Perché tutti parlando di "Skippy muore" e io no

Letture, hype e onestà

Comincio da qui, senza prenderla alla larga: in questo periodo non ho voglia di leggere un libro che so già potrei detestare.

Lo dico subito, così evitiamo equivoci.
Non è snobismo.
Non è posa intellettuale.
È memoria storica.

I miei precedenti con questo autore non sono felici, Il giorno dell’ape mi ha lasciato addosso una sensazione precisa e inequivocabile: fastidio.
Quello che non evolve, quello che non chiarisce.
Quello che ti infligge ferite a caso e poi se ne va, come se avesse fatto qualcosa di profondo solo perché è stato lungo e ambizioso.

Ecco perché, quando questa settimana ovunque sento nominare Skippy muore, io provo una cosa molto poco letteraria ma molto onesta: indifferenza.

Non irritazione.
Non rifiuto militante.
Proprio indifferenza. 

Skippy muore è ovunque.
È il libro di cui bisogna parlare.
Quello che ti colloca subito nella categoria giusta: lettore serio, lettore colto, lettore che ti “capisce”.

Eppure, più tutti ne parlano, più diventa chiaro che il vero protagonista della settimana non è il romanzo.
È il consenso intorno a lui.

Perché questo libro, prima ancora di essere letto, è diventato un segnale.
Un badge.
Un modo per dire: “Io sto da questa parte della letteratura”.

E attenzione: non sto dicendo che Skippy muore non sia un libro importante.
Sto dicendo che, in questo momento, non è il libro giusto per me.

Io oggi nei libri cerco ferite giuste e non casuali, chiarezza e una scrittura che sappia toccare le corde giuste.

Non ho voglia di rischiare di nuovo un’esperienza da cui uscire stanca, distante e con la sensazione di aver letto qualcosa di “necessario” solo sulla carta.

Ho già fatto quell’errore.
L’ho fatto proprio con lo stesso autore.
E l’ho pagato caro, in termini di tempo, energia e fiducia. 

Il mio silenzio su Skippy muore, quindi, non è una provocazione.
È un atto di onestà.

Non tutto quello che è di tendenza va letto.
Non tutto quello che tutti amano deve passare anche da me.
E soprattutto, non ogni grande romanzo arriva nel momento giusto per ogni lettore.

Forse Skippy muore è un libro enorme.
Forse è un capolavoro.
Forse mi parlerebbe, in un altro tempo.

Ma oggi no.
E fingere il contrario, solo per partecipare alla conversazione, sarebbe molto più disonesto che tacere.

Perché la lettura non è un dovere civico.
È una relazione.
E se non senti la chiamata, puoi anche non rispondere.

Il vero gesto controcorrente, questa settimana, non è leggere Skippy muore.
È ammettere che non tutto ciò di cui si parla è ciò che ci serve.

E io, oggi, ho scelto altro.


Commenti

  1. Prolisso noioso saccente c’è di molto meglio

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  2. Io invece sono uscita letteralmente pazza per questo autore e libro . Non sapendo che ci fosse tutto questo interesse social e mediatico. Il giorno dell’ape è perfetto, non una sbavatura . Sono letteralmente stata fatta prigioniera, di quel mondo e quel modo di raccontare. L’ unica cosa che posso osservare è che nella mia testa è ambientato negli Stati Uniti. Non mi ha mai dato l’ idea di essere ambientato in Irlanda!
    Dopo ‘ Il Cardellino” di Donna Tart pensavo di non innamorarmi più di un altro romanzo ….ed invece addirittura credo che questo raggiunga le vette più alte del mio gusto personale. L ‘ Arte in generale entra in contatto con il fruitore in un modo tutto personale quindi non capisco perché giustificarsi se non si vuole entrare in contatto con Skippy muore se l’ autore non convince.
    Per me è pazzesco che il Giorno dell’ ape non piaccia! Ma questa è la regola per ogni cosa. La diversità è sempre stupore! Ester Liliani

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