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Recensione 'Senti che vento' di Eleonora Sottili - Einaudi


SENTI CHE VENTO || Eleonora Sottili || Einaudi || 28 gennaio 2020 || 208 pagine

Fuori piove, non smette di piovere, il fiume straripa e corre dappertutto. Mentre i vicini si imbarcano direttamente dal balcone, Agata s'incanta a guardare l'acqua che allaga il pianterreno, lambisce il divano, sommerge la libreria. La casa ora è una nave incagliata dove lei, sua madre e sua nonna mangiano salame al buio, pescano i pomodori dell'orto con il retino, spostano gli oggetti, scoperchiano sorprese. Intanto i regali di nozze navigano indisturbati, e il vestito da sposa volteggia candido al centro della stanza. In questo tempo liquido e sospeso, Agata scopre di non essere l'unica a custodire un segreto. «La nonna tagliava il salame e distribuiva le fette. A un tratto mi disse: "Sembra di essere in guerra. Tu saresti morta subito, in guerra". Aveva ragione, lo sapevo. Poi aggiunse: "Certo all'aceto potevate pensarci". Quindi, come se le cose fossero collegate: "Mi sa che domenica prossima non ti riesci mica a sposare". Fu allora che la mamma fece scattare la lama del suo coltello a serramanico, e per un momento mi sembrò che le scappasse un sorriso». Nonna Fulvia ha i capelli di ferro e ruggine, non sopporta le zucchine liguri e definisce Agata "un nientino". La mamma invece sta china sui suoi atlanti a incrociare paralleli e meridiani, cercando instancabile un posto dove sua figlia potrebbe avere una vita sorprendente. «Io con loro non c'entro niente», pensa Agata. Tanto domenica si sposa e finalmente sarà al sicuro, lontana dalle intermittenze dell'una e dalle forze contrarie dell'altra. Ma il fiume arriva a confondere i confini tra le cose, e Agata scopre di essere molto più vicina alle donne della sua famiglia di quanto credeva. Un segreto, del resto, ce l'ha anche lei: la collezione di appartamenti vuoti dove ha fatto l'amore con un ragazzo che non è lo stesso che sta per sposare.



"È intelligente, ma non si applica": iconica frase che tutti i genitori si sono sentiti dire almeno una volta nella vita e che, riferendoci a Eleonora Sottili, autrice di questo romanzo, potrebbe trasformarsi in: "Sa scrivere, ma non ha nulla da raccontare".
Poco più di un nulla, infatti, è ciò che racchiudono queste pagine.

Tre donne protagoniste: Fulvia, Graziella e Agata. Una casa sulla sponda di un fiume, a Bocca di Magra, la foce di quel mare ligure tanto amato.
Tre donne, la pioggia battente, il vento che sbatte le imposte e agita il mare. Il fiume che si ingrossa, il mare che lo respinge e l'acqua che copre tutto: strade, orti, campi, vicoli... solo un'immensa e unica distesa d'acqua.

Fulvia, Graziella e Agata si rifugiano al piano superiore, arraffando le cose essenziali per poter sopravvivere qualche giorno. Sono tre donne, stesso sangue, nonna, madre e figlia, ma paiono quasi estranee, ognuna identica e diversa al tempo stesso.

Passano le ore, i giorni e si guardano foto, si va su e giù da quella soffitta quasi dimenticata. Emergono, quasi fossero stati portati lì dalla marea, segreti, parole, foto sconosciute.

La storia ci sarebbe, lo spunto è affascinante, l'idea che tutto torni e si ripeta; gli anni che passano, le generazioni che cambiano, gli errori che si ripetono.
Sarebbe stato bello se l'autrice fosse stata in grado di raccontarlo. Invece, la Sottili decide di tergiversare per almeno due terzi del romanzo, saltando qui e là, quasi che da quel fiume esondato spuntassero delle rocce a cui appigliarsi.
Poi, improvvisamente, ecco che l'autrice decide di raccontarci qualcosa in più, ma di doverlo fare in fretta e in maniera approssimativa e confusionaria.
E allora, quei saltelli si trasformano in una corsa disperata, una fuga angosciante per non soccombere all'acqua che ci arriva addosso.

Si arriva al finale di questo romanzo con addosso un senso di estraniamento, confusione e con la certezza di aver letto qualcosa di assurdo, quasi surreale e di cui, a pensarci bene, molto poco rimane nella mente del lettore.
Non restano queste tre donne, la cui unica impressione è che siano rivestite da una sorta di asetticità che le rende impermeabili a qualunque emozione e impedisce al lettore di percepirne caratteristiche e sentimenti.
Non rimane, poi, la storia, che si ingarbuglia su stessa, credo un groviglio impossibile da sciogliere, uno di quei nodi che, giunti allo stremo, si preferisce lasciar lì!
Un racconto a tratti surreale, a tratti insulso, nell'insieme poco soddisfacente, freddo come il vento che batte la costa e fa tracimare il fiume.

Cosa salvo? La scrittura di Eleonora Sottili, unico barlume di azzurro in un cielo grigio.

Commenti

  1. Ho letto con stupore la tua recensione. A me invece il romanzo è piaciuto. La scelta dell'autrice di lasciare che la storia emerga lentamente e con estrema delicatezza da quel "niente" che tanto ti ha disturbata, a me come lettrice ha lasciato il piacere di esplorare col fiato sospeso il rapporto fra tre generazioni di donne intimamente legate ed estremamente diverse tra loro. Un viaggio attraverso i ricordi, i dolori e gli amori, le conquiste e le rinunce, i sogni e le delusioni, il brivido dell'avventura e il pallido tepore della sicurezza. A me questa lettura ha lasciato molto.

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    Risposte
    1. Credo che questa sia la vera meraviglia della lettura: lasciare in ognuno di noi sensazioni diverse. Per me un libro deve essere fatto di tante cose, non sempre e non per forza grandi cose, ma sicuramente mi aspetto di trovare, tra le pagine di un libro, qualcosa di più del "niente" che vi ho trovato qui. Lo stesso niente che, invece, ha suscitato in te così tante emozioni!

      Elimina

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