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Recensione 'L'uomo del labirinto' di Donato Carrisi - Longanesi



L'ondata di caldo anomala travolge ogni cosa, costringendo tutti a invertire i ritmi di vita: soltanto durante le ore di buio è possibile lavorare, muoversi, sopravvivere. Ed è proprio nel cuore della notte che Samantha riemerge dalle tenebre che l'avevano inghiottita. Tredicenne rapita e a lungo tenuta prigioniera, Sam ora è improvvisamente libera e, traumatizzata e ferita, è ricoverata in una stanza d'ospedale. Accanto a lei, il dottor Green, un profiler fuori dal comune. Green infatti non va a caccia di mostri nel mondo esterno, bensì nella mente delle vittime. Perché è dentro i ricordi di Sam che si celano gli indizi in grado di condurre alla cattura del suo carceriere: l'Uomo del Labirinto. Ma il dottor Green non è l'unico a inseguire il mostro. Là fuori c'è anche Bruno Genko, un investigatore privato con un insospettabile talento. Quello di Samantha potrebbe essere l'ultimo caso di cui Bruno si occupa, perché non gli resta molto da vivere. Anzi: il suo tempo è già scaduto, e ogni giorno che passa Bruno si domanda quale sia il senso di quella sua vita regalata, o forse soltanto presa a prestito. Ma uno scopo c'è: risolvere un ultimo mistero. La scomparsa di Samantha Andretti è un suo vecchio caso, un incarico che Bruno non ha mai portato a termine... E questa è l'occasione di rimediare. Nonostante sia trascorso tanto tempo. Perché quello che Samantha non sa è che il suo rapimento non è avvenuto pochi mesi prima, come lei crede. L'Uomo del Labirinto l'ha tenuta prigioniera per quindici lunghi anni. E ora è scomparso.


Titolo: L'uomo del labirinto
Autore: Donato Carrisi
Editore: Longanesi
Data di pubblicazione: 4 dicembre 2017
Pagine: 400

Trama: 5  Personaggi: 4  Stile: 5 





Tra me e Donato Carrisi c'è sempre stato un rapporto di amore-odio. Riconosco la sua grande dote di scrittore di thriller, riconosco la sua capacità narrativa, il modo quasi unico in cui riesce a portare il lettore tra le spire delle sue storie. Ma... sì, come potete immaginare c'è un ma. Non grandissimo, non vincolante, ma c'è. 
Ciò che mi ha portata, nel tempo, ad allontanarmi dai romanzi di questo scrittore è stata la sua costante scelta di non creare mai un'ambientazione identificativa.
Mi spiego meglio: le storie di Carrisi possono svolgersi dietro casa mia così come nel centro di New York; e anche i suoi personaggi subiscono questa scelta, ritrovandosi nomi improponibili che potrebbero farceli identificare italiani, ispanici o anglosassoni.
So che per molti di voi questa potrebbe essere una motivazione futile, ma io sono una di quelle che, durante la lettura, ha bisogno di "visualizzare", di capire dove si sta muovendo e chi ha davanti. E con Carrisi, purtroppo, non riesco mai a farlo.
Proprio per questo, dopo i primi due romanzi con protagonista Mila Vasquez, mi ero allontanata definitivamente da questo autore.

Il motivo principale per cui ho deciso di dargli un'altra chance, è lei, sempre lei, l'anziana, la Bacci! che, dopo aver letto questo romanzo, ha rivolto parole poco carine al suo autore e ha stuzzicato la mia curiosità.

Curiosità premiata? Diciamo di sì, ma non al 100%. A differenza della Bacci, di Lallina e della BB che hanno letto questo libro, la mia mascella, a fine lettura, è rimasta al proprio posto! 
Direte: "Facile! Le tue amiche ti avevano allertata!". Vero, ma non è stato questo il motivo del mio mancato stupore. Forte, probabilmente, dei trabocchetti usati da Carrisi nei precedenti romanzi, a metà storia avevo già intuito i colpi di scena finali.
Tutto questo, però, non inficia sul fatto che anche stavolta, Carrisi sia riuscito a creare una storia al cardiopalma: 400 pagine che si leggono tutte d'un fiato, facendo davvero fatica ad interrompete la lettura una volta che la si è iniziata.

Mila Vasquez, stavolta, è solo un nome, un'ombra di passaggio, la cui assenza consente a chiunque di leggere questo romanzo senza portarsi dietro la sensazione che manchi qualche tassello. Ma è sempre Mila, con la sua improvvisa apparizione, a lasciare lo spiraglio per far sì che questa storia non si chiuda qui, ma che, presto?, torneremo a parlare del labirinto.

L'uomo del labirinto è un romanzo con una struttura forte e solida, che beneficia sicuramente di una penna esperta come quella di Carrisi. 
Personaggi e trama si intersecano alla perfezione, creando nel lettore un'ascesa costante delle aspettative che, sia che si sia intuito qualcosa o meno, lasciano certamente un senso di soddisfazione quando si arriva all'ultima pagina!

Commenti

  1. questo libro di cui sento tanto parlare è nella mia tbr di febbraio/marzo assieme a mille milioni di altri libri. per ora mi sto concentrando sulla Tuti poi si vedrà.
    però se piace a te alla bacci e alle bb vuol dire che piacerà anche a me!

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    1. Ecco io, invece, con la Tuti proprio non riesco ad approcciarmi. Ne dicono tutti bene, ma a me non stuzzica proprio!

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  2. Io non sono una grande amante del genere thriller ma "L'uomo del labirinto" mi incuriosisce anche se non sarà una delle mie prossime letture. Di Carrisi ho letto solo "Il suggeritore" molto bello mentre non sono riuscita a portare a termine "L'ipotesi del male" quindi anche per me è odio e amore.

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    1. Questo è sicuramente un gradino più de "Il suggeritore", quindi dagli una chance prima o poi!

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  3. Assolutamente d’accordo sul fastidio per quel voluto spaesamento che, a mio avviso, allontana dal racconto e prevale sulla storia, a sua volta molto artificiosa. Per me pollice verso.

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    1. Ho visto la tua recensione. Capisco lo spaesamento che ha infastidito anche me, ma per il resto non concordo assolutamente col tuo parere.

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  4. Eh lo sai che questa cosa dell'ambientazione e dei nomi dei personaggi anche a me poco piace, però la storia mi ha proprio colpito

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    1. Sì storia bella bella, anche se, come ci siamo dette oggi, avevamo entrambe intuito qualcosa! Siamo genie, sorella!

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  5. Avevo provato a leggere qualcosa di Carrisi, se non ricordo male, una mia amica mi aveva passato "Il suggeritore" che però non ho terminato (premessa: aspettavo il mio primo figlio e solo l'introduzione mi aveva alquanto scioccata! Non ero in condizioni!). Da allora non ho più provato a leggere nulla anche se mi ispira molto.

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    1. Eh no, Carrisi in gravidanza non va assolutamente bene. Però dagli un'altra possibilità, perché ne vale davvero la pena!

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  6. Ho letto tutto di Carrisi e continuerei a leggere qualsiasi cosa. Appunti, lista della spese, insulti... è vero, l'ambientazione non identificata con precisione all'inizio mi ha infastidita, diciamo per le prime 15 pagine.

    Dopo, però, ho divorato l'intero romanzo. Mi è quasi dispiaciuto averlo finito...

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