Recensione 'Divorare il cielo' di Paolo Giordano - Einaudi


Titolo: Divorare il cielo || Autore: Paolo Giordano || Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 8 maggio 2018 || Pagine: 430

Le estati a Speziale per Teresa non passano mai. Giornate infinite a guardare la nonna che legge gialli e suo padre, lontano dall'ufficio e dalla moglie, che torna a essere misterioso e vitale come la Puglia in cui è nato. Poi un giorno li vede. Sono «quelli della masseria», molte leggende li accompagnano, vivono in una specie di comune, non vanno a scuola ma sanno moltissime cose. Credono in Dio, nella terra, nella reincarnazione. Tre fratelli ma non di sangue, ciascuno con un padre manchevole, inestricabilmente legati l'uno all'altro, carichi di bramosia per quello che non hanno mai avuto. A poco a poco, per Teresa, quell'angolo di campagna diventa l'unico posto al mondo. Il posto in cui c'è Bern. Il loro è un amore estivo, eppure totale. Il desiderio li guida e li stravolge, il corpo è il veicolo fragile e forte della loro violenta aspirazione al cielo. Perché Bern ha un'inquietudine che Teresa non conosce, un modo tutto suo di appropriarsi delle cose: deve inghiottirle intere. La campagna pugliese è il teatro di questa storia che attraversa vent'anni e quattro vite. I giorni passati insieme a coltivare quella terra rossa, curare gli ulivi, sgusciare montagne di mandorle, un anno dopo l'altro, fino a quando Teresa rimarrà la sola a farlo. Perché il giro delle stagioni è un potente ciclo esistenziale, e la masseria il centro esatto dell'universo.




È tornato il Paolo Giordano di cui mi innamorai, dieci anni orsono, grazie a La solitudine dei numeri primi. È tornato e lo ha fatto con un romanzo che racchiude in sé il dolore puro.

Una masseria in Puglia, a Speziale, una ragazzina di 17 anni che trascorre le vacanze estive dalla
nonna e quelle estati infinite, fatte di sole, di sabbia, di pelle che brucia.
Teresa sta lì, un po' annoiata, come tutte le ragazze della sua età, finché incontra i ragazzi della masseria: non si sa chi siano, quasi non si capisce quali rapporti intercorrano tra loro.


Si dice che la casa sia dove ti batte il cuore. E per Teresa quella casa diventerà Speziale, sarà quella masseria in mezzo al nulla. 
La casa di Teresa saranno le braccia di Bern.

È una storia pregna di sofferenza quella che Giordano, con la sua scrittura ammaliante, ci racconta. Una storia che prende il lettore alla gola, lo attanaglia e lo accompagna all'ultima pagina senza permettergli di riprendere fiato.
Divorare il cielo si legge in apnea; si entra, quasi a forza, nella vita di Teresa e di Bern e di tutti coloro che ruoteranno attorno ai due ragazzi.
Con Bern e Teresa condivideremo pensieri e azioni, sguardi, parole e l'abisso in cui precipiteranno.
L'addio più strano della storia del mondo, costretti a urlare ciò che avremmo altrimenti sussurrato.
Parlare di questo libro non è facile, perché ci sono dentro sogni, ideali, rapporti; c'è il sud, quel sud duro, arido, che solo chi ha vissuto conosce e può capire.
Sono 400 pagine che fanno male, che raccontano, in maniera corale, la giovinezza, le emozioni, gli ideali, la paura.
Pagine, parole piene di sofferenza quelle che Giordano mette su carta e la cui unica pecca, se proprio vogliamo trovarne una, è quella di aver, forse, esagerato in alcune descrizioni. Una maggiore snellezza avrebbe probabilmente reso la lettura più fluida.

Prendetevi del tempo per leggere questa storia, createvi uno spazio, chiudetevi al mondo, perché vi servirà tutta l'attenzione possibile vi servirà ogni battito del cuore, ogni respiro di cui disponete.
Questa storia è una lama che entra nel profondo delle viscere, ma è una lama che smuove pensieri ed emozioni; che fa male, ma è un dolore a cui non si può rinunciare.

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