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[Bookswiffer] Recensione 'Vardø Dopo la tempesta' di Kiran Millwood Hargrave - Neri Pozza



VARDØ DOPO LA TEMPESTA || Kiran Millwood Hargrave || Neri Pozza || 2 luglio 2020 || 336 pagine

1617, Norvegia nordorientale. In una funesta vigilia di Natale, il mare a Vardø si è improvvisamente sollevato e una folgore livida ha sferzato il cielo. Quando la tempesta si è acquietata in uno schiocco di dita, così com'era arrivata, le donne si sono raccolte a riva per scrutare l'orizzonte. Degli uomini usciti in barca non vi era, però, nessun segno. Quaranta pescatori, dispersi nelle gelide acque del Mare di Barents. Alla ventenne Maren Magnusdatter, che ha perso il padre e il fratello nella burrasca, e a tutte le donne di Vardø non resta dunque che un solo compito: mettere a tacere il dolore e cercare di sopravvivere. Quando l'inverno allenta la presa e le provviste di cibo sono quasi esaurite nelle dispense, le donne non si perdono d'animo: rimettono le barche in mare, riprendono la pesca, tagliano la legna, coltivano i campi, conciano le pelli. Spinte dalla necessità, scoprono che la loro unità può generare ciò che serve per continuare a vivere. L'equilibrio faticosamente conquistato è destinato, però, a dissolversi il giorno in cui a Vardø mette piede il sovrintendente Absalom Cornet, un fosco e ambiguo personaggio distintosi, in passato, per aver mandato al rogo diverse donne accusate di stregoneria. Absalom è accompagnato dalla giovane moglie norvegese, Ursa, inesperta della vita e terrorizzata dai modi sbrigativi e autoritari del marito. A Vardø, però, Ursa scorge qualcosa che non ha mai visto prima: donne indipendenti. Absalom, al contrario, vede solo una terra sventurata, abitata dal Maligno. Un luogo ai margini della civiltà, dove la popolazione barbara dei lapponi si mescola liberamente con i bianchi e dove una comunità di sole donne pretende di vivere secondo regole proprie.



Vardø Dopo la tempesta è il titolo che Laurala Bacci hanno selezionato tra i cinque da me proposti per il bookswiffer di gennaio; bookswiffer che, vi ricordo, è la rubrica che ci aiuta a "spolverare le nostre librerie, dandoci modo di leggere almeno un libro al mese tra quelli che vi stazionano da più tempo!
Come sarà andata la mia lettura?


Premessa: non amo leggere di streghe, stregoneria e tutto ciò che ne fa parte. E allora perché ho deciso di leggere un romanzo che proprio di questo argomento si occupa? Perché neanche io sono immune ai pareri entusiasti degli altri lettori e di una certa blogger di cui tendo a fidarmi ciecamente (ciao, Bacci!).

Ero, quindi, pronta ad affrontare una lettura che mi portasse a scoprire cosa accadde a Vardø nel lontano 1600, proprio perché questo romanzo racconta fatti realmente accaduti.
Il problema centrale di questa lettura consiste proprio nella mancanza quasi totale di questo racconto.

Arriviamo a Vardø nel giorno in cui una violenta tempesta ha ucciso quasi tutti gli uomini del piccolo villaggio norvegese. 
Trascorso l'inverno, con le provviste sempre più assottigliate, le donne decidono di darsi da fare, rimettendo in mare le barche rimaste e dedicandosi alla pesca, ricoprendo così un ruolo che non spettava loro.
Bastava questo, all'epoca, per essere accusate di stregoneria, ma la situazione peggiorerà con l'arrivo del sovrintendente Absalom Cornet e della giovanissima moglie Ursa.
Cornet è dedito alla caccia alle streghe e darà il via a un lungo processo atto a incriminare quante più donne possibile.

Questa parte della storia, purtroppo, viene relegata in secondo piano dalla scelta narrativa dell'autrice, che si concentra maggiormente sulla storia d'amore saffico tra la stessa Ursa e Maren, una delle abitanti del villaggio.

Ho faticato molto a entrare in sintonia con questo romanzo, quasi respinta dallo stile della Hargrave che ho trovato lento e dispersivo.
La storia risulta estremamente ripetitiva, cadenzata da quei gesti quotidiani che caratterizzano la vita di una piccolissima comunità di persone, ma questo non fa altro che rallentare ulteriormente la narrazione.
A quasi 100 pagine dalla fine, il romanzo è ancora fermo su vaghi presagi di stregonerie e processi sommari, rivolgendo sempre più l'attenzione al rapporto tra Ursa e Maren, tanto da portarmi a chiedere che senso abbia avuto la scelta di incentrare un romanzo su ciò che accadde a Vardø nel 1600 e non, più realisticamente, sulla storia d'amore tra le due donne.

Arrivati quasi alla fine, sembra che tutto venga accelerato per trovare una quadra alla storia: le "streghe" vengono uccise, la persecuzione continua e tanti cari saluti a tutti!

Unico pregio di questa storia: si legge molto velocemente e mi è servita a confermare ancora una volta che i romanzi sulle streghe non fanno per me!



Commenti

  1. Ottimo.
    Mi sono dovuta occupare dell'argomento negli anni dell'università e non vedevo l'ora di uscire da quello che per me è stato un incubo, dal punto di vista emotivo. Da allora, il mio tempo libero non sì è mai più incrociato con la caccia alle streghe, salvo quando qualche giudizio a mille stelle e un'ottima casa editrice mi inducono in tentazione: meno male che esistono le tue recensioni, così sostanziose e così concrete che accorciano l'interminabile lista dei libri da leggere, senza ripensamenti :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tu sei sempre molto carina e gentile e io spero di poterti aiutare ogni giorno sia nell'allungare la wishlist che nello sforbiciarla quando è il caso!

      Elimina

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