venerdì 3 gennaio 2020

Recensione 'Il destino di una famiglia' di Marie Lamballe - Rizzoli


Titolo: Il destino di una famiglia || Autore: Marie Lamballe || Editore: Rizzoli ||
Data di pubblicazione: 19 novembre 2019 || Pagine: 476

Wiesbaden, 1945. La guerra è agli sgoccioli, e quando Hilde Koch riemerge dal rifugio antiaereo dopo l'ultimo, devastante bombardamento che ha messo in ginocchio la sua città, stenta a credere alla sua fortuna: il Café Engel è ancora lì al suo posto, un po' ammaccato ma è lì, come se un miracolo avesse voluto salvare dalla distruzione la caffetteria dei suoi genitori, quel posto a un passo dal Teatro dell'Opera da sempre pieno di vita, frequentato da cantanti, attori, musicisti, direttori d'orchestra. E allora contro ogni buon senso, perché ora, nella Germania sconfitta e occupata dagli americani, è persino difficile trovare la polvere di caffè, la giovane Hilde si mette in testa di riaprire il locale. Per trasformarlo, in mezzo a tutta quella desolazione, in un'isola di speranza. Perché tutti, lì, di speranza hanno bisogno, a cominciare da lei che è rimasta sola dopo la partenza del soldato francese da cui aspetta un figlio. È un microcosmo straordinario, il Café Engel, una casa ritrovata per chi ha perso quasi tutto - che sia un tetto, o una gamba, o il senso del futuro. Come ogni casa è attraversata da risate improvvise, e un attimo dopo adombrata dalle sofferenze che non si riesce più a nascondere. Ma è pur sempre un approdo, nel deserto lasciato dalle macerie di questa cittadina di provincia; e verso le sue finestre illuminate, come attirati da una calda promessa che possa lenire l'orrore visto e scampato, si incamminano in tanti.




Una delle frasi più ripetute dagli insegnanti è sempre stata: "È intelligente, ma non si impegna". Se mi chiedeste di riassumere questo primo romanzo di Marie Lamballe, vi risponderei allo stesso modo!

Il destino di una famiglia, primo capitolo di una trilogia che andrà a coprire un trentennio di storia, vede al centro delle vicende la famiglia Koch nell'anno in cui la Seconda Guerra Mondiale sta per giungere alla sua conclusione.
Siamo a Wiesbaden, dove sorge il Café Engel, conosciuto anche come Caffè degli Artisti per via di tutti gli attori e i musicisti che hanno preso posto ai loro tavoli.
Le sirene continuano a suonare per lanciare l'allarme, le strade sono deserte e al posto di case e palazzi sorgono cumuli di macerie fumanti.
A Wiesbaden sono pochi gli uomini rimasti, tutti presi da una guerra sanguinosa e infinita.

Saranno Hilde ed Else, dopo l'ennesimo bombardamento, ad accoglierci tra le pareti del Café Engel.
Hilde ha poco più di vent'anni, è una ragazza tanto bella quanto tenace; non da meno è Else, la madre, che privata della presenza del marito e dei due figli maschi, si fa carico del Café per coltivare quella speranza di ritorno alla normalità che accompagnava la fine della guerra.

La prima parte di questo romanzo conquista senza remore! La Lamballe riesce a riprodurre in maniera vivida quelle atmosfere di angoscia mista a speranza che hanno contraddistinto il periodo immediatamente successivo alla guerra.
Da una parte vedremo le donne Koch, circondate da amici e coinquilini, darsi da fare per riaprire il Café Engel, trovare cibo e bevande da servire, lottare quotidianamente con la corrente elettrica che salta, l'acqua che manca, il riscaldamento che non funziona... e, nel frattempo, il pensiero andrà sempre a mariti, figli e amici di cui non si hanno più notizie.

Tutto questo viene rovinato dall'atmosfera da soap-opera con cui l'autrice decide di raccontare la seconda parte della storia.
Man mano che tutto pare tornare alla normalità, infatti, quasi non avesse più nulla da raccontare, la Lamballe decide di far virare i suoi personaggi sulla via degli amorazzi e delle invidie, delle bugie e delle ripicche.
Premesso che anche nella prima parte del romanzo nessuno dei protagonisti si distingua per simpatia, proseguendo con la lettura si osserva un cambiamento in negativo che, accoppiato a una trama che perde mordente, fa scadere questo romanzo nella mediocrità, rendendolo assolutamente dimenticabile e facendo scemare del tutto la curiosità verso i volumi successi.

A tratti, durante la lettura, ho avuto l'impressione di trovarmi davanti a protagonisti di rara stupidità, soprattutto se collocati in un contesto storico che dovrebbe distinguersi per spirito di solidarietà e fratellanza e non per stupide invidie sugli abiti che si indossano o sui fidanzati!
Il personaggio di Hilde, in particolare, subisce un'involuzione tale da renderla non solo infantile, ma cattiva al punto da far pensare che i tedeschi se la siano cercata.

Un vero peccato questa scelta da parte di un'autrice che, benché al suo esordio, si distingue per uno stile fluido che invoglia il lettore a tenere il suo romanzo tra le mani.

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