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Recensione 'L'anno in cui imparai a leggere' di Marco Marsullo - Einaudi


Titolo: L'anno in cui imparai a leggere || Autore: Marco Marsullo || Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 22 ottobre 2019 || Pagine: 280

Niccolò ha venticinque anni ed è innamorato perso di Simona. Così quando lei, bella e inquieta, parte mollandogli suo figlio Lorenzo, lui decide di prendersene cura, sebbene quel moccioso di quattro anni non lo abbia mai accettato e di notte lo sbattesse puntualmente fuori dal letto. Niccolò non ha mai fatto il padre, e non sa come gestire capricci, routine, amichetti che giocano a fingersi d'improvviso morti e primi batticuori. In più, a complicare le cose, ci si mette anche il padre naturale. Riccioli scompigliati e chitarra in spalla, è arrivato dall'Argentina per incontrare il piccolo, e si è installato in casa senza alcuna intenzione di andarsene. Innamorati della stessa donna, lui e Niccolò si detestano, e il bambino non riconosce un ruolo a nessuno dei due. Eppure, giorno dopo giorno, tra litigi e partite a pallone, pigiama party e impreviste abitudini, questi tre «ragazzi» abbandonati imparano ad appoggiarsi l'uno all'altro, per sorreggersi insieme contro il mondo.




Questo libro è una truffa! Sì, una grande truffa! Perché per 250 pagine circa Marco Marsullo ci farà ricordare di possedere dei muscoli a livello addominale (lì, nascosti sotto strati di pizza, ma ci sono!). E poi... sbam! Trenta pagina di lacrime ininterrotte, che manco un tuffo carpiato nel barattolo da 950 grammi di Nutella potranno asciugare.

Facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire come io sia arrivata a leggere questo romanzo; io che sono quella che stila la lista dei libri da leggere e non sgarra manco in caso di terremoto. E no, Marsullo non c'era nella lista di ottobre; anzi, il suo libro, fisicamente, non era proprio presente tra le mura di casa mia.
Arrivavo da un periodo di brutte letture e, addirittura, da un'intera settimana trascorsa senza leggere neanche una riga, quando, la Bacci prima e Azzurra poi, mi hanno parlato di questo libro. E, come se non bastasse, ciliegina sulla torta, anche Lorenzo Marone me lo raccomanda.
E insomma, se non mi fido degli amici, di chi allora? Quindi vado su Amazon e ordino il libro. Ma niente, pare che il pacco sia finito in un buco nero assieme ai calzini mangiati dalle lavatrici. Ma io questo libro lo voglio e lo voglio ADESSO! Quindi spedisco Consorte in libreria, dove credo abbia avuto un attacco d'ansia alla vista di tutte quelle parole stampate!
Tant'è, la missione è stata portata a termine con onore e successo e La Libridinosa ha avuto il suo tesssssoro tra le mani!

Quarantotto, più o meno, sono state le ore che ho trascorso in compagnia di Niccolò, Lorenzo e Andrés. Quarantotto ore in cui, tra risate e lacrime, ho sentito il cuore aprirsi, scaldarsi, tornare a battere come accade solo quando hai tra le mani "IL" Libro.
Perché, in fondo, noi lettori voraci lo sappiamo bene: tra decine e decine di volumi che transitano fra le nostre mani, tra le migliaia di pagine che sfogliamo fameliche e le infinite parole che scorrono davanti ai nostri occhi, poche sono quelle davvero in grado di arrivarci dritte al cuore e non uscirne più.
In fondo, io il mio cuore lo immagino un po' come una stanzetta calda e confortevole, dove si annidano solo quei libri e quei personaggi che hanno fatto di me la lettrice che sono oggi!
E in questa stanzetta, adesso, hanno trovato spazio anche due ragazzi di 25 anni e un bambino di quattro. Volete conoscerli? Ve li presento!

Niccolò è uno scrittore. Il suo primo romanzo è stato un grande successo e, durante una presentazione a Napoli, la sua città, conosce Simona.
Ma Simona non è sola, è la ragazza madre di un bambino, Lorenzo, di 4 anni. Quindi che si fa? Prendere o lasciare, caro Niccolò. E lui prende: pacchetto completo e via verso una nuova vita, completamente diversa da quella che condurrebbe un normale venticinquenne.
Una vita che è scandita dai ritmi e dagli umori di un quattrenne che, sin da subito, metterà in atto la sua opera di ostracizzazione nei confronti di quell'uomo che pare volergli sottrarre il tempo e l'affetto della madre.
Immaginate la tragedia quando Simona, che ha sempre coltivato il sogno di recitare, spinta anche un po' da Niccolò, deciderà di partire per quasi un mese, affidando Lorenzo alle cure del neo-fidanzato.

Da questo momento, Marsullo ci accompagnerà in quella tragi-commedia che può essere la vita di uno scrittore di 25 anni in pieno blocco creativo, in compagnia di un bambino di 4 anni che vorrebbe solo la sua mamma
I bambini, quando ti regalano un metro, te ne chiedono in cambio due. [...] Devi dargli ogni cosa, la leggerezza e l'intensità, la serietà e la sincerità più grande che puoi. Tutto ciò che non sei mai riuscito neanche a dare a te stesso.
L'anno in cui imparai a leggere è un viaggio ironico, irriverente, doloroso, nei meandri dell'animo umano; è un modo meraviglioso per scoprire (o ricordarsi) quanto spesso famiglia siano le persone che scegliamo di avere accanto e non quelle che la vita ci ha imposto per colpa della genetica!
Tra le pagine di questo romanzo, a volte mascherate da una dolce ironia, scoprirete che l'amore non è fatto di sangue e cognomi, ma di cuore, pazienza, a volte anche di rabbia
Quel tlac che fa il cuore quando ti unisci a qualcuno che, sai benissimo, non dimenticherai mai.
Inizialmente mi sono chiesta se Niccolò non fosse un po' troppo giovane per questa storia: davvero un ragazzo di 25 anni, oggi, si assumerebbe la responsabilità di prendersi cura di un figlio non suo? Andando avanti con la lettura, però, ogni tassello è andato al proprio posto. Niccolò è sì un "adulto", ma conserva ancora quella parte un po' incosciente che, a volte, lo porta ad agire senza riflettere. Da qui la decisione di farsi carico di un bambino appena conosciuto e, poco dopo, di convivere anche col padre biologico 
Perché i figli non sono solo di chi ci mischia dentro il corredo genetico. I figli sono di chi se ne prende cura, di chi scova un ultimo granello di energia per loro, la sera, dopo una giornata infernale. I figli sono di chi, senza pensarci troppo su e senza una garanzia, s'innamora di loro, anche se hanno gli zigomi di un'altra persona.
Andrés è sicuramente quella scintilla di leggerezza che infonde ulteriore brio ad una storia già di per sé vivace!
L'ispanoablante è un ragazzo fuori dal comune che, dietro ad un'infinita serie di tatuaggi e all'aria strafottente, nasconde il cuore grande di un papà inconsapevole!

E poi c'è Lorenzo! E lo sapete, ormai, io non sono una che ama molto i bambini nei libri, ma Lorenzo ha conquistato pure me. 
Serio, capriccioso, cocciuto, tenace... Lorenzo è questo e molto di più. Un bambino che a 4 anni vede la sua vita cambiare da un giorno all'altro e che può solo battere i piedini per far capire che non ci sta; un bambino che ti guarda, col broncio e lo sguardo scuro e, un minuto dopo, ti spacca il cuore di sorrisi!

Non c'è, in questo romanzo, nulla di sbagliato o condannabile. 
Non la giovane madre che lascia il figlio per inseguire il suo sogno
Perché una madre resta un essere umano come chiunque altro.
Non il giovane padre sparito nel nulla per quattro anni; non il ragazzo innamorato che decide di infilarsi in una vita non sua; non il piccolo bambino che, alla fine, è più grande di tutti noi!

C'è amore in questa storia; c'è l'amore che nasce piano, che sbuffa, che rompe e che cresce. Ci sono i calci tirati ad un pallone, una porta da calcio montata in salotto, un bambino che vuol essere come Donnacimma ma con indosso la maglia del Napoli; ci sono due papà (sì, due papà!) che lo guardano come solo un padre sa guardarti.
C'è l'amicizia, quella che trovi, quella che perdi, quella che non dimenticherai mai, quella di un istante o quella per sempre.
Ci sono risate, lacrime, silenzi e parole. Ci sono sguardi pieni, abbracci caldi, sogni su un divano al ritmo strimpellato di una chitarra.
C'è una penna, sola, sul mobile di una casa ormai vuota.
C'è un binario vuoto che sa di addio con la speranza che sia solo un arrivederci.
Nessuno mi aveva mai insegnato cosa fare quando uno sconosciuto sceglieva di stringersi a te.

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