lasciate a lui le promozioni! Magari si allenano per prenderne il posto. I 20 li ha passati da un po' pure lui.
Lo so che il blogtour vi porta gente e, soprattutto, libri in omaggio dalle Case Editrici, ma non vi fate un po' schifo a sapere che quei 700 iscritti al vostro blog vi seguono solo perché fate marchette? No? Contente voi! 

E ora veniamo all'ultima moda, quella, per intenderci, che vi è stata presentata durante le sfilate Primavera-Estate 2018! Le Reading Challenge!!! Ovazione gente!
Io le amo, lo avevate notato? Maddai? Amo organizzarle, eh. Difficilmente mi iscrivo a qualche Reading Challenge. Innanzitutto perché voglio leggere ciò che mi pare e quando mi pare, perché sei un po' Adolf inside, e poi perché non ne trovo mai che mi piacciano così tanto da farmi venire voglia di tentare. Per il 2018 ho deciso di iscrivermi a quella organizzata da La lettrice sulle nuvole e Le mie ossessioni librose, ma è, appunto, una Challenge che mi lascerà libera di inserire libri miei (o almeno mi pare di aver capito così! Sempre che la Ropolo non decida di vendicarsi e te li cassi tuuuuutti tuuuutti).
Ma anche organizzare una Reading Challenge non è cosa da poco. Servono impegno, organizzazione, fantasia e, soprattutto, una partner affidabile. E io queste cose le ho tutte! Anzi, quest'anno di partner ne ho due! Sull'affidabile fossi in te aspetterei a pronunciarmi...

E allora, svisceriamo l'argomento... Base fondamentale per una buona RC è la fantasia! Ed ecco a voi: Topolino l'Apprendista Stregone! - Che urli? -Ah, non parlavi di Fantasia Disney? Copiare idee altrui, se anche sono state di successo, non serve a nulla. La gente che partecipa alle Challenge ha voglia di mettersi in gioco, è vero, ma ha voglia di farlo con sfide diverse da un anno all'altro. Lo so, non è semplice inventare ogni anno qualcosa di diverso, che sia allo stesso tempo divertente e facile da gestire, ma dovete provarci, altrimenti il fallimento sarà dietro l'angolo.
E qui entrano in gioco i partner! Due cervelli lavorano meglio di uno, tre cervelli lavorano meglio di due, questo è appurato. Ma quello che dovete mettere in conto se avete intenzione di organizzare un evento che durerà 12 mesi, è che voi con quelle persone dovrete averci a che fare, tutti i giorni, più volte al giorno, per tuuuuutta la durata della Challenge. Ecco, questo è un aspetto che avresti dovuto chiarirmi PRIMA! Quindi, prima di ritrovarvi a lanciare maledizioni e odiare profondamente gente che sino a qualche tempo prima vi stava anche simpatica, pensateci bene! Beh, parto avvantaggiata, le maledizioni te le ho sempre lanciate. Che tipo di persona siete? Siete di quelle superorganizzate, che vivono circondate da agenda, che scrivono tutto con penne di colori diversi così da non perdersi nulla per strada? Bene, allora sarà inutile chiedere aiuto all'amica che perde le chiavi di casa ogni santo giorno. Ehm...io se non perdo le chiavi, perdo gli occhiali... Parafrasando Platone, dovete trovare la vostra metà della mela (nel mio caso, trattasi di Ciambelle!).
Trovata la persona giusta e lo spunto geniale, iniziate a lavorarci su. Che cosa sto cercando di dirvi? Che una Challenge non nasce dall'oggi al domani. E lo affermo con una certa sicumera, sicu cheeeeeeee?,  a fronte di 4 anni di Challenge organizzate. 
Serve l'idea, serve sviluppare l'idea, serve rivedere l'idea, serve fare delle prove, trovare le falle nel gioco (fidatevi, ce ne sono e pure tante), servono chili di silicone per tappare le falle, serve rivedere il tutto più e più volte e poi buttare giù il progetto definitivo.
A quel punto, dovrete rivedere tutto ancora una volta, provare il funzionamento di ogni cosa e pregare. Sì, pregare che nulla vi sia sfuggito! Noi siamo fortunate, abbiamo Dio nel team, ci basta un messaggino.

Ci siete riuscite? Bene, adesso si passa alla parte pratica. Scrivete un post in cui illustrare la vostra idea. Che ci vuole? Un cervello plasmato su quello del defunto Steve Jobs, ecco cosa ci vuole!  La modestia che alberga in te... Dovrete spiegare l'idea, illustrarla nei minimi dettagli, stilare un calendario, spiegare i punteggi, le regole del gioco e tutto ciò che ruoterà attorno alla vostra idea.
E sapete qual è la cosa più divertente?  Che per quanto voi siate state attente e precise, ci sarà sempre qualche partecipante che non avrà capito o, peggio ancora, che si iscriverà senza aver letto nulla di ciò che voi avrete scritto. Simpatiche, vero?

Gruppo Facebook sì o no? Ammettiamolo! Il gruppo Facebook che raccoglie tutte le partecipanti in un unico luogo è comodissimo: loro possono interagire e scambiarsi consigli, noi possiamo comunicare con loro in maniera molto più diretta, senza inviare mille mail e avendole sempre tutte a portata di mano. Ma... eh eh ogni cosa ha i suoi contro! 
Primo svantaggio del gruppo è che c'è sempre qualcuno che si sente in diritto di rispondere al posto vostro. Vi faccio un esempio: Partecipante A fa una domanda e voi non rispondete immediatamente (insomma, anche noi abbiamo una vita! alle volte pure bella movimentata...); Partecipante B si sente sicura di se stessa e risponde al posto vostro, dicendole che sì sì, quella copertina è verde, verdissima, talmente verde che un campo di calcio le spiccia casa. Partecipante A si fida e inizia a leggere quel libro. Arrivate voi e le fate notare che quella copertina è verde come il cielo azzurro d'agosto e, ovviamente, Partecipante A ci resta male.
Ecco, capite cosa intendo? Un gruppo Facebook richiede una presenza quasi costante, soprattutto in fase di "rilascio degli obiettivi di gioco". E poi richiede un polso fermo verso tutte quelle che pensano di poter gestire in vece vostra. Il tuo ormai è ingessato proprio!
Secondo svantaggio del gruppo: diventerà la vostra seconda casa. Uh, arrediamo? Vado a comprare tazze e mensole? Se volete un gruppo attivo, vivo, partecipe, sarete voi a doverlo rendere tale. Siate ironiche, divertenti, postate, coinvolgete le partecipanti in discussioni che non siano sempre e solo circoscritte alla Challenge in sé. Per esempio discussioni su: meglio il panettone o il pandoro? La carbonara o l'amatriciana? Pizza o lasagna? È vero che lo scopo primario del gruppo sarà quello, ma fate in modo che la gente si senta un po' come fosse a casa propria. Ok, compro pattine per tutte! Certo, tutto entro certi limiti: le partecipanti non devono sentirsi libere di scrivere tutto quel che passa loro per la testa (fidatevi, ho visto cose che voi umani...). Fate capire sin da subito qual è il tono e quali sono le piccole regole di convivenza civile e tutto andrà bene!

Quindi, gruppo sì o gruppo no? Sì se pensate di essere in grado di gestirlo, di essere quanto più presenti possibile e di essere in grado di avere a che fare anche con persone che, nella vita quotidiana, evitereste come la peste! Altrimenti, la cara vecchia email farà sempre il suo dovere!

E ora si arriva alla parte pratica! La Challenge è stata ideata, il post scritto, il gruppo creato ed è il momento di dare il via al gioco! Pronte? Come no? Ehiii dove andate? Avevo dimenticato di comprare le Yankee, torno subito! Dai su... prendete il sacchetto che avete di fronte e respirateci dentro. Brave! Ah, QUEL sacchetto! Pensavo quello delle patatine...#mainagioia.
Tutto perfetto, il gioco ha preso il via e cominciano ad arrivare le prime recensioni. No dai, non fate così... lo so... sono illeggibili. Una strage di congiuntivi, punteggiatura buttata a caso come fosse zucchero a velo su una torta, sintassi degna di un bambino di prima elementare. A questo punto potete  scegliere: uccidere tutti o rintanarvi in un angolo a piangere. No Maria, anzi Laura, io esco! Io scelgo sempre la prima opzione e chi partecipa alle mie challenge da qualche tempo sa benissimo che rischia sempre un richiamo all'ordine!

Alla resa dei conti, qual è il motivo per cui una persona sana di mente dovrebbe aver voglia di organizzare una Challenge? Ecco, spiegalo un po' anche a me, che a questo punto qualche domanda me la sto ponendo. Quando si ha un blog nato da poco tempo, la Challenge vi porterà sicuramente lettori nuovi, lettori che, a differenza dei partecipanti a blogtour e giveaway, saranno in qualche modo costretti a seguirvi per un intero anno. Quando, invece, il vostro blog è già avviato, la Challenge la organizzerete per il semplice piacere di farlo. Oppure quando ti arriva una telefonata delirante da parte di due disgraziate, della quale non capisci una mazza e dici "Sì sì, ci sto!" solo per farle tacere.
Io mi diverto davvero tanto, ma questo accade perché, da un paio d'anni a questa parte, lo faccio solo con le persone giuste! Lo scorso anno eravamo solo io e Lallina, quest'anno si è aggiunta l'anziana La Bacci. Siamo affini, abbiamo lo stesso modo di organizzare le cose e, cosa non indifferente, siamo tre minchione non da poco! Parla per te! Io serissima sono!

Se avete un po' di incoscienza e le persone giuste per farlo, organizzate pure. Altrimenti meglio lasciar perdere in partenza! 

Commenti

  1. Grazie,ho imparato qualcosa e fatto qualche risata (che oggi ci sta, il pacco di lavoro dire che è in ritardo è riduttivo e tra poco vengono a cercarmi a casa tutte le clienti! Ma per linciarmi. Odio il periodo natalizio!).
    Ormai sono una drogata di challenge e una all'anno devo farla (sono a quota 4 ma ero partita bene perché fino a poco tempo fa per il 2018 ero iscritta solamente ad una).
    Chissà se prima o poi ne organizzeró una. Non penso perché sto facendo fatica a tenere in piedi molte parti della mia vita. Non prendo impegni che non posso gestire. E in questi giorni spero di arrivare al 2018 😅

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  2. Lallì lo dovevi pubblicare a puntate sto post, minchia quanto hai scritto!!

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  3. ogni riferimento puramente casuale! Ma non hai detto una cosa importantissima! Dopo che hai preparato il post di presentazione, lo mandi alla Divina e a suo figlio (anche a altri se vuoi) per correzioni! Mitiche

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