Recensione 'La voce del buio'
di Gigi Paoli - Giunti


LA VOCE DEL BUIO || Gigi Paoli || Giunti || 7 giugno 2023 || 331 pagine


Da dodici anni alcuni anziani scompaiono di notte, senza lasciare traccia, tutti nello stesso modo: escono da Villa Imperiale, la sfarzosa casa di riposo sul Passo della Mendola dove sono ospiti, abbandonano i propri indumenti ai margini del bosco e si inoltrano nel buio richiamati da una voce… o almeno così riferiscono alle autorità gli amici e i parenti dei dispersi. Ogni due anni puntualmente la storia si ripete, senza che gli inquirenti riescano a venirne a capo. Mentre in paese si mormora che lassù c'è qualcosa di sovrannaturale per il susseguirsi di eventi inspiegabili, a far luce sul caso viene chiamato il professor Piero Montecchi. Fascinoso, ironico, innamorato della scienza e di una moglie perduta, Montecchi è docente di Neuroscienze forensi all'Università di Verona e membro del CICAP, l'ente che controlla le affermazioni sul paranormale. Tra foreste silenziose, presenze inquietanti e un antico fatto di sangue che ha sconvolto per sempre il villaggio, lo scettico professore dovrà sciogliere i nodi di una vicenda che sembra trascendere i limiti della razionalità. Perché nessuno meglio di lui sa che l'enigma più contorto non è l'occulto, bensì la mente umana. Un mistero impossibile, macchiato dall'ombra di presenze oscure.
Quando un autore conclude o mette temporaneamente da parte una serie e, di conseguenza, il suo protagonista, in me prendono vita due emozioni diversi: da una parte sorge la malinconia nel salutare qualcuno tanto amato, dall'altra il timore che il nuovo personaggio non sia all'altezza di chi lo ha preceduto (leggasi Anita Bo vs. Vani Sarca).
Nel caso di Gigi Paoli si sono alternate sensazioni ancora diverse, perché ero certa che, grazie alla sua scrittura, avrei avuto tra le mani un romanzo che difficilmente avrebbe potuto rivelarsi una delusione; inoltre, in Diritto di sangue tutti i tasselli della vita di Carlo Alberto Marchi andavano al proprio posto ed era quindi logico aspettarsi che l'autore rivolgesse altrove la sua penna, onde evitare, come spesso accade, l'inutile allungamento di un brodo sino a quel momento gustoso!

Con questi pensieri (e questi timori) ho affrontato La voce del buio e ho fatto la conoscenza di Piero Montecchi,
ordinario di Neuroscienza forensi e Neuropsicologia forense dell'Università di Verona, direttore del Master in Psicopatologia e Neuropsicologia forense non ché a capo della Scuola di Neuropsicologia dello stesso Ateneo
fascinoso vedovo cinquantenne, ammirato dalle donne, detestato dai colleghi, ancora perdutamente innamorato della sua Cinzia e fiero padrone di Winston, pastore tedesco al quale manca solo il dono della parola!

Piero si divide tra la sua casa veronese, che affaccia sul cortile della sfortunata Giulietta Capuleti, e il luogo che Cinzia aveva scelto per trascorrere i loro ultimi mesi assieme, Saint Paul de Vence, un piccolo borgo a nord di Nizza.
Ma, in questo che dovrebbe essere il primo volume di una nuova serie, Piero si troverà a esplorare quella montagna che così poco gli si confà.
Membro attivo del CICAP, Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, Montecchi viene assunto in qualità di consulente da un legale che si occupa della sparizione, l'ultima in ordine di tempo, di un'anziana donna ospite di Villa Imperiale del Ponte della Mendola, RSA di lusso per persone che decidono di trascorrere i loro ultimi giorni di vita in un luogo il cui salone fu calpestato dai piedi della Principessa Sissi.
Entrò dentro il bosco. E nessuno la vide mai più. Né viva, né morta. Perché nessun corpo venne mai ritrovato.
Sei anziani spariti in dodici anni, uno ogni due anni, a cadenza regolare: escono, di notte, dalla loro camera, attraversano la villa, arrivano ai margini del bosco che la circonda, abbandonano indumenti e scarpe e spariscono nel nulla. Di loro non si sa più niente, come fossero stati risucchiati dal buio; dal buio e da quella voce ipnotica, come Montecchi scoprirà, che pare chiamarli a sé.

La prima cosa che colpisce di questo romanzo è lo studio che l'autore ha dedicato all'argomento trattato: neuroscienza e neuropsicologia non sono certo materie da trattare con leggerezza. 
Eppure Paoli riesce a renderle fruibili e comprensibili, ma soprattutto non tramette mai la sensazione, sgradevole a chi legge, di fare la "lezioncina" o di riportare a menadito le parole di qualcuno esperto del campo.
Tratta l'argomento con attenzione e il giusto riguardo e con precisone, ma senza che questo diventi un macigno sulla scorrevolezza della storia.

Altrettanto piacevole (in tutti i sensi!) è Piero Montecchi. Se per Paoli sarà stato sicuramente facile creare Carlo Alberto Marchi (che tutti noi abbiamo immaginato con le sue sembianze!), qui ha fatto un lavoro davvero ammirevole!
Il protagonista de La voce del buio è diametralmente opposto a Marchi sia dal punto di vista fisico che caratteriale; se col giornalista toscano le battute dissacranti tipiche di un toscano erano il fulcro del personaggio, con Montecchi vediamo prevalere la serietà di un docente universitario ed ex carabiniere, ma anche quel dolore che, come una cicatrice, gli segna l'anima al ricordo di Cinzia.
Piero è un personaggio che si impara a conoscere e al quale si vuol bene pian piano; entra nel cuore del lettore in punta di piedi, con l'eleganza francese ereditata dalla madre, e si accomoda: Gauloises tra le labbra e Zippo in mano, una scintilla e il racconto può iniziare.

Una vicenda, quella raccontata in queste pagine, che tra luoghi meravigliosamente descritti, cibo che fa venire l'acquolina in bocca (Paoli, lei è un disgraziato!) e racconti che sconvolgono, farà traballare anche le granitiche certezze di un uomo razionale come il nostro Piero Montecchi.

A Gigi Paoli il merito di aver confermato ciò di cui nessuno di noi dubitava: la sua è una scrittura eccelsa, qualunque cosa decida di raccontarci.
A noi lettori, invece, rimane l'attesa, impaziente come sempre, di ritrovare Piero e Winston. E chissà che, prima o poi, Montecchi non possa incontri Marchi... io quei due, assieme davanti a una bella fiorentina, li vedrei proprio bene!
Vieni con noi, vieni nel bosco. Vieni con noi, vieni nel bosco.

La Libridinosa

Cosa fai nella vita? Leggo!

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