lunedì 13 luglio 2020

Recensione IN ANTEPRIMA 'Non è mai troppo tardi' di Stefania Russo - Sperling&Kupfer




NON È MAI TROPPO TARDI || Stefania Russo || Sperling&Kupfer || 14 luglio 2020 || 230 pagine


Mi chiamo Annarita, ho ottantaquattro anni e vivo nel Mostro di cemento, un anonimo complesso residenziale nella periferia di Milano, su una stramaledetta sedia a rotelle. Non si può certo dire che io sia autosufficiente, ma per fortuna posso contare sull'aiuto di Olga, una donna rumena premurosa e gentile. Ho anche una figlia, Katia, che vive proprio nella palazzina qui accanto, ma non ha più tempo ormai da dedicare alla sua vecchia. C'è una cosa, però, per cui le sarò per sempre grata: sua figlia Stella, la mia affettuosa nipotina sedicenne, la mia felicità quotidiana. Trascorro le mie giornate tra un caffè con i vicini e i romanzi che Olga mi legge, trascinandomi, di tanto in tanto, nel cortile del Mostro, dove ho conosciuto questo strambo vicinato con cui mi sono trovata a vivere: le vecchiette con cui vado a messa, Alessio - il fidanzatino di Stella - e gli altri ragazzotti con i pantaloni strappati, il giovane e instancabile Totò e don Antonio, su cui tutti possiamo sempre contare. Non ho mai visto il Mostro così animato come nelle ultime settimane, tanti vicini disposti a donare il loro tempo e altrettanti a pagare per imparare a impastare il pane o a usare il computer. Si chiama Banca del Tempo. L'idea è venuta a Stella: chi vuole può rendersi disponibile offrendo dei corsi, e il denaro raccolto dai partecipanti servirà ad aiutare la sorella di Olga, gravemente malata. Speriamo solo che non sia troppo tardi...




Ebbene sì, ho ottantaquattro anni e mi chiamo Annarita. Avete idea di cosa significhi avere ottantaquattro anni?
Se parliamo di età, potrei suggerirvi di chiedere alla Bacci, che di anni ne vanta ben 103, quindi Annarita Ferrari, protagonista del romanzo di esordio di Stefania Russo, al confronto è una giovane e arzilla ragazza! 
In realtà, Annarita tanto arzilla non lo è più: gli ultimi anni per lei sono stati una continua decadenza. Dall'essere una donna autonoma e indipendente è passata a vedere la sua andatura rallentare, poi appoggiarsi a un bastone che presto è diventato uno di quei girelli per anziani per finire su una sedia a rotelle.
Annarita vive nel "Mostro di cemento", un complesso residenziale alle porte di Milano, un enorme agglomerato di case e persone. 
La sua, di casa, si trova al terzo piano di una delle tante palazzine che compongono Il Mostro. Nell'ala opposta alla sua, Katia e Stellina, figlia e nipote di Annarita. E in mezzo, tante vite, tante storie, tanti dolori.

Non è mai troppo tardi ci apre le porte di queste case e, attraverso lo sguardo di Annarita ci ricorda che nessuno di noi è solo, che ci sarà sempre una mano pronta a tendersi verso di noi, anche quando non ce lo aspettiamo, anche quando, inaspettatamente, quella mano appartiene a persone che abbiamo sempre evitato.

Annarita conduce una vita tranquilla, è una donna che, come tutti gli anziani, si fa forte delle sue abitudini, dei suoi ritmi consolidati, che non esce mai dal seminato e, tutto sommato, quando può evita anche di uscire dalle quattro mura che compongono la sua casa.
Dopo la morte del suo Egidio, Annarita si è chiusa pian piano in se stessa, ammettendo nella sua vita pochissime persone: Stella, la nipote sedicenne, Ornella e Giorgio, i suoi vicini di casa, e Olga, la badante rumena che la aiuta nelle piccole, grandi incombenze quotidiane.
Ma Annarita non ama pesare sugli altri, così cerca di disturbare tutti il meno possibile e anche quando avrebbe davvero bisogno di aiuto, se può, si arrangia da sola.

In questo romanzo si alternano, con molto equilibrio, situazioni che strappano più di un sorriso (vi dico solo "salto del pannolone", una frase che salverà noi Sciallette da una vita come badanti della Bacci!) ad altre che, invece, vi faranno riflettere e, in qualche caso, vi strapperanno anche qualche lacrima!

Non è mai troppo tardi è una storia che ci racconta la vita di una donna anziana, ma soprattutto la solitudine e la solidarietà. 
Ada, la sorella di Olga, soffre di una malattia incurabile. La sua unica possibilità di sopravvivenza è racchiusa in una cura sperimentale che viene praticata a Milano. Ma il trasferimento dalla Romania è costoso e Olga, nonostante svolga tre lavori, non ha ancora raccolto la cifra sufficiente per portare in Italia la sorella. Il tempo stringe e la malattia di Ada peggiora. 
Annarita vorrebbe tanto aiutare Olga, ma lei è solo una donna anziana che vive con 700 euro di pensione. Ed è qui che entra in ballo Stellina che, con tutta la vitalità della sua giovane età, decide creare una Banca del Tempo che serva a raccogliere la cifra necessaria a Olga per portare sua sorella in Italia.

Entrare a far parte della vita di Annarita vorrà dire accettare la realtà che ci circonda: una donna anziana e spesso sola, la cui figlia, tanto desiderata e tanto amata, fa delle scelte non condivisibili e affida la madre alle cure di un'estranea.
Vuol dire fare i conti con una donna che deve scegliere tra pagare le bollette e mettere della carne nel suo piatto.
Vuol dire renderci conto che tutti siamo un po' soli, ma anche che gli amici, quelli veri, sono il fulcro delle nostre giornate
... forse l'amicizia è la terapia più efficace.
 Con uno stile scorrevole e dolcemente poetico, Stefania Russo ci racconta la vita in un mostro di cemento in cui nessuno è mai davvero solo, in cui basterà allungare una mano per trovare, dall'altra parte del pianerottolo, qualcuno pronto ad afferrarci, ad aiutarci, a correre in aiuto di chi ha bisogno.

Un romanzo perfetto? Ovviamente no, ma quale romanzo lo è, in fondo? Qualche perplessità mi è rimasta sugli ultimi capitoli, che mi hanno dato l'impressione di essere stati messi lì più per riuscire a chiudere le fila di ogni sottotrama, di ogni storia, di ogni personaggio per poi arrivare a un epilogo con il classico happy ending.

Piccole sbavature che, però, non ledono quella che è la struttura portante della storia, una storia che si insinua tra le pieghe della pelle del lettore, che lo fa suo, lo conquista e lo porta a farsi divorare in poche ore, lasciandolo, alla fine, stremato e felice come solo i bei romanzi sanno fare!
Un libro che consiglio a chi di voi ha bisogno di far pace col mondo, di ritrovare quel benessere perduto negli ultimi mesi e a chi, invece, ha dimenticato quanto un abbraccio possa sempre aiutare, anche in questo periodo di forzato distanziamento.

E complimenti a Stefania per questo esordio scoppiettante, dolce e malinconico che tanto mi ha ricordato la scrittura di un autore a me molto caro ;)


Ringrazio l'autrice per avermi fornito una copia del romanzo in anteprima


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