giovedì 28 gennaio 2021

Recensione 'Luce della notte' di Ilaria Tuti - Longanesi


LUCE DELLA NOTTE || Ilaria Tuti || Longanesi || 14 gennaio 2021 || 254 pagine

Chiara ha fatto un sogno. E ha avuto tantissima paura. Canta e conta, si diceva nel sogno, ma il buio non voleva andarsene. Così, Chiara si è affidata alla luce invisibile della notte per muovere i propri passi nel bosco. Ma quello che ha trovato scavando alle radici dell'albero l'ha sconvolta. Perché forse non era davvero un sogno. Forse era una spaventosa realtà. Manca poco a Natale, il giorno in cui Chiara compirà nove anni. Anzi, la notte: perché la bambina non vede la luce del sole da non sa più quanto tempo. Ci vuole un cuore grande per aiutare il suo piccolo cuore a smettere di tremare. È per questo che, a pochi giorni dalla chiusura di un faticosissimo e pericoloso caso e dalla scoperta di qualcosa che dovrà tenere per sé, Teresa Battaglia non esita a mettersi in gioco. Forse perché, nonostante tutto, in lei batte ancora un cuore bambino. Lo stesso che palpita, suo malgrado, nel giovane ispettore Marini, dato che pur tra mille dubbi e perplessità decide di unirsi al commissario Battaglia in quella che sembra un'indagine folle e insensata. Già, perché come si può anche solo pensare di indagare su un sogno? Però Teresa sa, anzi, sente dentro di sé che quella fragile, spaurita e coraggiosissima bambina ha affondato le mani in qualcosa di vero, di autentico... E di terribile.



Scrivere questa recensione mi crea molte difficoltà, quindi, se durante la lettura doveste avere l'impressione che io stia delirando... beh, potreste avere ragione!

Cerchiamo di fare il punto della situazione e mettere un po' d'ordine in tutto il casino che si è creato attorno a quest'ultimo romanzo di Ilaria Tuti.
L'autrice friulana esordisce nel 2018 con Fiori sopra l'inferno, affermandosi immediatamente come regina del thriller italiano e portando alla ribalta Teresa Battaglia, Commissario di Polizia, specializzata in profiling, un caschetto rosso che non passa certo inosservato e una mente che inizia a vacillare, costringendola a vivere quasi in simbiosi con un taccuino e una penna.
Assieme a lei, in un rapporto che si giostra tra battutacce, sarcasmo e affetto quasi materno, Massimo Marini, il suo vice.

A un anno di distanza dall'esordio, Ilaria torna in libreria con Ninfa dormiente, una storia incentrata su un cold-case e, se possibile, ancora più bella della precedente.

Nel pieno della pandemia, la Tuti pubblica Fiore di roccia, libro che esula dalla serie che vede protagonisti la Battaglia e Marini.
Potrete quindi immaginare quanto fremente fosse, per noi lettori, l'attesa del ritorno dei due personaggi tanto amati!
Gioia e giubilo nel regno all'annuncio dell'uscita di Luce della notte, quello che, agli occhi di tutti, si pone come terzo romanzo della serie.

E qui parte la prima scudisciata che, nello specifico, va all'editore: la Longanesi non comunica in alcun modo che Luce della notte sia uno spin-off e che, cronologicamente, si collochi esattamente tra il primo e il secondo romanzo della serie.
Faccio una precisazione e vi dico che io sono arrivata alla lettura di questo libro essendo consapevole di questa cosa, ma a informarmi è stata Laura che lo ha letto prima di me e che, giustamente, non riusciva a raccapezzarsi su alcuni particolari.
Sorge, quindi, spontanea una domanda: perché la Longanesi non ha informato in alcun modo i lettori? Avevano finito i soldi per le fascette? È stata una strategia di marketing ben precisa? Io la chiamerei più "presa per il culo", cara la mia Longanesi! La stessa presa per il culo che fai quando stampi un libro in corpo 84, consentendomi di leggerlo anche a qualche chilometro di distanza, e con margini così ampi che potrei stenderci la pizza o riprodurci interi paesaggi con gli acquerelli!
Perché, diciamolo, se questo romanzo fosse stato stampato con un carattere normale e fosse stato impaginato in modo tale da non richiedere il disboscamento di mezza foresta amazzonica, ci saremmo trovati tra le mani un volume di un centinaio di pagine appena. E a quel punto, sempre cara la mia Longanesi, come me li avresti giustificati i 16,80 euro che mi hai spillato?!

Quindi, cari lettori, questa volta la fascetta sarebbe servita eccome. E visto che non c'è, vi avviso io: SPIN-OFF. Se di questa serie avete letto solo il primo romanzo e avete intenzione di proseguire, leggete questo libro prima di Ninfa dormiente. Se, invece, siete in pari con le pubblicazioni preparatevi a fare un salto indietro nella storia. Capito tutto? Bene, direi che così dovremmo aver scongiurato crisi di panico e sospetti di Alzheimer precoce!

Veniamo adesso al romanzo racconto vero e proprio. Mi spiace, ma definirlo romanzo proprio non si può. Luce della notte è più un racconto lungo correlato alla serie. E come tale ha delle pecche non indifferenti.
Ilaria Tuti ci ha abituati a storie intricate, a scovare piccoli dettagli che si rivelano fondamentali nell'economia della trama; storie di ampio respiro che, però, mozzano il fiato. 
Qua, invece, di mozzato c'è solo il racconto.

Chiara è una bambina di nove anni affetta da Xeroderma pigmentoso, una malattia che le impedisce di esporsi alla luce. Chiara ha fatto un sogno. Ma si è trattato davvero di un sogno? Da qui parte questa storia: dalla voglia di Teresa Battaglia di credere fortemente alle parole di Chiara.
Accanto a lei, sin dall'inizio, il fido Marini.
Un racconto che, sommariamente, ci narra la tratta di essere umani, le difficoltà nell'attraversare i confini tra la Slovenia e l'Italia, negli anni Novanta; quelle persone in fuga, disperate, disposte a tutto pur di fuggire dalla loro terra straziata.

Questo è il tema conduttore di questa storia. Un tema che, purtroppo, viene liquidato in fretta, in maniera spiccia, superficiale, con un finale all'acqua di rose che sa di buonismo, ma che appare tutto fuorché verosimile.
A questo si aggiungano una ventina di pagine di digressione, uno "sviare" lo sguardo del lettore che non trova alcuna giustificazione nell'economia della trama, se non un voler allungare un brodo già di per sé abbastanza insapore.
Così come ingiustificabili sono le visite di Teresa ad Andreas (vedasi primo romanzo per capire di chi si tratti); o, almeno, lo sono, anche in questo caso, nel computo della storia. Forse sono un toccasana per l'anima di Teresa, ma questo non ci è dato saperlo.

So che l'autrice ha scritto questo libro di getto, che Luce della notte nasce sull'onda di una grave perdita e che le royalties saranno devolute al Centro di riferimento oncologico di Aviano.
Ma in questo spazio che io chiamo casa e che è un blog e nel ruolo che qui ricopro, quello di una blogger che, con impegno e onestà, vi ha sempre parlato delle sue letture, mi ritrovo a fare un'analisi di ciò che ho letto e a trarne delle conclusioni.

Mi sono sentita presa in giro, per i motivi che vi ho elencato sopra, dalla Casa Editrice? Sì.
Avrei ugualmente acquistato questo romanzo se avessi saputo che si trattava di un racconto correlato alla serie? Assolutamente sì!
Mi è piaciuto ciò che ho letto? No. E non c'entrano nulla le strategie di marketing dell'editore né la collocazione cronologica della storia stessa.
Mi è mancato ciò a cui la Tuti mi ha abituata: una trama paragonabile a un cielo stellato, a una preziosa stoffa intessuta di ricami elaborati.
Ho ritrovato, a tratti, la scrittura delicata e coinvolgente di Ilaria, ma, allo stesso tempo, mi è parso che fosse proprio lei la grande assente di questo racconto.

Lo scivolone capita. Basta solo rialzarsi e ripartire!
Quindi, nuovamente trepidante, mi accingo ad aspettare il ritorno di Teresa Battaglia e Massimo Marini, sperando, stavolta, di ritrovarli lì dove li avevo salutati in Ninfa dormiente.



 

6 commenti:

  1. Ciao Laura! Sono balzata sul tuo blog perchè sapevo che stavi preparando la recensione di questo thriller che anche io aspettavo con tanta ansia. Se la memoria non mi inganna, e potrebbe ché sono anziana, Ninfa Dormiente si conclude con una porta aperta, ed io mi aspettavo che Luci nella Notte ci facesse varcare quella porta. Quindi adesso non so che fare. Sicuramente lo comprerò e lo leggerò, ma quanto mi urtano queste cose...anche perchè onestamente la scimmia m'è scesa dalla spalla! Buona giornata e come sempre grazie per la tua onestà!
    Paola

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    1. Ciao Paola! Sì, "Ninfa dormiente" lascia una porta aperta e, infatti, la stessa autrice ha comunicato, sulla sua pagina Facebook, che presto avremo il seguito di quel romanzo.
      Purtroppo, in questo caso, c'è stata una grande mancanza di comunicazione da parte dell'autrice stessa e una scelta, sicuramente strategica, da parte della Casa Editrice, che ha illuso (e poi deluso) molti lettori.

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  2. Sono perfettamente d'accordo con la tua recensione: quando l'ho finito mi ha lasciato l'amaro in bocca per le (evidentemente troppo grandi) aspettative deluse. Pensavo che fosse una mia sensazione, invece mi hai confermato tutto, ma anch'io come te spero che sia stato solo uno "scivolone" e mi auguro di ritrovare presto la meravigliosa scrittura di Ilaria Tuti (e che sia un Romanzo come i precedenti.

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    1. Ciao, Katia! È quello che tutti speriamo: ritrovare Ilaria e la sua scrittura e un romanzo vero e degno di tale nome, quanto prima possibile! E in riferimento al tuo commento successivo: io non sono una fissata con le altezza, la cromia e la linearità dei romanzi, visivamente parlando, ma questo stona proprio!

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  3. Ps e concordo anche con la bruttura cromatica (fatta giustamente notare su instagram) se metti in mezzo questo libro agli altri due 😆

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  4. brava, mi è piaciuto il tuo piglio nel recensire - continua così.

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