lunedì 22 giugno 2020

Recensione 'Vie di fuga' di Lucrezia Sarnari - Rizzoli


VIE DI FUGA || Lucrezia Sarnari || Rizzoli || 3 giugno 2020 || 304 pagine

"Sogna una storia 'alla Jane Austen' da sempre, ma vive Moravia." Non è l'inizio di una commedia romantica ma è la vita di Giulia, trentasette anni e il timore costante di aver scelto la strada sbagliata. L'unica volta che si è sentita in pace con la propria coscienza, perché non ha cercato la fine di una storia prima ancora di viverla e ha sposato suo marito, be' l'amore si è trasformato in quieto affetto. Nel frattempo ha trovato la sua via di fuga dalla realtà, quello che le sembra l'Amore con la "a" maiuscola, e si è incastrata in una conversazione a suon di notifiche che fanno trepidare il cuore, battute brillanti, selfie da inviare con nonchalance e ultimi accessi da controllare. Lui è Carlo, ed è sposato. Essere amanti è romantico solo il primo anno, e ai tempi della messaggistica istantanea solo il primo mese. Perché non c'è niente di peggio delle spunte blu quando lui visualizza e non risponde. Forse. Un giorno Internet salta, i social vanno in down, gli smartphone smettono di funzionare e "sta scrivendo" resta sullo schermo all'infinito. Non sono più i tempi di "Harry ti presento Sally", adesso c'è "Fleabag". E quando tutte le vie di fuga svaniscono e ti ritrovi in un bar di provincia a controllare ossessivamente la connessione che non torna, rimane soltanto una cosa da fare: smettere di rifugiarti nel mondo del "e se?", tirare fuori dal cellulare tutto quello che ci hai nascosto e prendere delle decisioni. Lucrezia Sarnari ci racconta quello che non si osa dire sui sentimenti e sull'amore ai tempi di WhatsApp. Leggendo questa storia inciampiamo nella vita di Giulia ma anche nelle nostre.





Ho sempre pensato che uno dei pregi maggiori di un libro fosse quello di lasciarsi leggere in fretta. Avete presente quei libri che prendete in mano, vi sedete in poltrona, iniziate a leggere e senza neanche accorgervene, quasi fosse una magia, vi ritrovate ad aver divorato 100 pagine? Ecco, Vie di fuga rientra appieno in questa categoria!
Di contro, però, la voglia di prenderlo in mano e dedicargli del tempo è scemata man mano che andavo avanti con la lettura. E questo, lo sappiamo, non è un bene.

Vie di fuga parte da uno spunto interessante: cosa accadrebbe se internet saltasse, se tutti i telefoni fossero inutilizzabili? Questo è il dramma che dovranno affrontare Giulia, Irene e Federica, trentasettenni, amiche da una vita, che, in quel di Perugia, si ritroveranno isolate dal mondo.
Un giorno, improvvisamente, tutti i telefoni sono privi di segnale, internet non va più, il caos rischia di prendere il sopravvento.
La più spaventata da questa situazione pare essere proprio Giulia, la protagonista, che da qualche tempo intrattiene una relazione extraconiugale con Carlo, affascinante giornalista milanese, conosciuto durante uno dei suoi fine settimana romani.
È proprio nella capitale, infatti, che la ragazza si reca per frequentare un corso di scrittura, con la speranza di riuscire, un giorno, a esaudire il suo sogno: diventare una scrittrice.
Durante una delle sue passeggiate, Giulia incontrerà Carlo e tra i due scoccherà la famosa scintilla!
Ma se Carlo è impelagato in un matrimonio che sta in piedi solo grazie alla presenza di una figlia, Giulia, a sua volta, si sente prigioniera del suo rapporto con Mattia.

Come detto all'inizio, lo spunto, l'idea alla base di questo romanzo, sono interessanti. Anche io mi sono chiesta come sarebbe la mia vita, oggi, senza telefono e senza internet.
Durante il periodo del lockdown mi sono allontanata molto dai social, ma la chat con le Sciallette e la possibilità di poter sentire la loro voce al telefono, sono state un aiuto fondamentale per non impazzire del tutto!
Purtroppo, nel romanzo di Lucrezia questa situazione rimane solo una goccia che si perde in un mare di personaggi scialbi, situazioni pressoché inutili e, per non farci mancare nulla, un finale che più che sorprendere, irrita al limite del sopportabile.
Giulia, colei attorno alla quale tutto gravita, è una donna che a 37 anni ha la maturità di un'adolescente: costantemente insoddisfatta di se stessa e della sua vita, si lamenta sempre di tutto. Ci ritroveremo, quindi, ad avere a che fare con un personaggio fastidioso, antipatico, al quale, più di una volta, lo confesso, avrei assestato due sberle!
Per tutta la narrazione, infatti, Giulia oscillerà tra una sorta di insicurezza che la porta a pensare che Carlo, il suo amante, possa disinnamorarsi di lei solo perché impossibilitato a sentirla telefonicamente per qualche ora, e sbuffi vari rivolti al marito, reo, secondo lei, di essersi accomodato in un matrimonio che, sempre secondo lei, dovrebbe essere frizzante e passionale come il primo giorno.
Non c'è stata una sola volta in cui Giulia abbia messo in discussione se stessa o si sia assunta una parte di quelle colpe che, lo sappiamo tutti, andrebbero sempre divise a metà!
Irene e Francesca, da par loro, rimangono due personaggi di sottofondo, ben lontane da quelle Amiche a cui certi romanzi e, se siamo fortunate, la vita, ci hanno abituate. Non supportano Giulia, anzi semmai si ha sempre l'impressione la sopportino, cosa peraltro reciproca; rimangono costantemente in una sorta di via di mezzo fatta di frasi smozzicate, di parole non dette sino a rendersi scialbe, a volte inutili nell'economia del romanzo, tanto da sparire pian piano nel computo di un finale che le vedrà relegate a un ruolo marginale.

Ad aggiungere caos in una trama già di per sé confusa a causa dei continui balzi temporali (avanti e indietro... avanti e indietro...), un gruppo di adolescenti, allievi di Giulia, la cui unica presenza all'interno del romanzo pare giustificata solo da una sorta di parallelismo di reazioni alla famigerata "morte" dei telefoni
È stato così anche per il down: chi l'ha presa male, parecchio male, siamo stati noi quarantenni. I ventenni, la vita, si limitano a viverla...
Unico salvatore di questo romanzo, al di là della scrittura della Sarnari, cui verrebbe da dire: "È intelligente ma non si applica!", è Mattia. Povero marito di Giulia, vittima di una donna rimasta ferma, almeno mentalmente, a 13 anni e all'idea dell'amore fatto di farfalle nello stomaco, Mattia appare come il solo in grado di portare sulle spalle il peso di una storia fragile.
Peccato davvero per quel finale, che lo riporta nel regno dei gabbani, ma di quelli proprio stronzi!

Dunque, queste Vie di fuga su cui tante speranze riponevo, si sono rivelate, invece, una strada accidentata e con un pessimo panorama, neanche degno di una delle tante foto che la Bacci avrebbe voluto scattare durante un nostro viaggio in macchina!

Ringrazio l'autrice per avermi fornito copia del romanzo

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