giovedì 21 gennaio 2021

Recension 'Il quaderno dell'amore perduto' di Valérie Perrin - Nord



IL QUADERNO DELL'AMORE PERDUTO || Valérie Perrin || Editrice Nord || 16 luglio 2020 || 348 pagine

La vita di Justine è un libro le cui pagine sono l'una uguale all'altra. Segnata dalla morte dei genitori, ha scelto di vivere a Milly - un paesino di cinquecento anime nel cuore della Francia - e di rifugiarsi in un lavoro sicuro come assistente in una casa di riposo. Ed è proprio lì, alle Ortensie, che Justine conosce Hélène. Arrivata al capitolo conclusivo di un'esistenza affrontata con passione e coraggio, Hélène racconta a Justine la storia del suo grande amore, un amore spezzato dalla furia della guerra e nutrito dalla forza della speranza. Per Justine, salvare quei ricordi - quell'amore - dalle nebbie del tempo diventa quasi una missione. Così compra un quaderno azzurro in cui riporta ogni parola di Hélène e, mentre le pagine si riempiono del passato, Justine inizia a guardare al presente con occhi diversi. Forse il tempo di ascoltare i racconti degli altri è finito, ed è ora di sperimentare l'amore sulla propria pelle. Ma troverà il coraggio d'impugnare la penna per scrivere il proprio destino?


Valérie Perrin è stata la mia cura durante il primo lockdown: Cambiare l'acqua ai fiori, con la sua protagonista, Violette, è stato il palliativo della mia anima.
Leggere questo romanzo dopo due letture non proprio felici, quindi, mi sembrava un'ottima scelta! E, a grandi linee, lo è stata. 

Il quaderno dell'amore perduto è, in realtà, il primo romanzo dell'autrice francese e, durante la lettura, si percepisce una certa immaturità nella scrittura, soprattutto per la scelta narrativa di una parte del romanzo.
Questa storia si dipana su un doppio piano temporale: nel presente troviamo Justine, una giovane ragazza cresciuta con i nonni dopo aver perso entrambi i genitori quando era molto piccola.
Justine ama gli anziani e lavora in una casa di riposo, nella quale, oltre ad occuparsi degli ospiti, ascolta le loro storie, raccogliendole in un quaderno dalla copertina azzurra.
E proprio da questo quaderno scopriremo, spostandoci nel passato, la storia di Héléne, una delle ospiti dell'ospizio.

Esattamente come la storia si dipana su due piani temporali, anche il mio pensiero su questo libro si divide nettamente a metà: il racconto della vita di Hélène, che ripercorre la sua gioventù, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la perdita del suo grande amore è affascinante e dolce e si divora in poco tempo.
La lettura, però, rallenta notevolmente quando si ha a che fare con i capitoli che raccontano la vita di Justine. Benché potrebbe essere interessante scoprire come sia cresciuta questa ragazza e quali cicatrici abbia lasciato in lei la perdita dei genitori, purtroppo Perrin si concentra più sul presente della sua vita, ma lo fa lasciando grandissimi vuoti narrativi, tanto che mi sono ritrovata più volte a chiedermi se, involontariamente, non avessi saltato qualche pagina!
Ci sono state parti del racconto che sembravano buttate lì a caso, rapporti e dialoghi tra Justine e Roman, il giovane nipote di Hélène, che sembravano "eccessivi", quasi i due avessero instaurato un rapporto all'insaputa dell'ignaro lettore!

Questa cosa, durante la lettura, mi lasciava basita, tanto che mi sono ritrovata a chiedere aiuto alla Bacci, che di recente ha letto il romanzo. La sua supposizione è stata che Roman parlasse di Justine con Hélène e che, per questo motivo, sapesse molte cose della ragazza. 
Il discorso potrebbe filare, in effetti, ma io ho continuato a provare, per tutta la lettura, un senso di insoddisfazione e incompletezza, come se fossi stata privata di una parte del racconto.

Nel sottobosco della narrazione troviamo un "mistero" che pare avvolga la morte dei genitori di Justine, ma viene buttato lì tra una cosa e l'altra, quasi l'autrice volesse incuriosirci, ma poi lasciarci a bocca asciutta.
Questo "mistero" pare trovare soluzione... circa... diciamo che viene fatta una sconvolgente supposizione che, però, mai verrà accertata, verso la fine del libro.

Nell'insieme Il quaderno dell'amore perduto è un bel libro, nel quale si intravede ciò che la Perrin diverrà nel romanzo successivo, ma, forse, sarebbe servito un più attento lavoro di editing, qualche "aggiustatina", qualche aggiunta, qualche correzione alla trama per ottenere una storia di un livello decisamente superiore.

Certamente non siamo ai livelli di Cambiare l'acqua ai fiori, dove sia la protagonista che la storia raccontata racchiudono una dolcezza e un dolore, un'intensità di emozioni e una delicatezza difficilmente replicabili.
Il mio consiglio, quindi, è di leggere questo romanzo solo se non avete già conosciuto Violette!

6 commenti:

  1. Mi fa davvero piacere aver letto la tua recensione! Questa è un'autrice che vorrei proprio leggere quest'anno :) (sono avventure_di_carta su IG!)

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    1. Giulia!!! Ma che bello leggerti anche qui <3 Io la Perrin te la consiglio caldamente, ma se vuoi leggere entrambi i romanzi, parti da questo, mi raccomando!

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  2. A questo romanzo riconosco un grande pregio- e cioè, quello di essere uno dei pochi che sono riuscita a concludere, in un 2020 sventurato anche dal punto di vista delle letture. Sul resto, concordo con te: forse ci sono delle responsabilità anche dal punto di vista dell'editing - oltre ai "vuoti" citati da te, io ho trovato tante ridondanze, tante pagine inutili... due o tre sforbiciate non gli avrebbero fatto male. Ma hai ragione, meglio leggere questo prima di Cambiar l'Acqua ai Fiori (d'altronde, prima l'ospizio, poi il cimitero :)

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    1. Una sequenza naturale, hai ragione!
      Io, invece, durante il primo lockdown ho avuto il piacere di essere accompagnata da Violette, che mi è rimasta nel cuore anche un po' per quello!

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  3. Ciao! Io ho appena finito "Cambiare l'acqua ai fiori", che dire, staccarmi da Violette è stato doloroso. Ho adorato il suo personaggio e tutta la storia. Ho pianto, ho sorriso, ho sofferto con lei. Mi accingo adesso a leggere il suo primo romanzo. Spero che non mi deluda!

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    1. Non è brutto, ci mancherebbe. Ma leggerlo dopo aver conosciuto Violette è un po' destabilizzante.

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