martedì 29 settembre 2020

Recensione 'Fu sera e fu mattina' di Ken Follett - Mondadori

FU SERA E FU MATTINA || Ken Follett || Mondadori || 15 settembre 2020 || 797 pagine

Il prequel de "I pilastri della terra". 17 giugno 997. Non è ancora l'alba quando a Combe, sulla costa sudoccidentale dell'Inghilterra, il giovane costruttore di barche Edgar si prepara con trepidazione a fuggire di nascosto con la donna che ama. Ma i suoi piani vengono spazzati via in un attimo da una feroce incursione dei vichinghi, che mettono a ferro e fuoco la sua cittadina, distruggendo ogni cosa e uccidendo chiunque capiti loro a tiro. Edgar sarà costretto a partire con la sua famiglia per ricominciare tutto da capo nel piccolo e desolato villaggio di Dreng's Ferry. Dall'altra parte della Manica, in terra normanna, la giovane contessa Ragna, indipendente e fiera, si innamora perdutamente del nobile inglese Wilwulf e decide impulsivamente di sposarlo e seguirlo nella sua terra, contro il parere di suo padre, il conte Hubert di Cherbourg. Si accorgerà presto che lo stile di vita al quale era abituata in Normandia è ben diverso da quello degli inglesi, la cui società arretrata vive sotto continue minacce di violenza e dove Ragna si ritroverà al centro di una brutale lotta per il potere. In questo contesto, il sogno di Aldred, un monaco colto e idealista, di trasformare la sua umile abbazia in un centro di erudizione e insegnamento entra in aperto conflitto con le mire di Wynstan, un vescovo abile e spietato pronto a tutto pur di aumentare le sue ricchezze e il suo potere. Le vite di questi quattro personaggi si intersecano, in un succedersi di continui colpi di scena, negli anni più bui e turbolenti del Medioevo che termina dove "I pilastri della terra" hanno inizio.



Quando uscì La colonna di fuoco mi capitò di incappare in una recensione che mi colpì, negativamente, per due motivi: il primo è che si parlava del romanzo come se si fosse trattato di un romance, ponendo l'accento sulla storia d'amore tra due dei tanti protagonisti; l'altro motivo era la perplessità che veniva sollevata sul ruolo della donna, trattata alla stregua di una serva e il cui unico ruolo era quello di accudire la casa, sfornare figli e obbedire al marito.

Non penso si debba essere in possesso di una Laurea in Storia per sapere che la donna, nel 1500, anno in cui era ambientato La colonna di fuoco, non godesse di grandi riguardi e privilegi.
Anche coloro che appartenevano alla nobiltà, erano considerate pedine utili per stringere alleanza politiche, costrette a sposare uomini scelti per loro dalla famiglia; e raramente le loro idee venivano ascoltate o prese in considerazione.
Quello che penso, invece, è che Follett si sia imbattuto in quella recensione (cogliete l'ironia di questa mia affermazione, grazie!), perché questo suo ultimo lavoro sfocia ripetutamente in quegli odiati cliché che caratterizzano un romance!

Fu sera e fu mattina, prequel dell'amatissimo I pilastri della Terra, ci accompagna nell'arretrata Inghilterra del Medioevo, facendoci attraversare, in compagnia del giovane Edgar, del potente Wilwulf e della bellissima Ragna, un intero decennio, quello che va dal 997 al 1007.

Edgar è un giovane barcaiolo pronto a lasciare tutto per fuggire con l'amata Sunni. Ma il progetto dei due ragazzi andrà in fumo quando Combe, la cittadina in cui vivono, verrà attaccata dai vichinghi: morte e distruzione rimarranno negli occhi e nel cuore di Edgar, che vedrà Sunni morire e, assieme alla madre e ai due fratelli, si ritroverà a perdere tutto.
I quattro si metteranno in viaggio per raggiungere Dreng's Ferry, un desolato villaggio nel quale si trova un podere sfitto, unica speranza di sopravvivenza per la famiglia di Edgar.

Intanto, in terra normanna, incontreremo la giovane contessa Ragna, una ragazza tanto bella quanto intelligente. 
Ragna si innamorerà perdutamente di Wilwulf, aldermanno di Shiring, al punto di decidere di sposarlo e seguirlo nella fredda e arretrata Inghilterra, inconsapevole delle lotte politiche cui si troverà, suo malgrado, coinvolta.

Come sempre accade nei romanzi di Ken Follett, a far da contorno ai personaggi principali, troveremo una serie di comprimari, ognuno con la propria storia, a creare una sorta di grande e affascinante mosaico in grado di coinvolgere il lettore al punto da trasportarlo negli anni in cui si svolgono le vicende che l'autore ci racconta.

Questa volta, però, mi duole ammetterlo, qualcosa non ha funzionato del tutto.
La prima parte del romanzo mi è parsa particolarmente lenta; si tratta, naturalmente, di una parte introduttiva, atta a farci familiarizzare con i tanti personaggi e coi luoghi in cui si svolgono le vicende.
Ma alcuni capitoli mi sono parsi davvero prolissi e interminabili.

Altro problema, decisamente più grave, è stata la svolta romance/erotica di Follett.
Anche nei precedenti romanzi erano presenti scene di sesso, ma in questo mi è parso ci sia stata una certa esagerazione si quantitativa che descrittiva.
E spesso, purtroppo, si è trattato di scene fini a se stesse, che nulla hanno aggiunto o avrebbero tolto al romanzo.
Vi sono stati momenti in cui mi sono ritrovata a sbuffare davanti all'ennesimo "accoppiamento" raccontatomi nei minimi particolari.
Era davvero necessario? Follett ha così bisogno di farcire di dettagli "pruriginosi" un suo romanzo per poterlo vendere? Io credo di no!

Nel suo insieme, Fu sera e fu mattina è sicuramente un romanzo che si legge bene, con personaggi, Edgar e Ragna in particolare, che entrano nel cuore nel lettore.
Ma è anche una storia che, per le dinamiche, gli intrecci e gli avvenimenti, ripercorre fedelmente i suoi predecessori, mancando, però, di quel fascino che contraddistingueva le altre storie.

Il pregio maggiore di questo nuovo capitolo, risiede sicuramente nella scoperta della nascita di Kingsbridge, un luogo che per noi innamorati di questa serie, è quasi un'icona
Si voltò per un ultimo sguardo. Il suo ponte dominava il paesaggio. Aveva cambiato drasticamente il piccolo villaggio. La maggior parte delle persone non vi si riferiva più con il suo vecchio nome di Dreng's Ferry. Adesso la chiamavano King's Bridge.

Giunta al termine di questa lettura, però, mi sono chiesta se questo romanzo fosse necessario e cosa abbia aggiunto di così indispensabile alla già ricca saga iniziata con I pilastri della Terra.

Risposta: al di là dell'aver scoperto come nacque Kingsbridge, cosa che, peraltro, accade nelle ultime 100 pagine, Follett ha creato una storia che avrebbe potuto svolgersi in un qualunque altro luogo e, con le dovute accortezze, in qualunque altra epoca. Una storia piacevole, una lettura scorrevole, una scrittura, come sempre, magistrale, ma non un romanzo imperdibile o indispensabile, anche a fronte dei 27 euro del prezzo di copertina. 

11 commenti:

  1. Premetto che non ho ancora finito la lettura (in inglese),non posso che condividere la recensione. La scrittura di Follet è lontana dell'affascinante saga dei Pilastri e del Mondo senza fine. Siamo a un piacevole romanzetto in cui è facile anticipare,all'inizio di ogni capitolo, la sua scontata conclusione. Mi auguro un colpo d'ala nell'ultimo terzo che mi manca.
    Filippo

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  2. Ken Follet scrive meravigliosamente senza fronzoli e la lettura è sempre facile e immediata. Potrebbe descrivere anche un divano impolverato... Ma il contesto è pesante e le situazioni probabilmentente ricostruiscono la realtà del tempo... ma non ne sentivo il bisogno. Sono giunto a 2/3 del volume e poi ho abbandonato: insopportabile anche per quel continuo indugiare sulla volgarità... sul sesso... sulla violenza... quasi con compiacimento. Mio primo libro di Ken Follet. E resterà ultimo.

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    1. le suggerisco di leggere tutti gli altri...sarà una piacevolissima sorpresa!

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    2. Questo è l'ultimo romanzo di Follett. Io li ho letti quasi tutti e in questo è visibilmente affaticato, oltre a fare una specie di fiacco remake de "I pilastri della Terra", di cui ricicla anche le più piccole idee narrative come fossero stanche gag. Per me dà il meglio di sè nelle spy stories, ovvero nei suoi primi libri: "La cruna dell'ago", "Il codice Rebecca", "L'uomo di Pietroburgo" etc.

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  3. Come fai a sapere che Follett scrive meravigliosamente se questo è il primo romanzo che leggi? Comunque ti consiglio di leggere altro, perché questo è davvero il peggiore.

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    1. Dopo aver letto questa recensione,sono pienamente d'accordo non conoscevo Follet,mi sa che di suo non leggerò più niente non so di preciso cosa mi aspettavo ma non una lettura così a volte molto....noiosa,le scene di sesso e,di violenza troppo forti non è uno scrittore che mi è piaciuto.

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  4. Concordo con la recensione. Ho avuto l'impressione che Follett abbia copiato (male) da se stesso, questo lavoro è molto lontano dalla qualità di I Pilastri della Terra e di Mondo senza Fine. Una storia (quasi) inutile come prequel, e anche pesante da seguire. Follett segue un pò la parabola di molti autori che con il tempo esauriscono la vena narrativa che ne ha sancito il successo. Peccato.

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  5. Ho letto tutta la saga e mi sembra di poter dire che il peggioramento nella scrittura è stato progressivo. Il canovaccio è sempre quello, eroe e eroina, una manciata di fetenti quasi da caricatura, il contesto storico assolutamente di contorno per raccontare, sempre, la stessa storia trita. Per carità, si legge (anzi, nel mio caso, si ascolta) bene, ma non è niente di più che un foglietto e mediocre che va bene per passare (molto) tempo spremendo al minimo le meningi. Follett scrive roba da fast food. Non c’è niente di male, per carità, ma la letteratura è un’altra storia

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  6. A me questo libro è piaciuto tantissimo e adesso che L ho finito sono disperato perché i personaggi mi mancheranno tantissimo 😢

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  7. Un po' deludente confrontato da altri suoi libri. Mi aspettavo qualcosa di diverso.Concordo con la recensione.

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  8. Bel libro bella storia ma non è Follett. Ho letto tutto di Follett dai pilastri in poi e sono un suo estimatore. Concordo con il fatto che qualcosa non ha funzionato. Purtroppo le scene di sesso, come quelle di bruta violenza sono tipiche di Follett, anzi, in altri libri delle due trilogie le dovizie di particolari le rendevano ancora più raccapriccianti. Ma altri erano i pregi di Follett nelle opere precedenti. Non c'era pagina o capitolo che finiva senza indurre al lettore la voglia di sapere cosa sarebbe accaduto nel successivo; il lettore non era mai in prima fila ma al centro della scena; diventava in prima persona il personaggio che di volta in volta era quello narrante e si arrivava ad empatizzare e capire le scelte anche dei cattivi, anche se non si condividevano. Qui tutto questo manca, troppe scene descritte da un narratore terzo, troppi accadimenti fuori scena. Anche se avrebbero allungato il brodo avrei letto volentieri del rapimento o della storia del viaggio di Edgar. Concordo anche sul fatto che l'unica ragione di questo libro era conoscere le origini di Kingsbrige. Sapevamo dalle opere precedenti che il ponte era stato donato dal re, ma mi aspettavo una situazione più epica e non così sbrigativa. E che dire della storia delle reliquie? Conclusione: bel libro, bella storia ma non è Follett.

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