Recensione 'Diritto di sangue' di Gigi Paoli - Giunti


 DIRITTO DI SANGUE || Gigi Paoli || Giunti || 9 marzo 2022 || 316 pagine

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Dopo mesi di coma e sofferenze, Carlo Alberto Marchi è uscito dall’ospedale con pesanti conseguenze fuori e dentro di lui: è dipendente dagli antidolorifici, si muove con una stampella ed è tormentato da un fischio nelle orecchie che gli toglie il sonno. Lontano dal lavoro, l’affetto della figlia e della fidanzata non lo consola. Intanto, nel meraviglioso Parco delle Cascine, che di notte raccoglie i lati oscuri della città, viene trovato morto il proprietario del furgone che distribuisce panini ai nottambuli. Sembrerebbe una rapina, se non fosse che la vittima nasconde un passato violento. Ben presto le indagini si incastrano come un puzzle con gli anni più bui di Firenze. Ma soprattutto con un dolore che ha colpito la famiglia di Mar- chi e non ha mai avuto risposta. Una risposta a cui Marchi ha diritto. Un diritto di sangue.

Ci sono autori che vanno letti nel giorno d'uscita del loro libro; io non ne ho molti, ma con quei pochi cerco di organizzarmi per far sì che il loro libro arrivi tra le mie mani nel più breve tempo possibile se non addirittura in anteprima (uno dei pochi lati buoni delle collaborazioni).
Quindi, perché il romanzo di Gigi Paoli, autore che rientra in quella nicchia di "protégée", appare su questi schermi con (non) colpevole ritardo?
Perché a fronte di uno scrittore che coniuga educazione, simpatia e disponibilità, io mi sono ritrovata ad avere a che fare con un ufficio stampa con caratteristiche esattamente opposte.
Ecco perché, dopo una sfilza di mail e una telefonata affatto piacevole, il libro è giunto tra le mie mani grazie al "brutto e cattivo" Amazon! Cosa che a noi blogger accade più spesso di quanto si creda e il cui unico fastidio consta proprio nel ritardo col quale ho acquistato la mia copia; cioè, quando mi sono stufata di stare appollaiata sul muretto in attesa della copia omaggio!

Chiusa questa odissea, è iniziata la mia lettura di Diritto di sangue e il mio ritorno nella vita di quel Carlo Alberto Marchi che, un anno fa, avevo lasciato con un sussulto e non pochi improperi all'indirizzo dell'autore!
Sono trascorsi una manciata di mesi e Carlo Alberto fa i conti con una vita rivoluzionata da una serie di interventi chirurgici, una dipendenza da Fentanyl e un costante e fastidioso fischio che gli perfora l'udito.
Costretto a destreggiarsi tra una faticosa terapia riabilitativa, la mancanza dal lavoro causa malattia e i picchi ormonali dell'ormai sedicenne Donata, Marchi pare un leone in gabbia; un leone per il quale, però, il destino ha in serbo un ritorno al passato e al dolore per una perdita importante.

Che nulla sarebbe mai più stato come prima, lo avevamo capito già all'ultima riga del (maledetto) romanzo precedente. Quello che scopriremo tra queste pagine, invece, è un Marchi diverso: più sarcastico, ma anche più arrabbiato e sicuramente non pronto a fare i conti coi fantasmi del passato e con domande che rischiano di non trovare mai risposta.

So di poter sembrare ripetitiva quando, ad ogni romanzo di Paoli, dico che si tratta del suo libro più bello, ma io non saprei quale altro aggettivo usare per le storie che quest'uomo ci regala di anno in anno.
E se anche questa volta godiamo di un giallo mirabile che ci riporterà a un passato sanguinolento che ha visto protagonista il nostro Paese, la chicca di questa storia sta proprio nel suo protagonista, quel Carlo Alberto Marchi giornalista (e non "giornalaio" come tanti suoi colleghi) che, suo malgrado, si vedrà coinvolto in una sequela di omicidi, apparentemente scollegati tra loro, che stanno turbando una sonnolenta, novembrina Firenze. 
Un diritto di sangue. Il diritto era mio, il sangue era quello di mio padre.
Mai prima d'ora Carlo Alberto è stato così tanto perno portante dei romanzi che lo hanno visto protagonista; in questo nuovo volume pare quasi che l'autore abbia voluto omaggiare colui che lo ha trasformato da "semplice" giornalista in amato scrittore di noir.
E se il talento di Gigi Paoli ci è familiare, altrettanto lo è quella sorta di alter ego romanzesco che, da ormai sei anni, accompagna noi lettori alla scoperta di una Firenze non turistica, ma anche tra i corridoi di quel palazzo di giustizia che per tutti è familiarmente Gotham City e nelle stanze di un quotidiano, Il Nuovo, nelle quali l'assenza di Marchi e dell'Artista, suo compagno anche in questa avventura, non è contemplata.
E, infatti, stampella alla mano e Fentanyl in saccoccia, Marchi gira, vaga, fa domande, racconta, scopre, soffre, piange.

Allo stesso modo, guidati dalla penna sublime di Paoli, noi lettori attraverseremo Firenze a bordo di una Mini e cercheremo di rimettere a posto i tasselli di uno scombinato puzzle.
Giungeremo alla fine di questa storia con poche certezze (io, di sicuro, ho capito che la matematica è un'opinione e che 4+4=9!) e la sensazione che, se quel puzzle non è proprio stato ricomposto, lo è invece la vita di Carlo Alberto.
Diritto di sangue sembra mettere un punto, una sana toppa a ogni spiffero.

Dobbiamo prepararci a salutare l'amato giornalista? Non vorrei apparire minacciosa (e anche un po' pazza!), ma spero Paoli si ricordi che so dove trovarlo! 


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