Recensione IN ANTEPRIMA 'Hidden Valley Road' di Robert Kolker - Feltrinelli

HIDDEN VALLEY ROAD || Robert Kolker || Feltrinelli || 17 marzo 2022 || 440 pagine

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Stati Uniti, metà del secolo scorso. La famiglia Galvin è la personificazione del sogno americano. Il padre Don si avvia a una brillante carriera nell'esercito e i suoi numerosi trasferimenti non impediscono alla coppia di mettere al mondo ben dodici figli, dieci maschi e due femmine, ragazzi sani e intelligenti, dei campioni negli sport e nella musica. Una famiglia di successo. Ma le cose, con l'adolescenza, cominciano a non andare come dovrebbero. Il figlio maggiore mostra comportamenti strani e aggressivi, seguito nel giro di poco tempo da altri cinque fratelli. In un crescendo di allarme, violenze e angoscia, la famiglia Galvin precipita in una spirale che non le lascerà scampo: a sei dei figli viene diagnosticata la schizofrenia, e la loro vita non sarà mai più la stessa. Sono gli anni in cui la scienza compie i primi passi nella comprensione dell'origine della malattia mentale. Genetisti, psicanalisti, biologi si scontrano a suon di teorie ed evidenze contrastanti e, tra manicomi, misure contenitive, psicofarmaci, elettroshock, i Galvin saranno protagonisti e oggetto di una ricerca che a tutt'oggi non ha ancora dato risposte precise. Attraverso la loro vicenda, realmente accaduta, l'autore offre un pungente viaggio nella realtà della malattia mentale, e uno spaccato dei progressi scientifici nel tentare di far luce su uno dei mali più oscuri e universali dell'essere umano.

Hidden Valley Road è uno di quei libri la cui copertina, di cui vi parlerò più avanti, colpisce al primo sguardo e lascia addosso una strana inquietudine. La trama, dal canto suo, preannuncia una storia forte, nella quale la malattia mentale sarà inevitabilmente protagonista.

Addentrarsi tra queste pagine vuol dire prepararsi a fare i conti con una famiglia che, se inizialmente incarna il sogno americano, andando avanti metterà il lettore di fronte a una serie di situazioni non sempre facili da sopportare.

Don e Mimi Galvin si conoscono e innamorano da giovanissimi. Lui fervente cattolico, lei con un'infanzia difficile alle spalle, si sposano poco prima che lui parta per la guerra; da quel momento, e per il ventennio successivo, Mimi dà alla luce ben 12 figli, dieci maschi e due femmine.
Don e Mimi non sono una coppia perfetta e, a ben guardare, non hanno poi così tanto in comune. Don proiettato verso la carriera militare, Mimi verso quei figli che, paradossalmente, educa come piccoli soldati!
L'apparente idillio dei Galvin inizia a incrinarsi quando, in età adolescenziale, il figlio maggiore, Donald, inizia mostrare problemi comportamentali: scatti d'ira improvvisi, incapacità a relazionarsi con gli altri, risultati mediocri nello studio.
Donald sapeva che c'era qualcosa che non andava. Lo sapeva da un po'.
Ma Donald e il suo progressivo peggioramento sono solo l'apice di ciò che colpisce questa famiglia: su 12 figli, ben sei sono affetti da schizofrenia. Tutto questo accade in una casa nella quale mostrare anche una minima emozione, positiva o negativa che sia, può essere considerato l'inizio della pazzia.

Ciò che colpisce maggiormente di questo romanzo, è la reazione di Mimi a quello che accade ai suoi figli: reduce da un'infanzia tutt'altro che idilliaca, questa donna vede nel matrimonio con Don e nella costruzione di una famiglia numerosa, la sua forma di riscatto. Mimi vuole apparire perfetta agli occhi degli altri e per questo cerca di educare i suoi figli dando loro regole ferree e precise.
Casa Galvin, almeno finché la malattia non arriverà a sconvolgerla, sarà l'alter ego di una caserma: ogni figlio avrà dei compiti ben precisi da eseguire e, ogni domenica, un codice di abbigliamento che non ammetterà trasgressioni.
Il quadro che Kolker ci fornisce è quello di un padre che usa il lavoro come scusa per stare fuori casa più tempo possibile, e una madre totalmente dedita alla gestione domestica e familiare.
L'ingresso, graduale ma costante, della schizofrenia tra le mura della sua casa, porterà Mimi a chiudere gli occhi e far finta di non vedere; quasi come uno struzzo che infila la testa sotto alla sabbia, Mimi giustificherà ogni cosa attribuendola al carattere irruente dei figli, all'età e all'impossibilità, da parte sua, di avere tutto sotto controllo nonostante i suoi sforzi.
Mimi imparò a prendere le peggiori notizie possibili e accantonarle, andando avanti come se non avesse mai avuto molta importanza.
A fare da contrappeso a una situazione difficile e a una malattia che, comunque, in quegli anni anni era ancora poco conosciuta, vi sono sei figli che, ognuno a modo proprio, cercano di sopravvivere e allontanarsi da casa appena possibile.
Traspare, da ognuno di essi, la paura primordiale della malattia; tutti vedono i fratelli più grandi passare da una situazione di normalità a stati di paranoia e allucinazioni e tutti si chiedono se e quando toccherà a loro.
Per vent'anni mi sono come anestetizzato, sperando che non succedesse. Ho alzato un muro con la mia famiglia.
Robert Kolker costruisce un libro che spazia dal romanzo al saggio, equilibrando le parti narrative con capitoli nei quali ci viene raccontata l'evoluzione degli studi medici sulla schizofrenia.
È quasi naturale che questi capitoli, benché interessanti e utili alla comprensione di ciò che accadde ai ragazzi Galvin, rallentino un po' quella che, già di per sé, non è una lettura "da divorare".
L'intensità e il dolore che permeano queste pagine, impongono delle pause; c'è bisogno, ogni tanto, di allontanarsi dai Galvin e da tutto ciò che accade nelle loro vite.

Passando alla veste di questo libro, non si può non soffermarsi sulla copertina: discussa da qualunque lettore su Instagram, definita inquietante, angosciante, persino spaventosa; leggendo il romanzo, però, ci si rende conto di come nessun'altra immagine della famiglia sarebbe stata più adatta di questa: i Galvin in tutta la loro (apparente) perfezione! I figli eleganti e perfettamente pettinati, Don in uniforme e Mimi incinta del penultimo figlio, questa foto tramette un senso di compiutezza ed equilibrio che sono quanto di più lontano da ciò che erano i Galvin, ma sono anche la perfetta incarnazione di ciò che volevano apparire agli occhi del mondo.

Nota positiva per la scelta di inserire l'elenco completo dei componenti della famiglia a inizio romanzo, ma anche all'inizio di ogni capitolo, dove troveremo evidenziati i nomi dei protagonisti delle righe a seguire.

Hidden Valley Road è un libro che non mi sentirei di consigliare a chiunque; al di là della potenza della storia, richiede una giusta predisposizione d'animo alla lettura, che va affrontata con la consapevolezza di dover fare i conti con una storia vera, ma anche con una serie di "incursioni" mediche e teorie psicologiche e psichiatriche non indifferenti.
Di sicuro, si riemerge da questa storia con la consapevolezza che i progressi scientifici hanno compiuto passi da gigante, ma anche col dubbio che, negli anni, ha attanagliato alcuni dei fratelli Galvin, in particolare Lindsey: come sarebbe stata la vita di questi ragazzi se la malattia fosse stata riconosciuta per tempo? E se non avessero dovuto pagare le conseguenze degli effetti collaterali devastanti dei farmaci che venivano loro somministrati in dosi massicce?




Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo



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