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Recensione 'Lettera non spedita' di Jennifer Cody Epstein - Rizzoli


Titolo: Lettera non spedita || Autore: Jennifer Cody Epstein || Editore: Rizzoli
Data di pubblicazione: 1 ottobre 2019 || Pagine: 439

New York, 1989. Ava Fischer oggi ha davanti a sé, tra le lenzuola del letto sfatto, le ceneri della madre Ilse. Le ha ricevute via posta aerea in una scatola, inviatele da un avvocato insieme a un plico di lettere mai spedite e indirizzate a un'amica d'infanzia. Il mistero che avvolge la figura della madre, una donna algida e silenziosa che non le ha mai svelato chi fosse suo padre, né perché da piccolina aveva dovuto abbandonarla in un orfanotrofio della Germania, comincia da qui a sciogliersi. Disorientata dal lutto improvviso - mentre, in parallelo, lunghi flashback inquadrano la giovinezza di Ilse negli anni dell'avvento del Terzo Reich e la sua fondamentale, frangibile amicizia con Renate Bauer - Ava si trova di colpo scagliata nel passato, invischiata nei dolori e nelle incomprensioni che hanno segnato la sua vita, alla ricerca di una madre sconosciuta. Prendendo le mosse dal memoir di una donna che da giovane aveva aderito al nazismo, Cody Epstein scrive un affresco per raccontare con forza e senza cedimenti il crimine - che non ha tempo - dell'adesione al male. E il tentativo tardivo e tragico di spiegare scelte imperdonabili.



Negli ultimi anni mi sono volontariamente allontanata dai romanzi incentrati sul nazismo e sulle persecuzioni razziali.
Il motivo principale è stato che gli ultimi che avevo letto mi parevano tutti uguali; e poi, ammettiamolo, pare proprio che nei quattro o cinque anni appena trascorsi, ci sia stato un proficuo quanto improvviso ritrovamento di diari sulle deportazioni ebree.
Leggere Lettera non spedita mi ha rappacificata, se così vogliamo dire, con un filone narrativo che rischia di venire snobbato proprio per l'eccessivo numero di pubblicazioni.

Jennifer Cody Epstein ci racconta la vita di tre donne, Ilse, Renate e Ava, e del filo che le lega.
Due cose sono necessarie per approcciarsi alla lettura di questo romanzo: innanzitutto, nonostante il titolo (totalmente stravolto in fase di traduzione), Lettera non spedita non è un romanzo epistolare; e, come seconda cosa, preparatevi ad affrontare molti salti temporali.
Partiamo proprio da questi ultimi e vi dico subito che ogni capitolo inizia con la data dell'anno in cui si svolgono le vicende e il nome della protagonista del capitolo stesso; questo aiuta tanto il lettore nell'avere ben chiaro il momento storico in cui si svolge la vicenda.

Ma chi sono le tre donne che incontreremo tra le pagine di questo romanzo?
Ilse e Renate sono adolescenti quando le conosceremo per la prima volta, nel 1933.
Carine, spensierate, molto diverse tra loro, le due ragazze sono il perfetto esempio di quella che è l'amicizia quando si è giovani: un rapporto esclusivo e quasi totalizzante, che porta ad escludere il mondo che ci circonda.
Ma il rapporto tra Ilse e Renate è destinato a concludersi quando la prima, entusiasta cadetta della Gioventù Hitleriana, scoprirà che la sua amica del cuore è una mischling (persona di sangue misto).

Il fulcro di questo romanzo sarà proprio il cambiamento di vita che coinvolgerà Renate e la sua famiglia e, di conseguenza, la rottura dell'amicizia tra lei e Ilse.
Se da una parte vivremo le sempre maggiori limitazioni quotidiane cui Renate dovrà far fronte, dall'altra scorgeremo la gioia di Ilse nel ritrovarsi al centro di un progetto di pulizia razziale che la porterà a tradire anche la sua amica di sempre.

Lettera non spedita è, innanzitutto, un romanzo sull'amicizia, sulla fiducia e sulla cattiveria umana.
Ilse è un personaggio scomodo, irritante, fastidioso e freddo. Una donna che dopo aver calpestato il valore dell'amicizia, penserà di poter tornare sui suoi passi come se nulla fosse; una donna che farà pagare ad Ava, la figlia, le proprie colpe, crescendola tra bugie e silenzi e costringendola ad allontanarsi da lei pur di non soffrire.

Il personaggio di Ava, colei che da il via alla narrazione, risulta a tratti abbastanza superfluo nell'economia della trama. Inizialmente, come detto, è uno spunto per farci conoscere Renate e Ilse; andando avanti, la sua figura servirà a farci comprendere meglio l'evoluzione della figura di Ilse e, sul finale, il suo ruolo sarà quello di rimettere a posto alcuni tasselli.
Non aspettatevi, però, un finale sorprendente, perché molte cose riusciremo ad intuirle ben prima della conclusione. 
Questo non inficia comunque sul giudizio relativo a quello che si è rivelato uno dei più bei romanzi letti in questo 2019.

La scrittura di Jennifer Cody Epstein è sicuramente uno dei pregi maggiori di questo libro: l'autrice, in maniera semplice, riesce a farci percepire tutte le emozioni, positive e negative, provate dalle protagoniste di questa storia.
A prevalere è, sorprendentemente, l'astio nei confronti di Ilse, una ragazza prima e una donna poi, che pare mettere sempre se stessa innanzi agli altri; mai, neanche per un momento, mi è capitato di provare compassione per lei o di credere in uno suo pentimento.
Ilse incarna perfettamente quell'ideologia nazista che davanti a nulla si è fermata.

Attraverso gli occhi di Renate, invece, vivremo quella sofferenza crescente e la continua perdita della dignità umana a cui il popolo ebreo fu sottoposto.
Le privazioni, i soprusi fisici e psicologici, la necessità di fuggire dalle proprie case, di nascondersi, ci vengono raccontanti con grande delicatezza e senza mai scalfire la dignità della persona.
Renate, che mai aveva sospettato di essere una mischling e che, inizialmente, pare quasi non accettare le sue origini, maturerà, di pagina in pagina, la consapevolezza che quel sangue ebreo che scorre in lei sia un dono e come tale lo tratterà per il resto dei suoi giorni.

Lettera non spedita è un romanzo delicato e doloroso, un capitolo della nostra storia vissuto attraverso altri occhi, occhi giovani e innocenti, che non possiamo e non dobbiamo dimenticare e che l'autrice ci fa vivere in maniera tenacemente umana.
Addentrarsi tra le pagine di questo romanzo sarà come compiere un lungo e penoso viaggio tra le pieghe dell'animo umano e rendersi conto che, purtroppo, la cattiveria umana esiste.


Ringrazio Rizzoli per la copia del romanzo



Commenti

  1. Bellissima recensione, grazie per questa perla! Sicuramente lo leggerò.

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