mercoledì 8 gennaio 2020

Recensione 'Caterina d'Aragona' di Alison Weir - Beat


Titolo: Caterina d'Aragona || Autore: Alison Weir || Editore: Beat
Data di pubblicazione: 17 gennaio 2019 || Pagine: 654

Inghilterra, 1501. In piedi sul ponte della nave, con le ciocche di capelli rosso e oro che le sferzano il viso, Caterina d'Aragona, figlia di Ferdinando il Cattolico e d'Isabella di Castiglia, scruta con trepidazione la costa inglese, domandandosi cosa le riserverà il futuro. Promessa sposa dell'erede al trono, il Principe Arturo, Caterina sa che sarà suo dovere dimenticare la Spagna e adeguarsi agli usi e costumi del nuovo regno, di cui un giorno sarà regina. Giunta a Londra, tuttavia, la giovane fatica a mascherare lo sgomento quando si trova davanti il futuro marito: Arturo è gracile e smunto e, alla luce fioca delle candele, Caterina nota che le gote non sono affatto rosee, come apparivano nel ritratto che le ha donato, bensì bianche, accese solo da un rossore febbrile. Ben diverso da Arturo è il fratello minore, il Principe Enrico, di stazza robusta e innegabile fascino, capace di suscitare in Caterina un inspiegabile turbamento, quel turbamento che sempre si prova dinnanzi a coloro che ci sono destinati. Otto anni dopo sarà infatti Enrico, salito al trono come Enrico VIII, a sposare Caterina, e con lei regnerà per sedici anni, prima che l'arrivo a corte della seducente e intrigante Anna Bolena, intenzionata a fare breccia nel cuore del re, muti le sorti del regno, segnando per sempre il futuro di Caterina. Imprigionata da Enrico nel castello di Kimbolton, ripudiata e spogliata di ogni privilegio, Caterina non rinuncerà mai a farsi chiamare Regina, mentre intorno a lei andrà raccogliendosi un notevole ancorché violentemente represso consenso popolare... Attraverso pagine capaci di evocare un mondo perduto pieno di splendore e brutalità, e una corte in cui l'amore - o il gioco dell'amore - dominava su tutto, Alison Weir dà vita a un romanzo storico sulla tumultuosa vita della Regina Caterina d'Aragona, sposa devota fino alla fine e unica «vera» moglie di Enrico VIII.



C'è un requisito fondamentale che un romanzo storico deve avere per farsi apprezzare da tutti: lasciarsi leggere senza trasmettere al lettore la sensazione di essere seduto a un banco di scuola.
Caterina d'Aragona, primo volume di una serie di sei, ognuno dei quali dedicato a una delle mogli di Enrico VIII, rientra perfettamente in questa categoria e buona parte del merito è da attribuire alla sua autrice, Alison Weir.

La storia di Enrico VIII e delle sue mogli è tristemente nota a tutti, quindi non è facile scriverne e conquistare i lettori, portandoli a sentirsi quasi "costretti" ad approfondire la conoscenza di Caterina d'Aragona, colei che di Enrico fu la prima e unica consorte legittima.

Caterina sbarcò sulle coste inglesi nel 1501, quando aveva appena 15 anni, pronta a diventare la sposa di Arturo, futuro re inglese.
Accolta con grande gioia dal popolo britannico, che la sostenne anche negli anni bui della separazione da Enrico, purtroppo fu vittima di una sorte alquanto avversa.
Il matrimonio con Arturo durò appena 5 mesi, durante i quali i due non ebbero mai rapporti. Arturo era un ragazzo debole e spesso malato, tanto che lasciò presto Caterina al ruolo di giovanissima vedova, morendo di tubercolosi.
Caterina si chiese che cosa ne sarebbe stato di lei, adesso. A sedici anni appena, era vedova e vergine.
Quasi subito, tra le famiglie dei due Principi prese vita una serrata trattativa che avrebbe dovuto portare Caterina a diventare la moglie di Enrico, fratello minore di Arturo e nuovo erede al trono d'Inghilterra.
Nonostante la dispensa papale, necessaria affinché il matrimonio tra i due giovani non venisse considerato incestuoso, trascorsero quasi 7 anni prima che Enrico e Caterina riuscissero a convolare a nozze; anni che Caterina trascorse in uno stato di inedia, almeno sino al giorno della morte di Re Enrico VII.

Saranno la voce e lo sguardo di Caterina ad accompagnarci attraverso i 35 anni della sua vita sul suolo inglese. Tramite le sue parole approfondiremo la conoscenza di questa donna totalmente devota a quello che fu il suo unico amore. E sarà proprio questa sua totale dedizione al marito che, a tratti, potrebbe far storcere il muso a più di una lettrice!
Caterina, con l'avvento di Anna Bolena nella vita del Re, verrà messa pian piano da parte, sino al punto di essere disconosciuta come moglie e come Regina.
Nonostante le varie angherie, i soprusi e i maltrattamenti subiti, però, Caterina mostrerà sempre una fede incrollabile verso Dio e una grande abnegazione per quello che lei, giustamente, ha reputato suo marito sino all'ultimo giorno di vita.

Grazie a un eccelso gioco di dialoghi e descrizioni, Alison Weir ci introdurrà nei lussuosi palazzi dell'Inghilterra del Cinquecento, facendoci ammirare arazzi e tappeti e stuzzicando il nostro palato coi piatti prelibati che venivano serviti a corte; ci troveremo a passeggiare fianco a fianco con Tommaso Moro e a guardare di sottecchi l'avido Cardinale Wolsey.
Ammireremo Caterina, riccamente vestita e col corpo quasi interamente coperto di gioielli, incedere maestosa a fianco di un giovane e bellissimo Enrico!
Assisteremo, incontrovertibilmente, al dolore di Caterina, che vedrà morire, uno dopo l'altro, i suoi figli, e a quello di Enrico che, oltre che padre affranto, sarà Re senza alcun erede.

Scopriremo il dolore di una coppia in cui uno dei due smetterà di amare. E non importa che tutto ciò avvenga oggi o sia accaduto più di 500 anni fa: il dolore di una donna tradita, ferita, ripudiata non patisce il tempo e il contesto storico.
E sarà questo il tratto preponderante della Caterina adulta: una donna affranta e in pezzi, il cui cuore, però, sarà sempre rivolto al suo amato sposo, cui pare pronta a giustificare qualunque azione, ogni parola e ogni scelta.
Non ci sarebbero stati amarezza, né rimproveri. Sarebbe tornata da Enrico traboccante d'amore, con il perdono nel cuore, felice di riprendere il posto che le spettava di diritto.
Caterina trascorrerà tutti i nove anni in cui Enrico metterà in dubbio la validità del loro matrimonio con la speranza che lui torni sui suoi passi e la riprenda come moglie.
Forte di una cultura che metteva l'uomo al centro della coppia e avvalorata da un'educazione fortemente cattolica, Caterina rimase devota a Enrico sino all'ultimo alito della sua vita, a discapito di una tranquillità e di quegli agi che l'accettazione del divorzio le avrebbero potuto concedere.
Anche il suo ruolo di madre subì le ritorsioni di Enrico, che la costrinse a trascorrere gli ultimi anni di vita separata dalla figlia Maria, convinto che Caterina potesse complottare per mettergliela contro.

654 pagine che scorrono come acqua fresca; non una pagina, durante la lettura, mi è risultata superflua. E quando un romanzo di questo tipo si fa leggere in pochi giorni, allora c'è dietro una penna meravigliosa. 
È esattamente questo che ho pensato già dopo poche pagine: la Weir ha uno stile a dir poco ammaliante, in grado di conquistare anche coloro non avvezzi al genere e di lasciare, a fine lettura, la bramosia di passare immediatamente al volume successivo.


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