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Recensione 'L'enigma della camera 622' di Joël Dicker - La nave di Teseo


L'ENIGMA DELLA CAMERA 622 || Joël Dicker || La nave di Teseo || 11 giugno 2020 || 632 pagine

Un fine settimana di dicembre, il Palace de Verbier, lussuoso hotel sulle Alpi svizzere, ospita l'annuale festa di una importante banca d'affari di Ginevra, che si appresta a nominare il nuovo presidente.
La notte della elezione, tuttavia, un omicidio nella stanza 622 scuote il Palace de Verbier, la banca e l'intero mondo finanziario svizzero.
L'inchiesta della polizia non riesce a individuare il colpevole, molti avrebbero avuto interesse a commettere l'omicidio ma ognuno sembra avere un alibi; e al Palace de Verbier ci si affretta a cancellare la memoria del delitto per riprendere il prima possibile la comoda normalità.
Quindici anni dopo, un ignaro scrittore sceglie lo stesso hotel per trascorrere qualche giorno di pace, ma non può fare a meno di farsi catturare dal fascino di quel caso irrisolto, e da una donna avvenente e curiosa, anche lei sola nello stesso hotel, che lo spinge a indagare su cosa sia veramente successo, e perché, nella stanza 622 del Palace de Verbier.



Cose a caso che potrete trovare in questo romanzo:
  • spy story american style
  • Mrs Doubtfire senza la meravigliosa comicità di Robin Williams
  • un centrifugato di romance degno dei peggiori Newton Compton
Quello che certo non troverete è un thriller né, tantomeno, una storia indimenticabile.
Parto col dire che ho letto questo libro in appena cinque giorni, perché, unico suo pregio, il romanzo scorre velocemente ed è per questo che trovate mezzo punto in più nel voto finale. Vana gloria, caro Dicker!

L'enigma della camera 622 è un romanzo-pretesto: questo mattoncino di poco più di 600 pagine è il saluto che l'autore ha voluto dedicare al suo editore da poco defunto. Un semplice ciao era insufficiente?!

L'enigmatica camera 622 che da il titolo al romanzo si trova al Palace de Verbier, lussuoso hotel svizzero che Dicker decide di raggiungere dopo essere stato lasciato dalla neo-fidanzata.
Il relax e la pace che cerca, però, verranno meno quando Dicker si accorgerà che le camere del suo piano hanno una numerazione anomala: 621, 621bis e 623.
Fin qua tutto bene, se non fosse che il genio ne farà parola con la sua vicina di camera che, giusto perché non ha una mazza da fare, decide di voler scoprire cosa si nasconda dietro questa scelta alquanto bizzarra, mandando a monte i progetti di pace dell'autore e costringendo noi lettori a sorbirci 632 pagine di piattole al pube!

MA LEI È LO SCRITTORE?
Questa è una delle frasi più frequenti e urticanti che troverete all'interno del romanzo. È la domanda con la quale tutti si rivolgono a Dicker. E sì, sant'Iddio del Beato Cielo, LUI. È. LO. SCRITTORE.
E io capisco anche che la Svizzera sia piccina e non pulluli di scrittori, ma minchia! A me è venuta l'orticaria a forza di leggere quella domanda!

BIONDISSIMI. BELLISSIMI. RICCHISSIMI, STUPIDISSIMI. E cari saluti a Messner!
Questi sono i personaggi che popolano il romanzo. Che si tratti di Scarlet, la vicina di camera di Dicker, o di Sloane, la fidanzata (saggia) che l'ha mollato, passando per Macaire, Anastia e Lev, i protagonisti del triangolo amoroso/giallo, per arrivare ad Arma, la cameriera di casa Ebezner, nessuno ha mai un capello fuori posto, lo smalto sbeccato, il trucco sfatto, la maglia slabbra o i pantaloni ricoperti di peli di gatto!
Sono talmente perfetti da sembrare statue di cera. 
Perfetti come perfette, enormi e lussuose sono le loro dimore, ovviamente. Ho passato quasi 500 pagine chiedendomi perché Macaire e Anastasia avessero una sola cameriera in quel popo' di casa, per poi scoprire che Arma è la novella Cenerentola made in Svizzera. E, insomma, se ci fosse stato più personale al servizio dei due coniugi, la svolta "cenerentolesca" sarebbe stata un po' più complicata!

Ma la cosa peggiore dei personaggi che Dicker ci propina è che sono talmente stereotipati nell'aspetto e nel linguaggio che usano, da apparire fragili, insulsi, alla stregua di macchiette teatrali.
Nessuno si salva, ma certamente i tre protagonisti danno il meglio di loro stessi, barcamenandosi in un triangolo amoroso lungo 15 anni, dove i due uomini si contendono una bionda mezza scema a cui nulla frega dei soldi, ma "pensa a quanto sarebbe bello vivere in quella villa da ventordicimila metri quadrati a strapiombo sul mare", per poi "la nostra vita è diventata piatta, non facciamo altro che nuotare nelle limpide e cristalline acque dell'Egeo, mangiare cibi raffinatissimi, indossare abiti costosissimi...".
Allora, Anastasia cara, parliamone... io ti prendo a sberle a due a due finché non diventano dispari!

AH FINALMENTE È FINITA!
C'è un momento in cui tutto pare trovare una quadra, ma no! Lui, il bel Joël, decide di dare la pennellata finale al romanzo con una conclusione che definire assurda è voler essere gentili.
Joël, vieni da zia Libbri così posso soffocati con le pastiglie di melatonina!

REFUSI, CONGIUNTIVI E TRALLALÀ!
Sapete cosa si dice de La nave di Teseo? Che sia una Casa Editrice chic (e che se la tirino anche un po').
Sapete cosa vi dico io? Che avranno anche la puzza sotto al naso, ma non vi è alcuna cura nei loro volumi,  nei quali traduzione e editing vengono fatti alla carlona.
Anche questo romanzo, come altri volumi di questa Casa Editrice, è infarcito di refusi, tradotto malamente e pregno di congiuntivi sostituiti dall'indicativo.
Per la cronaca: prezzo di copertina 22 euro.

Caro Dicker, avevo amato il tuo Harry Quebert; Stephanie Mailer mi aveva lasciata con qualche perplessità.
Ma qui hai davvero tirato fuori il peggio di te. E io mi ritrovo con due altri tuoi romanzi che mi fissano dalla libreria e che vorrei, invece, lanciare nel lago di Ginevra, magari appresso a te!


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