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Recensione 'Un amore partigiano' di Iole Mancini e Concetto Vecchio - Feltrinelli

UN AMORE PARTIGIANO || Iole Mancini e Concetto Vecchio || Feltrinelli || 

21 aprile 2022 || 224 pagine

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Iole Mancini e il marito Ernesto Borghesi, entrambi partigiani nei Gap, combattono i nazifascisti nella Roma occupata. Ernesto è coinvolto nel fallito attentato a Vittorio Mussolini, il secondogenito del Duce, il 7 aprile 1944; Iole viene reclusa nella prigione di via Tasso, uno dei simboli più feroci dell’occupazione nazista nella Capitale. Interrogata a più riprese da Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, non tradisce Ernesto né i suoi compagni. Divisi l’uno dall’altra sfuggono romanzescamente alla morte. Poi la guerra finisce ma le cose non vanno come Iole le aveva immaginate. Come fare i conti con un destino ostile? A centodue anni Iole racconta con parole piene di commozione una storia d’amore e di resistenza alle avversità della vita.

I giovani devono capire cos'è una dittatura, che può sempre tornare, sotto altre forme.
In tempi in cui si sente parlare di dittatura (sanitaria, politica...), leggere questo libro potrebbe essere di grande aiuto per molte persone.
"Potrebbe" perché, quasi sicuramente, chi ne avrebbe bisogno non è un lettore! Ma anche perché, nel suo insieme, questo libro ha qualche pecca che lo rende, a tratti, un po' incompleto.

Iole Mancini oggi ha 102 anni. Ha incontrato per la prima volta quello che divenne suo marito, Ernesto Borghesi, nell'estate del 1937: lei appena sedicenne rimase folgorata da questo ragazzo alto, biondo e dallo sguardo profondo. 
Pochi mesi dopo erano già fidanzati, ma l'Italia era preda di quello che tutti conosciamo come "il Ventennio".
Né Iole né Ernesto si piegarono alle regole del fascismo e, nel loro piccolo, entrarono in quella che è la storia del nostro Paese.
Iole fu una staffetta partigiana, Ernesto fu coinvolto in quello che fu il fallito attentato a Vittorio Mussolini, secondogenito del Duce.

In questo romanzo, Vecchio ascolta Iole, che tira fuori dal cassetto dei ricordi lettere, fotografie, ma soprattutto pensieri: un flusso che, purtroppo, l'autore interrompe spesso, troppo spesso, per aggiungere altre storie.
Storie di partigiani, famosi o meno, ricordati o meno, scoperte grazie ad altri libri o alla voce di Iole; ma, comunque, storie che, più che ampliare il respiro di questo romanzo, paiono essere eccessivamente intrusive.
Per ogni ricordo raccontato da Iole, ecco che Concetto Vecchio inserisce qualcosa di suo, qualcosa che riguarda qualcun altro.

Questa scelta rende il romanzo eccessivamente spezzettato, rallentandone la lettura. Ma ogni volta che Iole riappare dinanzi agli occhi del lettore, pare quasi che un raggio di sole illumini questa storia!

Serviranno quasi 170 pagine prima che a Iole venga lasciato uno spazio ampio e degno della sua persona: a quel punto, finalmente, scopriremo cosa accadde a lei e al marito, cosa subirono, cosa fu di loro dopo la fine della Guerra.

La voce di Iole, la sua storia a tutto tondo, sono la mancanza più grande di questo romanzo, "allungato" eccessivamente da un contorno che, benché interessante e utile, diventa spesso preponderante ed eccessivo.

Ci si ritrova, a fine romanzo, con la sensazione di aver conosciuto una donna meravigliosa della quale ci è stato impedito sapere di più.





Ringrazio la Casa Editrice per avermi  inviato una copia del romanzo




Commenti

  1. Sono in attesa della mia copia in biblioteca. Avevo grandi aspettative ma se midi così...proverò comunque a dare una possibilità a questo libro.

    RispondiElimina
  2. Concordo con il rilievo della storia di Iole lasciata troppo in ombra. Aggiungo che la buona ricerca storica viene inficiata alla fine di opinioni partitiche che potevano rimanere fuori perché nulla aggiungono al valore della Resistenza

    RispondiElimina

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