lunedì 21 ottobre 2019

Recensione 'Cosa resta di Male' di Gianmarco Soldi - Rizzoli



Titolo: Cosa resta di male || Autore: Gianmarco Soldi || Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 5 marzo 2019 || Pagine: 333

È un torrido pomeriggio d'agosto, il sole picchia sulla pianura Padana seccando l'erba e il granturco. Amato è nascosto in macchina con la cuginetta Gioia, che ha appena schiacciato una lucertola sotto la scarpa. «Ora devi fare una cosa» gli dice, «altrimenti schiaccerò anche te. Devi baciarmi i piedi, come a una principessa.» Amato è ancora un bambino, eppure una scintilla buia gli si accende dentro. Desiderio, vergogna, paura: sentimenti che non sa come gestire né con chi condividere. Finché nella sua vita non arriva Malena, detta Male, una ragazzina con la pelle di luna e l'oscurità in fondo agli occhi. Capelli neri, felpa nera, scarpe nere. Ad Amato basta uno sguardo per capire che da quel momento non sarà più solo: gli amici, la musica, la nebbia malinconica del cielo di Cremona, tutto resta sullo sfondo per fare spazio a questo nuovo mondo a due. Lui e Male si scoprono, si ascoltano, si riconoscono l'uno nell'altra togliendosi ogni giorno un pezzo di corazza mentre la loro affinità si trasforma, col tempo, in una tenera e feroce educazione sentimentale.




Per trenta pagine, le prime, ho pensato di avere tra le mani quello che avrebbe potuto rivelarsi un libro molto bello.
Per trenta pagine mi sono sentita a casa, immersa in quei campi che così bene conosco, tra quelle strade che sono un poco anche mie
Poi tutto crolla e la lettura delle restanti 300 pagine di questo romanzo è stata, per me, fonte di grande turbamento e di un malessere interiore.
Ho cercato di "distaccarmi", di non entrare eccessivamente nella psiche di Amato Zago, il protagonista di questo romanzo, ma è stato impossibile e, arrivata a fine lettura, mi sono chiesta quanto Freud sarebbe stato felice di fare due chiacchiere con Gianmarco Soldi.

L'autore ci porta nella vita di Amato quando questi è un bambino di appena 10 anni. Un giorno d'estate, Amato è in compagnia della cuginetta Gioia che, dopo aver pestato una lucertola, si sfila scarpa e calzino e poggia il suo piedino sul viso di Amato.
Questo avvenimento pare condizionare tutta la vita del nostro protagonista, tanto che, arrivati alle ultime battute del romanzo, sarà lui stesso a chiedersi se la sua vita e le sue pulsioni sarebbero state diverse se, quel giorno di tanti anni prima, Gioia non gli avesse appoggiato il piede in faccia.
Partiamo col dire che Gioia, all'epoca dei fatti, era una bambina di cinque anni, quindi eliminate immediatamente qualunque pensiero equivoco dalla vostra mente.

Il problema è che, da questo punto in poi, tutto il romanzo (che ci viene descritto come romanzo di formazione!) veleggia tra un romance ben scritto e un erotico di bassa lega.
Accompagneremo Amato negli anni che andranno dalla fine dell'infanzia all'adolescenza sino all'età adulta.
E saranno anni fatti di ossessioni sessuali, masturbazione a più non posso, sesso in tutti i luoghi e in tutti i laghi.
A fargli compagnia ecco sopraggiungere Malena (no, non quella di Rocco Siffredi, anche se in questo libro starebbe benissimo!).
Malena e Amato si incontrano per la prima volta sul finire delle scuole elementari e, nonostante i vari allontanamenti e le tante separazioni, Amato sarà ossessionato da Male sino alla fine del romanzo.

Cerchiamo di fare il punto della situazione e partiamo da una doverosa quanto necessaria premessa, soprattutto visto il tono dei messaggi ricevuti su Instagram!
Non sono una bigotta, non sono repressa sessualmente, non penso che il sesso sia una cosa sporca o che mi farà finire all'inferno.
Ciò che mi infastidisce, soprattutto nei libri, sono le scene di sesso non giustificate: non è necessario che tutti trombino perché un libro possa essere venduto e, soprattutto, non è obbligatorio che tu, caro scrittore, mi descriva le chiappe della protagonista perché io possa capire cosa stia accadendo!

Nel caso specifico di Cosa resta di Male, però, l'autore va ben oltre: Amato appare, agli occhi di un lettore non "perverso", come un ragazzino con dei gravi disagi.
Gianmarco Soldi, peraltro, non fa che premere il pedale dell'acceleratore su queste pulsioni, portandoci a vedere un bambino di soli 10 anni come un soggetto fortemente disturbato.

La cosa che più mi ha infastidita durante la lettura di questo romanzo, è stato il perenne senso di malessere e disagio che mi ha accompagnata, quasi stessi leggendo qualcosa di proibito, quasi stessi spiando qualcuno nell'atto di compiere qualcosa di illecito.

Da mamma, mi sono spesso chiesta come sia stato possibile che nessuno dei due genitori di Amato avesse notato nulla. Da donna, invece, mi sono augurata di non incappare mai in un uomo di questo tipo!

Se non avessi ricevuto questo libro direttamente dall'autore, lo avrei mollato senza remore, ma sarebbe stata più una scelta fatta per tutelare me stessa che per evitare una brutta lettura.
Esulando da tutto questo sesso e da perversioni varie, la storia nel suo insieme risulta abbastanza fragile, con punte di surrealità eccessive e che lascia l'impressione che Soldi abbia voluto mettere troppa carne al fuoco.
Non esiste che un bambino di 10 anni vada a festeggiare il Capodanno da solo e, per di più, in osteria! O che lo stesso bambino sia ossessionato da una persona che non vedrà per anni!
Ad aggravare la situazione si aggiunge un linguaggio, quello usato da Amato, voce narrante della storia, degno di un novello poeta. E anche qui, tutto stride: innanzitutto, perché se un bambino di quell'età dovesse usare frasi come "una lacrima si gelò sulla mia guancia" o "non amerò mai più così qualcuno", dovrebbe finire dritto dritto a fare due chiacchiere con uno psicologo (e di quelli bravi!).
E inoltre, se decidi di far usare un linguaggio così arcaico al tuo protagonista bambino, devi anche farlo evolvere: Amato non può parlare a vent'anni esattamente come faceva a dieci.

Mi fermo qui, dicendo che l'unica cosa che riesco a salvare di questo romanzo è la scrittura di Soldi, che, trattandosi di un esordiente, è sicuramente affascinante e con un ottimo ritmo. 
Concludo, però, dicendo che mi sono più volte chiesta cosa volesse davvero raccontarmi l'autore e, soprattutto, che genere di romanzo avesse in mente: un romance? Un erotico? A me è parso solo una grande accozzaglia malata a perversa, una storia che se mi venisse chiesto di descrivere con una sola parola, definirei pruriginosa.


Ringrazio (!) l'autore per avermi fornito copia del romanzo

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