Recensione 'Sentimi' di Tea Ranno - Frassinelli


Titolo: Sentimi || Autore: Tea Ranno || Editore: Frassinelli
Data di pubblicazione: 27 febbraio 2018 || Pagine: 228

Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro.

Trama: 2 || Personaggi: 3 || Stile: 2




Cupo. È questo l'unico aggettivo che mi viene in mente pensando al romanzo di Tea Ranno.
Cupo come la storia che racconta, come la nebbia che avvolte la narratrice.

È una notte surreale quella in cui una scrittrice si trova ad ascoltare le voce di decine di donne morte.
Seduta su una fredda panchina, avvolta da una strana nebbia, la donna, appena tornata nel paese siciliano in cui è nata, si trasformerà in quella memoria di parole inascoltate.

E noi, incoscienti spettatori, scopriremo l'amore, la gelosia, l'invidia, la violenza. Ascolteremo voci di donne morte, ognuna con un passato diverso, ma tutte legate dallo stesso filo: nessuna di loro riesce a trovare la pace che cerca.
So di essere una voce fuori dal coro relativamente a questo romanzo, ma durante la lettura mi sono sentita quasi soffocare, come fossi avvolta anch'io da quella nebbia in cui si trova immersa la scrittrice. Mi pareva di non riuscire ad emergerne, di perdermi tra le storie di Adele, di Rosa, di Stella...
E, contemporaneamente, non riuscivo ad empatizzare con nessuna delle loro storie.
Nessuna è riuscita a coinvolgermi, a suscitare in me delle emozioni forti.
Mi sono sentita una spettatrice statica, quasi costretta a sedere su quella panchina e ad ascoltare storie che, nonostante il dolore che sprigionavano, continuavano a non trasmettermi nulla.

Ero lì e mi domandavo perché la donna seduta accanto a me, infreddolita, col suo taccuino in mano, non si decidesse, una volta per tutte, ad alzarsi e andare via.

E poi, qual era il senso della sua presenza? Perché l'autrice ha scelto di usare questa donna? Perché non si è limitata, semplicemente, a raccontarci la storia delle altre donne senza passare attraverso una scrittrice che, alla resa dei conti, si rivelerà assolutamente inutile ai fini della storia?

Ecco: cupo, statico. Queste sono le sensazioni che permangono in me.


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Commenti

  1. Un vero peccato che non ti sia piaciuto, a me ispirava molto ma la tua recensione mi ha fatto avere qualche ripensamento. Beh, vedremo quando lo leggerò!

    Mi sono appena iscritto ai lettori fissi. :) Se ti va passa a trovarmi, ho appena aperto il mio angolino: https://lalocandadellestorieerranti.blogspot.it/

    Un abbraccio! <3

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    1. È una storia davvero strana, con un potenziale altissimo, ma la cui scelta narrativa mi ha spiazzata e, in parte, delusa.

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