mercoledì 2 settembre 2020

Recensione 'Nives' di Sacha Naspini - Edizioni e/o



NIVES || Sacha Naspini || Edizioni e/o || 2 settembre 2020 || 131 pagine

Il romanzo inizia, malgrado l'improvvisa scomparsa di Anteo Cillerai, con il tono lieve con cui la vedova, Nives, affronta la vedovanza. Prova addirittura a consolarsi facendo stare in casa (in poltrona davanti alla TV!) la sua gallina preferita, Giacomina. Ma il tono scherzoso prende fine presto, quando inizia la telefonata notturna che Nives fa al veterinario, Loriano Bottai. Una telefonata lunga una vita. Non solo nel senso che durerà tanto, ben oltre quanto il lettore avrebbe immaginato, ma soprattutto perché diventa il racconto di una, anzi di due, anzi di tante vite che s'intrecciano. Perché da quella telefonata prenderanno vita le incredibili storie di alcuni personaggi a prima vista comuni, ma che in realtà nascondono segreti indicibili, passioni travolgenti, tradimenti terribili. Man mano che Nives e Loriano si addentrano nella notte rievocando il burrascoso passato loro e di tanti altri personaggi del paese, il lettore viene divorato dalla febbre del racconto. La magia della grande letteratura consiste nella sua capacità di svelare, dietro la banalità quotidiana, i sentimenti più nascosti e le azioni più inattese.




Nives esce di casa e trova il suo Anteo steso in terra, la faccia mezza mangiata dai maiali, morto stecchito.
Un attimo prima era vivo e vegeto, un attimo dopo Anteo non c'è più e Nives è una vedova a tutti gli effetti. 
I primi giorni passano veloci, con la figlia Laura che torna di gran lena dalla Francia, assieme al marito e ai due figli, per assistere al funerale del padre.

Poi, pian piano, la vita riprendere i ritmi di sempre, ma Nives si trova a dover affrontare quella solitudine a cui non è affatto abituata. E se le giornate trascorrono tra le varie incombenze che una casa, l'orto e gli animali da curare le portano, le notti sono un tormento: Nives non chiude occhio.
Una notte, due, tre... ogni giorno che passa la situazione sembra peggiorare, finché, in uno dei tanti momenti di stanchezza che la colgono, ricorda che la madre, ancora giovane, per affrontare la solitudine si era affidata alla compagnia di un animale.

Così Nives va nel pollaio e porta dentro casa Giacomina, una gallina zoppa e un po' scema! E tutto, magicamente, torna alla normalità: quella gallinella diventa una compagna di vita e, soprattutto, la riaccompagna docile tra le braccia di Morfeo!
Ma ecco che una sera Giacomina rimane imbambolata a guardare la tv e non c'è verso di smuoverla: è catatonica, gli occhi fissi e a nulla servono le sollecitazioni di Nives per farla riprendere.
È così che Nives corre al telefono e chiama Loriano Bottai, il veterinario del paese.

Naspini ci accompagna in una lunga chiacchierata notturna tra Loriano e Nives, una chiacchierata che ci svelerà i segreti del passato e di un piccolo borgo in cui tutti sanno tutto.

Nives è un racconto lungo, non lo si può certo definire un romanzo, perché del romanzo mancano troppi elementi; un racconto lungo come la telefonata che intercorre tra Nives e Loriano e, proprio come la telefonata, rimane spezzettato: un saltello tra un argomento e l'altro, un filo spezzettato, una linea disturbata, frasi smozzicate, parole non dette.

Mi sono mancati, duole ammetterlo, quei crampi allo stomaco e quel fiato corto a cui Naspini mi ha abituata con i suoi romanzi precedenti.
Mancano quei personaggi forti, cattivi, silenziosi e angoscianti che solo la penna di Naspini pare sappia partorire.

Nives ha qualcuno di questi tratti, ma rimangono in penombra, quasi l'oscurità notturna durante la quale si svolge questa chiacchierata a cuore aperto tra lei e Loriano, li avvolgesse e li calmierasse.
Si intuisce un fondo di marciume in questa donna delusa dalla vita, il cui unico interesse sembra quello di lasciare un segno su questa terra, anche a discapito della felicità altrui. Si intuisce, appunto. Ma non si riesce ad andare oltre e si arriva all'ultima pagina con la sensazione di incompiuto, come se si fosse arrivati alla fine di un'ottima cena senza, però, essere riusciti a mangiare il dessert.

Rimane la consolazione della scrittura di Naspini, che si conferma maestro anche nel creare un racconto che, nella sua brevità, coinvolge emotivamente il lettore.


Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia in anteprima

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