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Recensione 'Le mezze verità' di Elizabeth Jane Howard - Fazi Editore


Titolo: Le mezze verità || Autore: Elizabeth Jane Howard || Editore: Fazi
Data di pubblicazione: 17 ottobre 2019 || Pagine: 330

May Browne-Lacey ha da poco sposato in seconde nozze il Colonnello Herbert; entrambi hanno figli dai precedenti matrimoni e vivono in una casa di singolare bruttezza nelle campagne del Surrey, fortemente voluta dall'uomo e acquistata con l'eredità di May. Alice, la figlia di Herbert, si sta per sposare, più per fuggire dal padre che per amore. Il Colonnello non piace nemmeno ai due figli di May, Oliver ed Elizabeth: lo considerano un borioso tiranno che si comporta in modo strano e opprime la madre. Oliver, un ventenne brillante e ironico, abita a Londra, non ha un lavoro stabile e vorrebbe tanto sposare una donna ricca che lo mantenga. Elizabeth, la sorella minore, che nutre un complesso di inferiorità nei suoi confronti, è una ragazza ingenua e sentimentale. Quando quest'ultima decide di trasferirsi a casa del fratello per cercare lavoro, May, rimasta sola nel Surrey con Herbert, inizia a pentirsi amaramente di averlo sposato. Intanto Elizabeth trova lavoro e anche l'amore, Oliver cerca la sua ereditiera mentre si fa mantenere dalla sorella, e Alice, incinta e infelice, vorrebbe scappare di nuovo. In questo sottile ritratto di una famiglia in crisi, ognuno deve fare i conti con una mezza verità che lo tormenta; ma la tragedia è dietro l'angolo e quando arriva spazza via quell'aria di non detto che così a lungo ha gravato sui protagonisti. In "Le mezze verità" Elizabeth Jane Howard trascina il lettore in una commedia dalle sfumature noir che è anche un romanzo sulle molteplici declinazioni dell'amore: l'amore coniugale, quello familiare, quello passionale e quello che proprio amore non è.



Piccola premessa: io e la Howard ci siamo piaciute poco già dai tempi de I Cazalet. Ci ho provato, lo confesso: ho letto il primo volume tutto d'un fiato e l'ho anche apprezzato molto. Ma... ma una volta messo da parte, non mi è più tornata la voglia di far visita alla numerosa famiglia di cui, lo confesso, neanche un componente mi era rimasto nella mente, figurarsi nel cuore!
Eppure sono stata tenace (o cocciuta, dipende dai punti di vista!) e ho preso tra le mani il secondo volume, per poi, vista la lentezza con cui progrediva, ripiegare sull'audiolibro. E lo ammetto, ascoltare è stato molto più semplice che leggere!
Ma niente da fare: l'amore tra me e la famiglia inglese non è mai scattato del tutto.

Ho scelto, però, di leggere questo libro sicura che il problema non fosse tanto la scrittura della Howard, quanto la lentezza degli avvenimenti nella famiglia Cazalet.
Evidentemente, mi sono sbagliata. Perché se è vero che questo libro racchiude sicuramente una storia più briosa e veloce da leggere, è anche vero che, a lettura conclusa, poco o nulla mi è rimasto dei personaggi che albergano tra le sue pagine.

Le mezze verità racconta la natura delle relazioni familiari, concentrandosi, in particolare, sui rapporti di coppia. 
Sarà così che conosceremo May, vedova di un soldato morto durante la Seconda Guerra Mondiale e oggi sposa del Colonnello Herbert Browne-Lacey. I due hanno al loro seguito i figli dei precedenti matrimoni: Oliver ed Elizabeth, figli di May, e Alice, figlia del Colonnello. 
La storia inizia col matrimonio di Alice, una ragazza che scopriremo timida e riservata e che sceglie di sposare Leslie, un uomo molto più grande di lei, pur di fuggire all'egemonia paterna.
Oliver, da par suo, è un ragazzo brillante che, pur di non lavorare, cerca una moglie che lo mantenga. Nella sua casa di Londra, però, a fargli compagnia è l'idealista e giovane sorella, Elizabeth.

Gran parte del romanzo ruota attorno al rapporto tra quest'ultima e la relazione passionale e idilliaca che instaurerà con John Coe. 
Una relazione che, duole dirlo, risulterà agli occhi del lettore piuttosto irrealista e sciocca. 
Ad ostacolare i due amanti sarà Jennifer, figlia di lui e coetanea di Elizabeth.

Cosa non ha funzionato tra me e questo romanzo? La sua complessità è la prima cosa che mi viene in mente. Spesso mi sono ritrovata davanti a scenari non realistici e a una visione totalitaria ed eccessivamente romantica di alcune delle relazioni descritte dalla Howard.
I personaggi a tratti risultano piacevoli, ma permeati da una superficialità di fondo che li rende quasi vanesi.

Un romanzo che nell'insieme è sicuramente meno complesso dei Cazalet, più corale e divertente e con una sorta di malinconia latente, ma che, personalmente, ho faticato ad amare.


Ringrazio Fazi Editore per la copia del romanzo

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