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Recensione 'La vita bugiarda degli adulti' di Elena Ferrante - Edizioni e/o


Titolo: La vita bugiarda degli adulti || Autore: Elena Ferrante || Editore: Edizioni e/o ||
Data di pubblicazione: 21 ottobre 2019 || Pagine: 326

Il bel viso della bambina Giovanna si è trasformato, sta diventando quello di una brutta malvagia adolescente. Ma le cose stanno proprio così? E in quale specchio bisogna guardare per ritrovarsi e salvarsi? La ricerca di un nuovo volto, dopo quello felice dell’infanzia, oscilla tra due Napoli consanguinee che però si temono e si detestano: la Napoli di sopra, che s’è attribuita una maschera fine, e quella di sotto, che si finge smodata, triviale. Giovanna oscilla tra alto e basso, ora precipitando ora inerpicandosi, disorientata dal fatto che, su o giù, la città pare senza risposta e senza scampo.




Di Elena Ferrante si potrebbero dire tante cose e altrettante si potrebbero chiedere: è uomo o donna? È italiano o straniero? Ho sentito, addirittura, qualcuno affermare che si tratti di un team composto da più persone.
Per quanto mi riguarda, non me ne frega niente di chi si nasconda dietro questo pseudonimo. Per quanto mi riguarda, potrebbe essere pure La Bacci. A me interessa solo che continui a scrivere!

Io la Ferrante la scoprii, in tempi decisamente non sospetti, quando "L'amica geniale", primo volume dell'ormai famosa tetralogia, non lo conosceva quasi nessuno. Probabilmente, se fossi arrivata più tardi, a tormentone in corso, l'avrei evitato come la peste!

Invece ho letto divorato i quattro volumi e ne ho amato ogni singola parte. Quindi, quando ho scoperto dell'uscita di questo nuovo romanzo, la mia reazione è stata un misto tra la gioia e l'ansia.
Perché, in fondo, quando viene pubblicato un nuovo libro di un autore che si ama, si ha sempre un po' paura che qualcosa possa andare storto.

Ed è con questo stato d'animo altalenante che mi sono addentrata tra le pagine de La vita bugiarda degli adulti. Uno stato d'animo che si è subito placato, rasserenato direi, quando mi sono resa conto (ed è accaduto dopo poche righe) che quella che avevo tra le mani era la solita Ferrante.

La penna di questa autrice, infatti, è immediatamente riconoscibile: si celano in essa una durezza, una freddezza, un distacco che in qualunque altro autore, in qualsiasi altro romanzo, non farebbero altro che allontanare il lettore dalla storia, creare una sorta di rigetto se non di repulsione.
Con la Ferrante, invece, tutto questo crea dipendenza!

Esattamente come accaduto per la famosa tetralogia, ciò che si annida tra le pagine di questo romanzo sono personaggi sporchi, brutti. E pagine di vita che hanno i colori e gli odori di quei quartieri napoletani che solo chi li vive è in grado di rendere veri. Ma questa volta, la Ferrante ci trae in inganno, portandoci, inizialmente, tra le strade del rione Alto, quello della Napoli bene, quello dove i condomini sono abitati da gente che ha studiato, quello in cui i muri delle case non sono scrostati, in cui le ragazze non parlano il dialetto e girano con un libro sottobraccio.
È tra queste strade, tra questa gente, che Giovanna è cresciuta. Figlia di due insegnanti, abituata a essere circondata da libri, a leggere in ogni momento libero della sua giornata, Giovanna è sempre stata circondata da pochissimi parenti e solamente per parte materna. 
Poco o nulla sa, invece, di quella che è stata la famiglia di origine del padre, Andrea. 
Ma sarà propria la sua necessità di scoprire le sue origini, a sconvolgere, pian piano, la sua vita e le sue certezze.
Dal momento stesso in cui Giovanna, appena dodicenne, deciderà di scendere verso quei rioni popolari, la sua innocenza verrà strappata come le pagine di quei libri che le hanno concesso rifugio.

La Ferrante ha una grande e innata dote, quella di riuscire a creare dei personaggi tutt'altro che amabili, ma assolutamente indimenticabili. Il modo in cui riesce a trascinare il lettore nelle sue storie, non ha probabilmente eguali tra gli scrittori moderni.

Anche in questo nuovo romanzo ci ritroveremo a fare i conti con una serie di soggetti che, in qualsiasi altro contesto, descritti da qualsiasi altra penna, non si potrebbe fare a meno di detestare; e che, invece, partoriti dalla mente della Ferrante, diventano il perno del romanzo.
Tanto Giovanna quanto Vittoria, la zia paterna detestata, temuta, sguaiata, reietta, sono, ognuna a modo loro, la stessa faccia di una sola medaglia.
Non vi è modo, durante la lettura, di scinderle l'una dall'altra. Giovanna nel suo passaggio da bambina a ragazza, Vittoria nel suo dover accettare il tempo che passa, saranno in grado di suscitare nel lettore emozioni forti.

Sicuramente, per chi ha amato Lila e Lenù, questo nuovo romanzo della Ferrante sarà un passo indietro, un gradino più in basso rispetto alla tetralogia. Ma c'è anche da ammettere che, in quel caso, abbiamo una storia che si dipana su quattro volumi. Per quanto riguarda La vita bugiarda degli adulti, invece, l'autrice ci lascia con un finale che potrebbe far pensare ad un seguito, ma che potrebbe anche essere quello definitivo.

Di sicuro, se si brama la penna della Ferrante come da piccoli si aspettava Babbo Natale, questo è un romanzo da leggere e riporre con cura in libreria.

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