Recensione 'Una ragazza affidabile' di Silena Santoni - Giunti


Titolo: Una ragazza affidabile || Autore: Silena Santoni || Editore: Giunti
Data di pubblicazione: 11 aprile 2018 || Pagine: 276

Un'eredità inattesa costringe Agnese a tornare a Firenze, la città in cui è nata e cresciuta e da cui è fuggita molti anni prima. Qui l'attende la sorella Micaela, che non vede da anni. La vita di Micaela ha seguito un percorso assai diverso, lontanissimo dalle scelte che Agnese ha fatto per sé: una vita tranquilla e sicura nella provinciale Ancona, un bravo marito benestante, due figlie allevate nell'agio, tutti valori che Micaela, sola, senza un'occupazione fissa, precaria per vocazione e per convinzione, irride. Attraverso un confronto che assume sempre più il carattere dello scontro, Agnese rivive, sullo sfondo dell'Italia degli anni Sessanta e Settanta, i ricordi dell'infanzia e della giovinezza: l'impegno nello studio, la lotta contro l'obesità, l'attrazione che evolve in amore per il cugino Sergio, il rapporto complesso con la sorella, l'invidia, mai del tutto riconosciuta, per quella propensione di Micaela a cavalcare le tumultuose vicende del suo tempo con naturalezza e incoscienza. Sembra un romanzo classico su uno dei temi narrativi ed esistenziali più archetipici: la conflittualità che spesso caratterizza i legami tra sorelle dal carattere opposto - una tranquilla e disciplinata, l'altra seduttiva e ribelle - e la resa dei conti che finalmente arriva dopo anni di incomprensioni e di silenzi. E invece, poco alla volta, inesorabilmente, il romanzo familiare si trasforma in qualcosa d'altro e di molto più inquietante. Mentre il viaggio nella memoria, negli anni più complicati e bui dell'adolescenza, sollecitato dal confronto con la sorella, riconduce Agnese al momento più doloroso e rimosso, quello che ha segnato per sempre la sua vita, un'altra preoccupazione interviene a caricarla d'ansia: le sue due figlie, in vacanza da sole e non raggiungibili telefonicamente, non danno notizie da giorni... In un susseguirsi di colpi di scena, le tessere del presente e del passato finalmente si ricompongono in un quadro imprevedibile. Tra una Firenze grigia e spenta e un paesaggio dolomitico dal quale salgono fumo e nebbie, la verità si fa largo solo all'ultimo, come un lampo accecante.




Aaaahhh quei bei libri che ti siedi, li inizi e non li molli più! Quei bei libri che quando guardi fuori è già buio e a te mancano poche pagine alla fine e un po' ti spiace un po' no, perché è proprio bello un libro così!
Ecco, questo romanzo di Silena Santoni non è un libro così, anzi... 
L'ho iniziato, poi ho preferito stirare la pila di biancheria accumulata, portare il cane dal veterinario, mio figlio a comprare la bici nuova, mettermi alla ricerca (infruttuosa, peraltro) di un pigiama, telefonare a mia madre (questa cosa dovrebbe darvi la misura di quanta voglia avessi di proseguire con la lettura!).
Ma, stranamente tenace, ho continuato. E di nuovo ho preferito fare altre mille cose, inclusa una chiacchierata telefonica con la Bacci (che rimane comunque meglio di mia madre, eh!).

Cosa c'è, quindi, che non va in questa storia? La storia! Nel senso che è piatta, a tratti inutile. 
Il romanzo vede protagoniste due sorelle, Agnese e Micaela. Entrambe nate e cresciute a Firenze, la prima ne è fuggita appena possibile per non farvi quasi più ritorno (e già io avrei qualche dubbio sulla sanità mentale di una così. Insomma, stiamo parlando di Firenze, mica di Calascibetta!).

Agnese e Micaela sono quanto di più diverso possa esistere: Agnese è sposata, ha due figlie, una bella casa e un lavoro sicuro e gratificante. È una di quelle donne eleganti, con la piega sempre perfetta e ogni aspetto della sua vita tenuto sotto controllo.
Micaela, invece, è un residuato hippie degli anni migliori: lunga treccia di capelli grigi, minigonna e stivali col tacco in barba ai suoi sessant'anni; vive in un bilocale freddo e ammuffito e si mantiene vendendo oggetti usati recuperati qua e là.

Sarà la morte di una zia e un'eredità inattesa a riportare Agnese tra le vie fiorentine e nella vita della sorella.
Traspare, sin da subito, quanto le due donne siano incompatibili, a dispetto di un legame di sangue che vorrebbe il contrario. Ma c'è da sottolineare che Agnese non agevola in alcun modo il rapporto, insofferente a qualunque parola o gesto della sorella.

Parallelamente, ci viene raccontata la storia di un presunto omicidio. Peccato che bastino pochi capitoli per capire chi siano i protagonisti, cosa sia accaduto e dove l'autrice voglia portare il lettore.
Benché dovrebbe trattarsi dei capitoli più vivaci, anche qui la Santoni si dilunga inutilmente, portando il lettore a preferire far altro piuttosto che proseguire con la lettura.

I capitoli che vedono protagonista l'incontro delle due sorelle, da par loro, altro non sono che una sterile cronaca delle poche ore che le due trascorreranno insieme.

Quello che mi sono chiesta più volte durante la lettura, è cosa volesse raccontarci l'autrice e, soprattutto, quale sia il senso di questa storia.
Ci parla di due sorelle, del loro passato e del loro presente, ma alla fine non racconta nulla e nulla lascia al lettore. Continuavo a domandarmi se e quando sarebbe accaduto qualcosa, quando la trama avrebbe avuto quella svolta utile a rendere un libro mediocre un bel libro. Purtroppo questo non è mai accaduto.

Il crollo definitivo, per quanto mi riguarda, è avvenuto anche a causa di tutta una serie di congiuntivi barbaramente uccisi; e trattandosi di un'autrice italiana, non possiamo neanche dare la colpa alla traduzione.

Commenti

  1. Per fortuna non l'ho preso in considerazione! Ultimamente mi fido poco della Giunti. Ora cosa leggi?

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    1. “L’altra moglie” di Kerry Fisher

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  2. Romanzo che, per fortuna, non mi ispirava affatto. Ci ho visto giusto.
    In quanto ai congiuntivi: (non) passi l'autrice, okay, ma gli editor non esistono in casa Giunti, qualcuno che legga e curi le bozze? Più grandi sono le CE...

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  3. I CONGIUNTIVI?
    I
    CONGIUNTIVI?
    Perchè? La domanda è perchè? La risposta è grazie di aver letto il libro, così lo depenno immediatamente dalla wishlist XD

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    1. Sento una ruota girare... il criceto che è in me si sta ribellando!

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  4. Oh Dio la trama mi piaceva anche perchè comunque è ambientata nella mia amata e bellissima Firenze ( che tra l'altro anche io ho abbandonato per amore ( amore adesso distrutto da lui) )che faccio scrivo un libro??? ahahaah comunque leggendo quello che scrivete non mi stimola legerlo, anche perchè io non sopporto i libri che non riesco a leggere ho finito adesso di leggere Viola e verde ed è uno di quei libri una fatica da paura a leggerlo e se ti viene di fare altro invece che rimane incollato alle pagine allora non è un buon segno.Grazie per la recensione e Buon Luglio Vero

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    1. Se cerchi dei libri ambientati a Firenze, che ti facciano vivere la città per come la conosci e che siano davvero belli da leggere, ti consiglio i romanzi di Gigi Paoli, "Il rumore della pioggia" e "Il respiro delle anime".

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