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Le ultime chiacchiere

Recensione 'Il matrimonio di mio fratello' di Enrico Brizzi - Mondadori

Teo ha trentanove anni, un lavoro sicuro, una macchina aziendale e una ragazza diversa ogni weekend. Sta bene, per il momento la vita gli piace abbastanza. Non come suo fratello Max, più grande di tre anni, che è sempre stato radicale in ogni cosa: nella ribellione ai genitori come nella passione per l'alpinismo che lo ha condotto a imprese estreme, nel costruire una famiglia e fare figli, come è giusto, passati i trenta e anche nel divorziare rovinosamente subito dopo i quaranta... Si sono sempre amati, questi due fratelli, e al tempo stesso non hanno potuto evitare di compiere scelte opposte, quasi speculari, sotto gli occhi spalancati e impotenti della sorella e dei genitori, che nella Bologna dei gloriosi anni Settanta e dei dorati Ottanta erano certi di aver offerto loro tutto ciò che serve per essere felici. Teo sta rientrando in città per immergersi in uno dei suoi weekend di delizie da single quando i genitori lo chiamano: Max è scomparso, insieme ai suoi bambini. Così Teo resta alla guida e punta verso le Dolomiti per andare a cercarlo. E, lanciato lungo l'autostrada tra angoscia e speranza, ci racconta tutta la loro vita: dalle gesta di papà Giorgio – dirigente della ditta di motociclette Vortex – e di mamma Adriana – un po' femminista e un po' signora italiana vecchio stile – all'epica di un'infanzia felice, dagli anni del liceo all'improvviso momento delle scelte, che per i ragazzi di questa generazione significa trovarsi di fronte un mondo completamente diverso da quello dei padri. Con profondo divertimento e un po' di commozione, Enrico Brizzi torna al suo più puro talento narrativo dando vita a una grande epopea, che è insieme la rievocazione di un'Italia che non c'è più ma che conosciamo tanto bene e la storia intima di due fratelli diversissimi: chi dei due si è illuso? Chi ha scelto la strada migliore? Il legame che da sempre li unisce sopravviverà agli anni della maturità? Ma soprattutto: che fine hanno fatto Max, i suoi bambini, e tutti i sogni con cui siamo cresciuti?

Autore: Enrico Brizzi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 17 novembre 2015
Pagine: 500

Tram: 5  Personaggi: 5  Stile: 5  Copertina: 5 



A nessuno è concesso consigliarmi libri né, tantomeno, impormene la lettura. Io sono quella che viene definita una lettrice nazista: suggerimenti velati e, peggio ancora, pressioni perché io legga certi romanzi, mi fanno fuggire a gambe levate e prendere in antipatia quel libro al punto tale che, quasi sicuramente, non entrerà mai in casa mia!
C'è, però, una persona che fa eccezione a questa regola. Un tizio che potrebbe mettermi in mano il Devoto Oli e dirmi "leggilo" e io obbedirei senza alcuna remora!
La prima volta è accaduto con il romanzo di Enzo Gianmaria Napolillo, Le tartarughe tornano sempre. Comprato, divorato e amato come pochi altri!
Questa volta è toccato all'ultimo romanzo di Enrico Brizzi essere vittima di questo scambio tra me e Il Suggeritore in questione!

L'ho appena terminato. L'ho divorato, sfruttando ogni minuto libero per leggere, pizzicandomi per rimanere sveglia quando il sonno voleva vincermi. Sono entrata nella vita di Teo, voce narrante, e della sua famiglia.
Mi sono lasciata trasportare dai suoi racconti, attraversando, pagina dopo pagina, un trentennio di storia italiana che, da quarantenne quale sono, è epoca che mi riguarda in maniera diretta!

Brizzi ci racconta, attraverso la voce semplice, spesso scanzonata ed irriverente, di Teo, la vita della famiglia Lombardi. Con Bologna a fare da sfondo, seguiamo le vicende dei due fratelli sin da  bambini.
Figli di Giorgio e Adriana, avvocati facenti parte di quella generazione nata nel dopoguerra, del boom economico che ha permesso loro di crearsi posizioni stabili ed un certo benessere, Teo e Max, pochissimi anni di differenza, fanno parte di quei figli cresciuti nei cortili di casa, tirando calci ad un pallone, giocando a Subbuteo, scorrazzando tra i vicoli a cavalcioni di una BMX.

I due ragazzi crescono e il mondo intorno a loro cambia a vista d'occhio. E cambiano anche loro, che, complici da bambini, si ritrovano sempre più lontani per aspirazioni e ideali.


Mentre Max, su cui poggiano tutte le ambizioni genitoriali, diventa un ribelle con l'unica passione delle scalate in montagna, Teo sembra instradarsi in quella che è una vita tranquilla, con un impiego sicuro nella ditta per cui lavora il padre, un mutuo e una certa riluttanza verso il matrimonio e la vita di coppia in generale, tanto da dover essere quasi spinto fuori dalla bambagia delle mura genitoriali.

In questo romanzo Brizzi racchiude quella che è la famiglia italiana per come la conosciamo, con due genitori a fare da fulcro e i figli che, tra un errore e l'altro, ruotano attorno a loro, trovando, tra le pareti domestiche, quel rifugio sicuro a cui tornare sempre nei momenti di difficoltà e da cui, quasi in un costante controsenso, cercano di fuggire anelando la libertà.

Con una profonda analisi del periodo storico e politico italiano degli ultimi trent'anni, da Tangentopoli all'avvento di Berlusconi, e, soprattutto, delle dinamiche familiari di due generazioni a confronto, l'autore riesce a conquistare il lettore senza mai stancarlo o annoiarlo.
Gli scontri generazionali tra i genitori e figli sono quelli che ognuno di noi si trova a vivere ed è quindi facile riconoscersi in un romanzo che, attraverso la voce di un quarantenne, ci porta ad analizzare quella che è la storia di una nazione che non riesce a garantire sicurezza e benessere ai suoi giovani. 
Teo, spesso, si trova a fare i conti con un padre ed una madre che sono riusciti a costruire una nicchia di stabilità economica che, oggi, a noi viene negata. Ed è proprio il divario generazionale e, soprattutto, mentale tra i nostri genitori e noi figli che ci fa quasi sentire in colpa quando loro non riescono a capire che ciò che è stato possibile creare anni addietro, ad oggi viene a noi negato.

Con un perfetto gioco di tempi, Brizzi ci porta a scalare pareti impervie assieme a Max, a subire la forza della natura, a farci sentire la voce della montagna, quasi fosse lei stessa a narrarci le avventure del primogenito di casa Lombardi. Max è un ragazzo che sembra sempre aver bisogno di mettersi alla prova con se stesso e che, alla fine del romanzo, ritroveremo ancora accanto ai suoi genitori e ai suoi due fratelli, Teo e Sofia, quasi si assistesse alla chiusura del cerchio perfetto che, a suo modo, ogni famiglia rappresenta.

Nel frattempo, accompagneremo Teo in quello che sarà il suo percorso di crescita, in quella maturazione che lo porterà a rivedere le sue convinzioni e capire che, in fondo, per ogni uomo la vera realizzazione risiede, forse, nella creazione di un nucleo familiare!

Ho amato tutto di questo libro: lo stile, i personaggi, le ambientazioni. Ma ciò che più mi ha conquistata, ciò che mi porterò dietro per tanto tempo, è la crescita che accompagna ognuno di loro; vederli sbagliare, sbandare, cadere e poi rialzarsi è qualcosa che fa riflettere.
Durante la lettura mi sono ritrovata ad amare Teo, poi a detestarlo, a trovare stupide alcune sue scelte e, infine, a fare il tifo per lui e per il modo in cui riuscirà a riscrivere quel rapporto col fratello che pareva essersi sfaldato del tutto


Brizzi riesce, nonostante la mole del libro, a tenere desta l'attenzione, a catturare il lettore e imbrigliarlo con un uso della parola comune a pochi. 
Un libro che sicuramente va letto soprattutto per chi, come me, si trova a barcamenarsi in quella generazione che tanto si aspettava e poco vede all'orizzonte.


Recensione 'La carriera di un libertino' di M. C. Beaton - Astoria

Lord Guy Carlton, di ritorno dalla guerra contro Napoleone, desi­dera solo alcol, donne e divertimento. Affitta 67 Clarges Street, dove si stabilisce con un amico, e all’inizio il gruppo dei nostri simpatici domestici è felice del nuovo inquilino, che elargisce abbondanti mance e porta nuova vita nell’elegante dimora. Dopo pochissimo, però, lo stile sregolato del giovanotto sciocca Rainbird and Co., e quando lord Carlton s’innamora di una giovane ereditiera dall’educazione rigida, che lo vede come la quintessenza di tutti i peccati, Rainbird sarà felice di correre in suo aiuto per trasformarlo in un gentiluomo.

Autore: M. C. Beaton
Titolo originale: Rake's progress
Traduzione a cura di: Simona Granelli
Editore: Astoria
Data di pubblicazione: 27 agosto 2015
Pagine: 184


Trama: 3  Personaggi: 3  Stile: 3  Copertina: 4 



Torniamo al numero 67 di Clarges Street, Londra. Ad aprirci la porta, come sempre, il maggiordomo Rainbird, la governante Mrs Middleton, il cuoco Angus MacGregor, il valletto Joseph, la cameriera Jenny, la domestica Alice e la piccola Lizzie, sguattera di cucina, assieme a Dave lo sguattero.
Tutti lì, in fila, ad attendere il nostro ingresso per scoprire, assieme a noi, chi sarà l'occupante della casa per la prossima stagione londinese.

Lord Guy Carlton, figlio minore del conte di Cramworth, appena congedato dall'esercito, arriva a Londra con l'intento di recuperare il tempo perduto e di godersi un po' di quei piaceri che gli sono stati negati nei mesi di guerra.
Le sue dissolute frequentazioni e i festini che animeranno la residenza di Clarges Street gli faranno guadagnare la reputazione di libertino.
Peccato che le circostanze porteranno Lord Carlton incrocerà la procace quanto pudica Miss Esther Jones e tutti i suoi piani andranno a gambe all'aria!

Come nei precedenti romanzi di questa serie, le storie dei personaggi ruotano attorno alla servitù della residenza londinese.
Sono loro, in fondo, assieme a quella casa definita iellata a dar vita a queste piccole chicche che rallegrano le giornate di noi lettori!

A differenza dei tre romanzi precedenti, però, questo è forse un po' più lento nella sua parte centrale, quasi ci sia una flessione, una forma di stanchezza da parte dell'autrice, cui sembrano mancare un po' gli spunti che hanno dato vita ai romanzi precedenti.
A questo punto, non resta che leggere i due romanzi conclusivi e capire se si tratta di un'eccezione o se, forse, era meglio concludere la serie con meno libri all'attivo.


Recensione 'La vita perfetta' di Renée Knight - Piemme

Catherine Ravenscroft non sa cosa sia il sonno. Da quando in casa sua è comparso quel libro, l’edizione scalcagnata di un romanzo intitolato Un perfetto sconosciuto, non riesce più a fare sonni tranquilli, né a vivere la vita di ogni giorno, la sua vita di film-maker di successo, con la sua bella famiglia composta da un marito innamorato e un figlio ormai grande. Non ci riesce perché quel libro – anche se Catherine non sa chi l’abbia scritto, o come possa essere finito nella nuova casa dove lei e il marito hanno appena traslocato – racconta qualcosa che la riguarda molto da vicino. Qualcosa che soltanto lei sa, e che ha nascosto a tutti, anche a suo marito.

Chi è l’autore di quel libro, e come fa a conoscere Catherine e a sapere cosa ha fatto un giorno di tanti anni fa, durante una vacanza al sole della Spagna? E che cosa vuole adesso da lei? Catherine dovrà fare i conti con la paura, e – forse per la prima volta – con la verità. Perché anche le vite che ci sembrano più perfette nascondono dei segreti che possono distruggerle.

Autore: Renée Knight
Titolo originale: Disclaimer
Traduzione a cura di: Velia Februari
Editore: Piemme
Data di pubblicazione: 15 marzo 2016
Pagine: 283

Trama: 4  Personaggi: 3  Stile: 4  Copertina: 4 



Un thriller. Un thriller ben fatto, di quelli che scorrono, che vi lega alle pagine perché c'è sempre la voglia di scoprire cosa accadrà, quale segreto celano i personaggi e quale filo invisibile li unisce.
Non c'è tantissima tensione tra queste pagine, ma l'autrice è stata brava nel riuscire a centellinare le informazioni al punto che è quasi necessario proseguire nella lettura per venire a capo del mistero.

Immaginate di ricevere un libro. Lo aprite, lo leggete e, tra le sue pagine, ritrovate voi stesse, la vostra vita e, soprattutto, il vostro più grande segreto, quello che non avete mai confidato a nessuno, che vi siete tenute dentro per più di vent'anni.
Immaginate che tutto questo sia solo l'inizio di qualcosa di ben più grande che vi porterà a dover confessare tutto, che manderà a monte quella vita che vi siete accuratamente costruite attorno: un lavoro gratificante, un marito che vi ama, un figlio ormai grande. Tutto andrà per aria a causa di quel libro e del segreto che racchiude.
Questo è il modo in cui Renée Knight ci presenta Catherine e la sua famiglia. Lei è una documentarista affermata, con vari riconoscimenti alle spalle, un matrimonio solido, un figlio che è appena andato a vivere da solo.
Ma Catherine custodisce un segreto che verrà a galla proprio a causa di un romanzo che le è stato recapitato direttamente a casa.
Chi lo ha scritto? Chi vuole farle del male? Sono queste le domande che attanagliano Catherine, che le fanno rimettere in discussione tutte le sue scelte.
Come ho detto, il libro scorre via fluido, si legge in un boccone. I personaggi, per quanto non perfettamente visibili si contraddistinguono ognuno per una propria caratteristica. Il segreto di Catherine è quell'input che serve ad andare avanti nella lettura.
Purtroppo, arrivati a pochi capitoli dalla fine, c'è un crollo non tanto nella narrazione, che rimane sempre fluida, quanto nella credibilità della storia.
Trattandosi di un thriller, ovviamente non posso svelarvi più di tanto. Mi limito, quindi, a dirvi che ci sono delle notevoli incongruenze nella storia che, purtroppo, mi hanno lasciata abbastanza perplessa.
Insomma, sino ad un terzo dalla fine del romanzo ci vengono raccontate delle cose che poi risultano non essere assolutamente veritiere, ma tutto ciò viene fatto in maniera talmente stupida che anche un bambino prenderebbe per scema la protagonista!
In conclusione, se cercate un libro da leggere sotto l'ombrellone, questo potrebbe andare bene, ma non aspettatevi un libro perfetto.

Diario di bordo #12


Ed è di nuovo sabato! E io aspetto la testa dei meteorologi. La voglio su un piatto d'argento, sappiatelo! Perché io aspetto ancora i temporali che mi sono stati promessi.

Sabato 9... Lo so che eravate tutti lì, sghignazzanti, ad immaginare la povera Libridinosa circondata da folli mamme alla festa di chiusura del Grest. E invece no, belli miei! Mio figlio (MIO MIO MIO!!!) mi ha guardata e... "No, mamma, io devo scrivere, non vado!" Capite? Mio figlio, orgoglio di mammà! Quindi niente: casa, divano e libro! Io con la mia amata Flagg e lui con libro, penna e taccuino!

Domenica 10 ho proseguito imperterrita nella lettura di "Torta al caramello in Paradiso", mettendo giù il libro solo quando è iniziata la finale degli Europei (e sto ancora piangendo per la Francia).

E poi arriva lunedì 11. Il lunedì che aspettavo da settimane! Il lunedì dei nuovi tatuaggi!


Belli, vero? Io li adoro! Ok, adoro i tatuaggi in generale, ma questi sono proprio stati scelti e studiati per lungo tempo! Reazioni? Le LGS, che hanno attivamente (ed economicamente!) contribuito a questo regalo, si sono suddivise le lettere. Credo che il giorno in cui verrò a mancare, staccheranno brandelli della mia pelle!
E poi, ovviamente, c'è Lorenzo, che di quella frase è il legittimo proprietario e che, amorevole come sempre, mi ha dato della folle!
Sempre lunedì, mentre mi impiastricciavo di crema che manco il culetto di un bambino, ecco ricomparire il postino (sì, sempre lui, quello che ogni tanto muore e poi risorge!) con il mio ordine Amazon! Ben tre libri che mi sono costati l'estinguimento dei buoni ricevuti per il compleanno, ma che soddisfazione!!

Martedì 12 sono stata svegliata dal rombo di un tuono (me felice!). Finalmente le temperature si sono un po' abbassate e io ho cominciato a sembrare un po' meno ameba e un po' più essere umano! E poi è stato anche il giorno in cui ha preso il via una nuovo iniziativa del blog: Lettura a quattrocchi, un modo divertente in cui io e Laura 2.0 vi parleremo dello stesso libro; insomma, un po' una recensione a quattro mani! Per questa prima puntata abbiamo scelto (ahinoi!) "Vita dopo vita" di Kate Atkinson, familiarmente detto "la noia"!!!
Sempre martedì, nel pomeriggio, sono stata intervistata *sorrido felice io*. Conoscete Radio Libri? Come dice il nome è una web radio che si occupa di libri, lettura, lettori... insomma, di tutto ciò che ruota attorno a questo meraviglioso mondo! Qui a destra c'è il loro logo: potete scaricare la app o ascoltarli on-line.
Per quanto riguarda la mia intervista sarà in onda da lunedì 18 alle 6.15 e verrà replicata ogni tre ore! Io mi sono divertita tantissimo a rispondere alle loro domande, adesso ditemi voi se ho detto qualche cretinata (che sia mai che io mi esima dal farlo!).

Mercoledì 13 giornata di minchionerie! Va in onda la Chiacchiera mensile e, nonostante tutto, io e Laura 2.0 siamo ancora qui a raccontarvelo, il che vuol dire che nessun blogger ci ha ucciso (o almeno, non ancora!).
Nel pomeriggio, sento Baba al telefono e le faccio virtualmente compagnia mentre va a fare la spesa. Partiamo da un punto fondamentale: Baba odia cucinare, quindi fare la spesa non è esattamente il suo forte!
La signora in questione ha fatto avanti e indietro per tutto il reparto ortofrutta perché le servivano gli ingredienti per fare il gazpacho (perché poi una che vive in Piemonte faccia il gazpacho, ce lo faremo spiegare direttamente da lei!). Preso tutto ciò che le serviva (inclusi degli avocado non maturi!), si resa conto che aveva la bilancia dietro le spalle!
Dopo un'insana ricerca del sesamo, si presenta in cassa e paga... con ancora il guanto di plastica del reparto ortofrutta indosso!
Infine, esce dal supermercato con una busta di roba che pesa tre volte  lei e si lamenta perché non riesce a sollevarla. Mi chiede aiuto (vi ricordo che io sono a 250 km di distanza) e io le rispondo: "Mettila giù e prendila a calci". E lei urla. Vabbè!
Dopo questa bella scena, ho ripreso in mano "Strane creature" di Tracy Chevalier e... niente, scusate, io non ce la faccio. Lo so che tutti continuate a dirmi che è bello, che lo avete amato, che vi è piaciuto tanto, ma io queste zitellacce noiose che non fanno altro che scavare, non le sopporto proprio. Scavano scavano scavano... quasi quasi le sotterro io! Niente, mollo il libro e passo oltre!

Ed ecco gli appuntamenti per la prossima settimana:

Lorenzo Marone

lunedì 18 - Lecce
ore 20 - Libreria Ubik - Corte dei Cicala, 1

martedì 19 - Specchia (LE)
ore 21 - Piazza del Popolo

mercoledì 20 - Locorotondo
ore 20 - Piazza Rodio

giovedì 21 - Taranto
ore 19 - Libreria Ubik - via Di Palma, 69


Alice Basso

giovedì 21 - Grugliasco (TO)
Rassegna "Cassetta Book Festival" - Parco Le Serre - Via Tiziano Lonza, 31


Recensione 'Torta al caramello in paradiso' di Fannie Flagg - Bur Rizzoli

La vita è davvero strana per l’ultraottantenne Elner Shimfissle: un momento prima è su una scala a raccogliere fichi e un momento dopo si ritrova a terra priva di sensi. Nonostante il soccorso immediato dei vicini, Elner muore in ospedale. Per i parenti, gli amici e l’intera comunità della cittadina di Elmwood Springs la notizia è terribilmente triste: con i suoi saggi consigli e la sua purezza di cuore quella generosa e intrepida vecchietta era stata un punto di riferimento prezioso per tutti. Ma forse la vita di Elner non è ancora giunta al termine: stesa sulla barella in camera mortuaria, apre gli occhi, si alza ed esce dalla porta, percorre il corridoio fino a un ascensore, vi sale e, dopo un viaggio incredibile, si ritrova in Paradiso, a vivere un’avventura strabiliante. E forse potrebbe riuscire anche a tornare indietro, nel mondo dei vivi, per rivelare ai suoi cari qual è il segreto della felicità. Fannie Flagg ci regala una storia tenera e divertente, alla scoperta dei valori autentici dell’esistenza.



Titolo: Torta al caramello in Paradiso
Autore: Fannie Flagg
Titolo originale: Can' wait to get to heaven
Traduzione a cura di: Olivia Crosio
Editore: Bur
Data di pubblicazione: 2007
Pagine: 367

Trama: 4  Personaggi: 4  Stile: 4  Copertina: 5 




Vi ricordate zia Elner? E la piccola città di Elmwood Springs? Nonna Fannie ci aveva già presentato luoghi e personaggi che animano questo romanzo in Pane cose e cappuccino dal fornaio di Elwood Springs.

Questa volta, il fulcro centrale della storia sono proprio zia Elner e la nipote Norma. 
Elner ha abbondantemente superato i novant'anni, ma, a parte qualche problema d'udito, è un'arzilla vecchietta che si ostina a voler vivere da sola, mentre Norma continua ad essere una donna che non riesce a far a meno di organizzare la vita di chiunque la circondi!
Circondata da una schiera di vicine con cui guarda il tramonto tutte le sere e in compagnia dell'ennesimo gatto rosso di nome Sonny, Elner vive la sua vita col sorriso sulle labbra, gioendo delle piccole quotidianità e strappando, più di una volta durante la narrazione, un sorriso anche a noi lettori!
Finché, in una soleggiata mattina, sale su una scala per raccogliere dei fichi da un albero del suo giardino e viene punta da delle vespe.
Zia Elner perde i sensi e viene trasportata in ospedale e dichiarata morta. 
Norma e il marito Macky accorrono al suo capezzale, mentre le amiche, informate della triste notizia, iniziano ad organizzare il suo funerale.
Pensate lo stupore generale quando, qualche ora dopo, Elner apre gli occhi e, allegramente, saluta tutti!

Fannie Flagg è, per me lettrice, un posto sicuro. Quando mi capita uno di quei periodi in cui sembra quasi che trovare un bel libro sia un'utopia, quando ho poca voglia di leggere, prendo tra le mani uno dei suoi romanzi e ho la certezza di trovare un luogo accogliente ad aspettarmi!
Anche questa volta, Fannie ha fatto centro: personaggi di cui innamorarsi sin dalle prime righe, luoghi in cui sentirsi a casa e una storia semplice a fare da base ad un libro che si legge tutto d'un fiato!

Elner è una di quelle donne che tutti avremmo voluto avere come nonna ed Elmwood Springs è un luogo in cui ognuno di noi vorrebbe vivere!
Nonostante sia ambientato in tempi più moderni rispetto ai precedenti romanzi della stessa autrice, anche in Torta al caramello in Paradiso si respira quell'aria un po' retrò che contraddistingue tutti i romanzi della Flagg.

Unica pecca che ho riscontrato in questo romanzo è l'eccessivo dipanarsi della storia di Elner dopo il suo risveglio. Ci sono parti, superata la metà del libro di cui, secondo me, si poteva tranquillamente fare a meno. Tutto ciò depaupera leggermente il romanzo in sé.
Nonostante ciò, come già detto, Fannie è sinonimo di garanzia! E io, con panico crescente, mi rendo conto che nella mia libreria rimangono solo due suoi romanzi da leggere.


Associazione a delinquere #14 - I blogger, questi megalomani!


La Libridinosa: Buongiorno buongiorno (*canticchiando* io sono Francesco e questa mattina mi son svegliato presto…)
Eliza: iniziamo bene ragazzi…
LL: beh? Io sono felice oggi!
E: si vede…
LL: oggi ricevuto notizia bella bella io!!!
E: il gelato è in offerta?
LL: cretina!
E: BUONGIORNO!!
LL: e buongiorno anche a te! Che dici? La facciamo la Chiacchiera o cazzeggiamo tutta mattina?
E: dai, che poi abbiamo scelto un argomento che ci attirerà taaaaante simpatie!
LL: oggi si parla di colleghi e colleghe: i blogger!!! Quanto li amiamo noi?
E: eh dipende…
LL:dipende? Da che dipende? (sembro una puntata di Sarabanda, oggi!)
E: facciamo il Festivalbar?
LL: antica, non lo fanno più il Festivalbar!
E: e perché Sarabanda è roba di primo pelo …
LL: vabbè, partita la divagazione! Allora, i blogger: li amiamo o li odiamo? E non dire dipende! Dimmi quali ami!
E: mi piacciono quelli che non si prendono troppo sul serio, che non si credono una testata giornalistica (perché non lo sono, ricordiamolo), quelli che sanno ancora guardare al mondo con una certa ironia. E tu?
LL: per lo più, come te: mi piacciono i blogger ironici, simpatici, che sanno interagire senza sputare veleno e che ti aiutano quando hai bisogno. Perché, diciamocelo, ci sono alcuni che piuttosto che darti una mano, ti mozzerebbero tutte le dita cosicchè tu non possa più scrivere nulla! Hai presente, vero?
E: sì sì! Che poi noi siamo diventate amiche così! Dandoci una mano! Io ad esempio non ho mai avuto problemi a dare un aiuto a chi me la chiede, mica è una gara! Vero?
LL:Vero!!! Ti avevo scritto perché avevi un libro di Vitali che doveva uscire la settimana dopo e ti ho chiesto a chi l’avessi rubato ahahahah
E: ah sì "Biglietto, signorina"! Ecco, vedi cosa succede a scrivere un messaggio su Facebook? Scattano le amicizie! E le minchionerie… :3
LL: Soprattutto le minchionerie!!! Però com’è bella la mia vita da quando ti ho trovata (anche quella di Stefano, in verità! Perché il mondo deve sapere che “zia e nipote” si scambiano i libri!!). Vabbè, basta con le tenerezze, torniamo serie! 
E: vediamo un po’: Tu come scopri un blog nuovo? Io ogni tanto faccio un giretto tra Facebook e altri blog e a volte scopro vere chicche. Blog magari poco conosciuti che però scrivono benissimo. Altre trovo l’ennesimo blog con due post e 15 giveaway e allora scappo veloce.
LL: io ho un metodo migliore per scovare nuovi blog: aspetto te che mi mandi i link! Così non trovo quelli brutti e vuoti! Sai però cosa mi fa divertire tanto? Quella gente che apre un blog e, dopo due ore, si dichiara blogger e ancora un po’ va in comune a farsi rifare i documenti per scrivercelo sopra!
E: mi sento sfruttata… Bello però, quando rifaccio la carta di identità ce lo faccio scrivere pure io. No aspetta, all’anagrafe magari sbagliano e scrivono blob...meglio evitare!
LL: io sto seriamente pensando di perderla la carta d’identità, così vado a rifarla subito e approfitto per cambiare la foto che, ovviamente, è oscena! Che dici che me la fanno mettere quella dove sono con Lorenzo, che è venuta tanto bene?!
E: no, ma a questo punto vogliamo vedere quella attuale! Su non fare la timida….
LL: muori! Ti rammento che io ho una foto tua, sul mio iPhone, dove ti si vede bene bene, in primo piano e senza piastra fatta! Che la vuoi vedere ancora la mia carta d’identita?
E: ehm…. Quale carta d’identità??
LL: allooooora, parliamo di blogger! Sai quali odio profondamente? Quelli che fanno blogtour e poi blogtour e ancora blogtour! Basta!
E: sì oramai sono un po' inflazionati. Qui ci vuole qualche idea nuova!
LL: e un’altra categoria di blogger che mi dà l’orticaria è quella che cerca di “affiliarsi” ai blogger più conosciuti. Quelli che aprono un blog e per farsi conoscere passano a pubblicizzarsi nei commenti, hai presente? Io sono pure disposta a darti una mano, ma se non hai mai commentato, non scrivermi: “Ciao questo è il mio blog” e poi incolli il link. Sii carina, presentati, dimmi pure che hai un blog, ma così no. Io cancello il commento per principio.
E: sì hai ragione, un minimo di presentazione ci vuole, due chiacchiere, giusto per conoscersi. In fondo sono cose che chiedo di fare agli autori quando mi scrivono, anche i blogger dovrebbero farlo. Invece sai a me quali non piacciono? Quelli che credono di sapere tutto e si credono chissà chi. 
LL: uh quelli! 
E: che poi sono gli stessi che continuano a dire “ ah ma per me è un gioco” e poi scatenano l’inferno per qualsiasi sciocchezza. 
LL: e quelli che ti dicono che leggi solo roba commerciale? Sai quelli che leggono roba che, secondo me, viene pubbicata unicamente per loro e per la madre dell’autore? Ecco, poi passano da te e sputano perché tu leggi Garzanti e Longanesi! Quelli non li reggo. Ma fammi leggere quello che mi pare, che ti frega a te?!
E: che io mi domando: anche la casa editrice più piccola mica lo farà per la gloria, insomma cercherà un guadagno, no?
LL: lo spero, altrimenti di che campano?! Vabbè, facciamo che ti dico qual è in assoluto la categoria che odio proprio di più? Quelli che appena iniziano le collaborazioni con le Case Editrici si sentono dio e… tac… dopo tre giorni spariscono i voti dalle recensioni! E poi quelli che scrivono recensioni di 4 righe e si sentono un incrocio tra Follett e Marone!
E:... Scusa mi stavo immaginando l’incrocio tra Follett e Marone e non è una bella immagine… Comunque sì, mica è un caso se abbiamo intitolato questa chiacchiera Blogger, questi megalomani! Che poi, secondo me dall’altra parte dello schermo si staranno chiedendo: ma ‘ste due? Saranno mica le peggio nella categoria? Risposta sincera? Sì forse lo siamo, ma almeno lo ammettiamo apertamente.
LL: ah perché dici che qualcuno aveva ancora dei dubbi in proposito?!
E: se li avevano a questo punto glieli abbiamo definitivamente tolti!