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Recensione 'I miei genitori non hanno figli' di Marco Marsullo - Einadui


Titolo: I miei genitori non hanno figli || Autore: Marco Marsullo || Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 15 settembre 2015 || Pagine: 138

"Ci sono figli di colleghi di mia mamma più bravi di me in qualsiasi cosa, più educati, meglio pettinati, meglio vestiti, più svegli, affettuosi. Ci sono figli di colleghi di mia mamma che, forse, sono anche più figli di mia mamma rispetto a me". Un diciottenne prende la parola e fa a pezzi il mondo degli adulti, e i propri genitori, smascherando la fragilità di una generazione che non è mai davvero cresciuta. Del resto i genitori sono uguali ai bambini, bisogna prenderli come vengono. Una commedia divertente, corrosiva e tenera, sghemba come tutte le famiglie, dove bisogna adattarsi "l'uno alla forma sbagliata dell'altro per non sparire del tutto".



Non ho una foto di noi tre insieme, nemmeno una. Verrebbe da dire che i miei genitori non hanno figli.
Sono al secondo libro di Marsullo in poco più di due mesi (il terzo in qualche anno) e, anche questa volta, mi sono ritrovata ad aprire un suo romanzo e non riuscire più a smettere di leggerlo finché non sono arrivata all'ultima pagina.
Anche questa volta, come accaduto poche settimane fa per L'anno in cui imparai a leggere, ho riso tantissimo e, alla fine, anche se non ad un pianto straziante, ho ceduto sicuramente a qualche lacrima.

I miei genitori non hanno figli è uno di quei romanzi che andrebbero letti almeno due volte nella propria vita: la prima quando si è ancora "solo" figli, la seconda quando, invece, si è diventati genitori.
Perché entrambi i ruoli, ahimè, hanno una serie di regole da rispettare e un carico di gioie e dolori da portarsi appresso.

In questo breve e intenso romanzo, Marsullo ci racconta la storia di un ragazzo di 18 anni (a voi indovinare di chi si tratti!) che ci racconta la sua vita in compagnia di due genitori separati. Ma, soprattutto, ci racconta la sua vita insieme a due genitori che, in fondo, genitori non hanno saputo essere.

Spesso si dice che il ruolo di genitori sia il più difficile, ma ci siamo mai fermati a pensare a cosa voglia dire essere figli? L'autore ci viene in soccorso e in questo romanzo snocciola una serie di situazioni, alcune al limite del tragicomico, che portano il lettore a riflettere su quanto, in fondo, anche stare dall'altra parte della barricata non sia così semplice.

Che si fa quando i propri genitori sono due persone affermate nel lavoro e noi, invece, non abbiamo idea di cosa fare della nostra vita? E quando ci si trova ad essere l'unico punto di riferimento di una madre che, a distanza di anni, ancora fatica a vedersi come persona al di là della coppia?
Questi sono solo alcuni degli spunti che Marsullo racchiude nel suo romanzo. Perché, in fondo, siamo alle prese con un ragazzo di 18 anni che si trova a dover decidere il proprio futuro e non sa a chi chiedere aiuto, un ragazzo che, come tutti quelli della sua età, fatica a capire i propri genitori. Ma, soprattutto, siamo davanti a due genitori che, probabilmente, hanno messo loro stessi davanti a tutto, limitandosi ad assolvere a quelle famose regole standard che la società ci impone: sfamali, mantienili, controlla che non facciano cazzate e che studino. 

D'altronde, cos'altro vuoi fare per un figlio quando sei un padre che vive isolato nel suo limbo fatto di boschi, cani da caccia e silenzio? O una madre che, pur di non arrendersi alla solitudine, passa da un fidanzato all'altro e da un corso di yoga a uno di meditazione come se nulla fosse?
E tu, figlio, ti trovi lì, da solo, ad affrontare quella marea che ogni tanto pare placida, ma poi ecco, arriva l'onda, improvvisa, inaspettata e ti allontana ancora un po'.

Credo che la dote migliore di Marco Marsullo sia quella di riuscire a raccontarci il dolore facendoci ridere; perdersi tra le pagine dei suoi romanzi è come fare un viaggio dentro se stessi e uscirne quasi spezzati. 
Ogni sua storia lascia una traccia nel lettore e lo fa quasi prendendolo in giro: "Guarda che bravo che sono - sembra dire Marsullo - Guarda come ti faccio ridere!". E poi... sbam! Ecco che ti trovi a riflettere su che figlio sei stato e su che genitore sei diventato.

Perché, in fondo, tutti ci portiamo dentro un pezzetto dei nostri genitori. A volte purtroppo, altre volte per fortuna.

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