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Le ultime chiacchiere

'L'altra moglie di Garibaldi' di Silvia Montemurro: una donna vera non è necessariamente una donna amabile

L'altra moglie di Garibaldi
Autore Silvia Montemurro
Editore Edizioni e/o
Pagine 299
Uscita 2026
Genere Biografia storica narrativa
Inverno 1860. In una cappella privata nei dintorni di Como vengono celebrate le nozze tra Giuseppe Garibaldi e la marchesa Giuseppina Raimondi. Il matrimonio dura un giorno soltanto. Lo scandalo che ne consegue, invece, passerà alla storia.
In una narrazione che intreccia realtà e fantasia, tra splendide ville affacciate sul lago, ambascerie segrete, amori proibiti e misteriose chiromanti, Silvia Montemurro ci guida nella riscoperta di un affascinante episodio del Risorgimento italiano. A caccia della verità, ammesso che ce ne sia una sola.
Seconda metà dell’Ottocento. Figlia della relazione illegittima tra il marchese Raimondi e una donna dal passato oscuro, la giovane Giuseppina ha imparato presto a guardare con disincanto sia all’amore sia al potere. Finché, mentre tutt’attorno imperversano i moti risorgimentali, il generale Giuseppe Garibaldi non s’invaghisce di lei. Giuseppina si ritrova così incastrata in un disegno troppo grande in cui la sua volontà sembra relegata a margine. Ma il destino, come scoprirà a proprie spese, segue vie tutte sue. Lo sa bene anche Alma, la chiromante che del destino ha fatto un mestiere. Cresciuta in una comunità nomade, fin da piccola ha appreso che la divinazione non consiste nel predire il futuro, ma nel portare alla luce quel che gli altri si rifiutano di vedere. Le vite delle due donne, Giuseppina e Alma, all’apparenza distanti nel tempo e nello spazio, sono in realtà legate a doppio filo. Perché la verità, detta o taciuta, finirà per avere conseguenze irreversibili per entrambe. Partendo da un’impeccabile ricostruzione storica, Silvia Montemurro firma un nuovo appassionante romanzo.

Vale la pena leggerlo? Sì, ma sapendo cosa andate a cercare: storia, non simpatia.
Fa per te se ami le biografie narrative in cui il personaggio storico ti sfida invece di sedurti.
Lascialo perdere se ti aspetti che una donna dell'Ottocento ti faccia fare il tifo per lei.

Giuseppina Raimondi non vi piacerà. Bene.


C'è stato un momento, a un certo punto della lettura, in cui mi sono ritrovata a essere grata di non aver mai approfondito davvero la figura di Giuseppina Raimondi prima di oggi. Non per mancanza di interesse - la sua storia mi ha sempre incuriosita - quanto per assenza di fonti comode. Sì, lo so, esiste internet; ma resto un filo anziana e preferisco la carta. Stavolta, la mia pigrizia documentale mi ha premiata: con aspettative diverse, costruite su versioni più gentili di lei, questa lettura sarebbe diventata una delusione. Invece no. Sono arrivata scevra all'argomento e Montemurro me l'ha messa davanti intera - contraddittoria, tutta concentrata su sé stessa, difficile da amare.

Vera, questo sì. Amabile, decisamente no.

E forse è il merito più onesto del romanzo.

Giuseppina Raimondi: ovvero, chi era costei


Giuseppina Raimondi fu la donna che sposò Giuseppe Garibaldi il 24 gennaio 1860. Lo stesso giorno, poche ore dopo la cerimonia, lui la ripudiò - aveva scoperto che era incinta di un altro. Un matrimonio durato un mattino, una storia che la storiografia ufficiale ha preferito archiviare in fretta. Montemurro la riesuma, la riporta alla pagina e lo fa immergendosi anche nelle radici materne di Giuseppina, legate alla comunità rom - un filo che si intreccia con la storia principale attraverso la figura della sorella della madre, in un'alternanza ben costruita che dà respiro a ciò che altrimenti rischierebbe di restare un ritratto piatto.

Il romanzo si muove tra piani temporali e familiari diversi, cercando di capire cosa abbia fatto di Giuseppina la donna che è diventata - una donna che passa da un uomo a un altro come se nulla fosse, che mette sempre il proprio benessere davanti a tutto, che quasi si irrita quando gli uomini a cui si concede non accettano le sue scelte. Un personaggio che, fino alla fine, non riesce a farsi voler bene. Il che, in un romanzo biografico, è una scommessa non da poco.

Come è costruito il romanzo - e dove cede


Montemurro sa rendere i personaggi vivi. Nei romanzi precedenti - La piccinina, Le cicogne della Scala, La mondina - l'ho sempre trovata affidabile su questo: i suoi personaggi non sono pittoreschi, non sono illustrativi, sono vivi. Anche qui funziona: Giuseppina la si vede muoversi, si sente il peso delle sue scelte, la consistenza fisica dei suoi cambi di rotta. La volubilità non è un difetto narrativo - una caratteristica resa con precisione. Questo è un merito e va detto.

Il problema sta altrove. Rispetto ai romanzi precedenti, in questo l'autrice sembra aver sentito la necessità di smorzare la durezza della materia storica insistendo sugli intrecci sentimentali e quell'insistenza stride un po' troppo con il registro a cui mi aveva abituata. Non è una questione di quantità, ma di tono. In certi passaggi, L'altra moglie di Garibaldi scivola verso qualcosa che somiglia al romance storico e quella scivolata si sente come una nota leggermente stonata in un brano che altrimenti filava.

Forse Montemurro ha voluto rendere Giuseppina più comprensibile attraverso le sue relazioni - spiegare la volubilità con la biografia affettiva. Il romanzo sembra andare in quella direzione, ma non sempre convince: il rischio è che tutta quella roba sentimentale finisca per distogliere l'attenzione da ciò che il personaggio ha di davvero interessante, ovvero la sua capacità di mettere sé stessa al centro senza chiedere permesso. Nell'Ottocento, era già di per sé una storia.

Il conto delle menzogne


Non sapevo ancora che ogni menzogna lasciata lì, sulle mani degli altri, prima o poi torna a chiedere il conto.

Una delle frasi che mi sono rimaste. Non perché sia la più elegante del romanzo, ma perché dice qualcosa di preciso sul modo in cui Montemurro costruisce Giuseppina: una donna che distribuisce menzogne con la stessa naturalezza con cui distribuisce sé stessa e che sembra ingenuamente sorpresa ogni volta che il conto arriva. Il romanzo lascia intendere che Giuseppina non menta per calcolo - mente per istinto di sopravvivenza o forse per semplice indifferenza alle conseguenze. Non è esplicitato; è una delle letture che il testo apre e che vale la pena tenere.

Un dettaglio che vale la pena notare


Il filone dedicato alla madre di Giuseppina e alla comunità rom è uno degli elementi più interessanti del romanzo, strutturalmente. Non è una nota a margine: Montemurro ci costruisce attorno un'alternanza, dando voce alla sorella della madre come una figura parallela. Una scelta che illumina Giuseppina per contrasto - e che pone una domanda implicita su cosa voglia dire essere donna fuori dalle convenzioni, quando le convenzioni cambiano a seconda di chi le stabilisce.

La presenza rom introduce una stratificazione culturale che va oltre il dato biografico. Si potrebbe leggerla come un tentativo di radicare il carattere di Giuseppina in qualcosa di più antico e meno italiano-risorgimentale di quanto la storia ufficiale abbia voluto ammettere: quella libertà di movimento, quella difficoltà a stare dentro una sola forma, forse non sono tratti individuali ma eredità. Il romanzo non lo dice. Lo lascia lì, tra le righe, come una domanda che rimane tra le labbra.

Una donna che fugge


Chiudo L'altra moglie di Garibaldi sapendo di più su Giuseppina Raimondi, ma non capendola meglio. Resto con la sensazione di aver guardato qualcuno attraverso un vetro: la figura è nitida, i movimenti sono riconoscibili, eppure qualcosa continua a scappare. Non so se sia un limite del romanzo o la sua verità più onesta - la storia di una donna che ha passato la vita a sottrarsi agli schemi e che lo fa ancora sulla pagina, a distanza di un secolo e mezzo. Montemurro le restituisce voce e spazio. Giuseppina, dal canto suo, non sembra particolarmente grata.

Se questa storia ti ha incuriosita, potresti voler leggere:
  • I Borgia. Danzando con la fortuna di Sarah Dunant - un'altra donna storica che non chiede di essere amata, solo di essere guardata.
  • Hamnet di Maggie O'Farrell - dove il contesto storico non è sfondo ma ossatura e il personaggio ti sfugge di mano allo stesso modo.
  • La malnata di Beatrice Salvioni - per ritrovare la stessa capacità di rendere viva una figura femminile che non si lascia facilmente giudicare.

Laura

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