Recensione 'Il sogno della bellezza' di Lena Johannson- Tre60

  


IL SOGNO DELLA BELLEZZA || Lena Johannson || Tre60 || 13 gennaio 2022 || 384 pagine

Amburgo, 1889. Oscar Troplowitz è un giovane farmacista, deciso a sperimentare nuove formule per quello che secondo lui sarà l'affare del secolo: i prodotti di bellezza per le donne. Così, quando scopre che l'imprenditore Paul Beiersdorf vende il suo laboratorio farmaceutico per ragioni famigliari, non esita a farsi avanti. Tuttavia, all'entusiasmo iniziale fanno seguito le prime difficoltà: Oscar è ebreo, e inoltre ha idee "troppo" moderne sui benefici da riservare ai lavoratori. Ma per fortuna, accanto a lui, c'è sua moglie Gerda. Appassionata di arte, per promuovere il progetto del marito organizza nella loro villa mostre e vernissage, invitando ospiti influenti dell'alta società di Amburgo. Coinvolge l'artista Irma von Hohenlamburg, che dipinge quadri fortemente drammatici, attirando l'attenzione del pubblico e contribuendo a salvare la reputazione di Oscar. Presto, grazie all'aiuto di Toni Peters, un'intraprendente operaia della Beiersdorf, Oscar individua il componente fondamentale per proteggere e lenire ogni tipo di cute. Un ingrediente che gli permetterà di produrre un rivoluzionario cerotto, e in seguito la Nivea, la crema destinata a comparire nelle case di ogni donna. E con un grande lavoro di squadra, la Beiersdorf si avvia a diventare l'impero che oggi tutti conoscono. Ispirato a una storia vera, il romanzo di Lena Johansson racconta la nascita di alcuni tra i prodotti di bellezza più popolari e amati di sempre.


Una delle memorie che preferisco è quella olfattiva. Ci sono odori che mi fanno tornare indietro nel tempo, spesso di molti anni, e mi fanno battere il cuore. 
La Coccoina, ad esempio, mi ricorda le ore trascorse al lavoro con mio padre; la naftalina, invece, mi fa tornare in mente l'armadio del mio bisnonno, carico di giacche eleganti nelle cui tasche erano onnipresenti le famose palline!
Mia nonna, con la quale sono cresciuta, la racchiudo in tre profumi diversi: la lacca Splend'Or ("perché non si esce di casa coi capelli fuori posto"), la cipria in polvere ("perché una donna deve essere sempre ben vestita e ben truccata") e la crema Nivea, che sospetto usasse anche per farcire le torte, data la quantità immane che ne acquistava!

Immaginate, quindi, la mia gioia quando mi sono trovata davanti a un romanzo che "prometteva" di raccontarmi la storia della nascita della crema col vasetto blu! Io che, ancora oggi, quando ne spalmo un po' sulle mani la sera, ho l'impressione di sentire le carezze di mia nonna!

Ebbene, diciamolo subito e senza tanti giri di parole: la Nivea in questo romanzo appare IN UNA SOLA RIGA nella quarta di copertina.
Per il resto, vi consiglio di acquistarne un barattolo per conto vostro e fare una ricerca in rete per scoprire come nacque la famosa crema, perché tra queste pagine non ve ne è traccia!

E adesso veniamo al libro: cercherò di essere chiara e di non perdere il filo del discorso, ma temo che stiate per leggere una recensione sproloquiante (spoiler: sono riuscita a essere chiara!).
I personaggi: quelli realmente esistiti presenti all'interno del romanzo sono cinque. Cinque su tredici. E di questi cinque, due sono solo "comparse" (una riga e via, come la Nivea!) e uno, il dottor Unna, sarebbe stato impossibile da non inserire, ma serve davvero a poco nello sviluppo della trama.
Gli unici due personaggi utili affinché questo romanzo avesse un senso, sono Oscar Troplowitz e Gerda, colei che diventò sua moglie.
Oscar era un giovane imprenditore e farmacologo tedesco che, nel 1890, rilevò la fabbrica di preparati dermoterapeutici Beiersdorf.
Troplowitz viene ricordato anche per essere stato il primo imprenditore a ridurre l'orario lavorativo settimanale a 48 ore, pur non diminuendo la paga ai suoi impiegati, a introdurre un periodo di ferie retribuite, tutele per la maternità e aver ideato un fondo pensionistico per i dipendenti.
Peccato che queste sue innovazioni appaiano nel romanzo giusto in un paio di righe (comunque più della Nivea, eh!).

Gli altri personaggi inseriti nel romanzo dall'autrice, sono prevalentemente uno spunto per vivacizzare la trama e creare intrecci in una storia che, viceversa, sarebbe potuta risultare piatta, totalmente improntata sulle vicende professionali dello stesso Troplowitz.
Il problema è che questi personaggi, due in particolare, Irma e Antonia, non riescono a catturare lo sguardo del lettore.
La prima è la perfetta contrapposizione di Gerda: un animo oscuro, dedita all'alcool e all'autolesionismo, costretta dai genitori a sposare un "buon partito" che, però, le farà venire i bollori tra le lenzuola, dovrebbe spiccare come personaggio fuori dagli schemi dell'epoca, se non fosse che tanto fuori da quegli schemi Irma ci rimarrà ben poco!
Antonia, detta Toni (giusto per giocare sull'equivoco di un nome da uomo su una donna!), dal canto suo è il classico personaggio da soap-opera un po' sfortunata, un po' svampita, mai pronta a dire la verità neanche quando questa potrebbe tirarla fuori dai guai, dopo una serie di sfighe, ecco che la sua vita si sistema senza tanti patemi!

A legare queste due figure, c'è Gerda! Sposa Oscar in giovane età e lo appoggia incondizionatamente in tutte le sue scelte. Qualcuno ha scritto di lei che la vedremo diventare una donna formidabile. Effettivamente, è questo che si deduce dalla sinossi!
A leggere il romanzo, invece, si ottiene la figura di una donna che si barcamena egregiamente tra salotti buoni, scelta di tessuti per le tende di casa, viaggi all'estero col marito e problemi di calli e pelle secca!
È un personaggio scialbo, del quale la quarta di copertina ci preannuncia un'evoluzione che fatico a immaginare.

È sorprendente, inoltre, assistere alle levate di capo di impronta femminista che coinvolgono il terzetto, in particolare Irma e Toni!
Ogni tot pagine, l'autrice decide di buttare qua e là una lamentela da parte di una delle tre donne su quanto siano ingiuste le differenze tra uomini e donne.
Frasi, appunto, gettate lì a caso da tre donne che, considerata anche l'epoca nella quale si svolge la vicenda, godevano di grande libertà: Gerda, oltre ad essere una donna che gode di autonomia nella vita privata, viene resa partecipe di ogni decisione presa dal marito e la sua opinione viene tenuta da lui in grande considerazione; Irma, nonostante le sue turbe, riesce a svolgere il lavoro che ama, quello di pittrice, e anche Toni è una donna assolutamente libera di decidere per sé.
Pare quasi che il femminismo sia l'arma che l'autrice sceglie di utilizzare per far sì che il romanzo non risulti eccessivamente frivolo agli occhi del lettore.

La sensazione che ho avuto durante la lettura di questo libro, è che Lena Johannson volesse raccontarci la storia, un po' insulsa a parer mio, di tre donne nella Amburgo di fine Ottocento e abbia usato Troplowitz e la sua fabbrica come espediente per attrarre il lettore: chi di noi non è almeno un po' curioso di scoprire come nacque la famosa crema Nivea (che qua non c'è!)?

Il risultato è il primo romanzo di una serie (informazione che, come al solito, è stata omessa dalla Casa Editrice) che risulta frivolo, con personaggi impalpabili e, a tratti, anche fastidiosi, e una storia che rimane su basi  superficiali e certamente non fa venire voglia di aspettare l'uscita del prossimo libro per scoprire se, finalmente, la Nivea farà la sua apparizione (calcolando i tempi di svolgimento della storia e l'anno di comparsa della crema sul mercato, io voto per il no!).



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