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Recensione IN ANTEPRIMA 'Se solo il mio cuore fosse pietra' di Titti Marrone - Feltrinelli

  

SE SOLO IL MIO CUORE FOSSE PIETRA || Titti Marrone || Feltrinelli || 20 gennaio 2022 || 248 pagine

Nel 1945 la grande villa di campagna di sir Benjamin Drage diventa una residenza per i piccoli reduci dai campi di sterminio, grazie all’iniziativa e alla determinazione di Anna Freud, figlia del noto psicoanalista, e Alice Goldberger, sua collaboratrice, che costruiscono un ambizioso progetto di accoglienza e terapia. Con la supervisione di Anna da Londra, Alice e la sua équipe specializzata danno vita per oltre un decennio a un centro multidisciplinare dove le più recenti acquisizioni della psicologia infantile, della pedagogia e dell’arte vengono messe al servizio delle necessità di venticinque bambini tra i quattro e i quindici anni provenienti da lager, da orfanotrofi e conventi o dai nascondigli dove i genitori li hanno lasciati durante la guerra, cercando di salvar loro la vita. Lo sguardo dolce e professionale di Alice ci mostra come, nello scorrere delle stagioni, si allenti in Gadi la necessità di nascondere il cibo, si riducano gli incubi di Berl e la presenza della morte nei disegni di Denny e si avvicini per tutti, a poco a poco, l’obiettivo più difficile: recuperare la fiducia negli adulti.Titti Marrone scava nella Storia, apre gli archivi, incrocia documenti, foto, diari e lettere per trasporre in un romanzo la coraggiosa e commovente esperienza di Lingfield. La sua penna segue con delicata pazienza l’incontro con l’infanzia di ciascun bambino, il progressivo sciogliersi dei nodi più stretti, l’affiorare dei traumi e dei ricordi dolorosi.


A volte vorrei avere il cuore di pietra per non essere sopraffatta dal loro dolore
Cosa accadde dopo? Dopo Auschwitz, dopo Birkenau, dopo Terezin? Negli ultimi anni, soprattutto nel mese di gennaio, a ridosso della celebrazione della giornata della memoria, saltano fuori testimonianze e diari misteriosamente scomparsi e magicamente ritrovati in polverose soffitte.
Tutti o quasi ci hanno raccontato la vita all'interno dei campi di concentramento. E dopo? Abbiamo mai pensato a cosa sia stata la vita per i sopravvissuti? Di alcuni di essi, per fortuna, abbiamo testimonianze dirette.
Ma ci sono voci che sono rimaste silenziose, alle quali Titti Marrone dà spazio in questo romanzo.
25 bambini, tanti erano quelli giunti a Lingfield, in un cottage messo a disposizione da Sir Benjamin Drage per ospitare i bambini scampati ai lager nazisti.
Un cottage nel quale l'analista Alice Goldberg, assieme al suo staff, si occupò di riportare alla vita questi 25 sopravvissuti.
Si mettevano in fila anche se non c'era nessuno a pretenderlo e obbedivano agli ordini dei grandi perché erano abituati così.
Per tre anni, Alice fece loro da psicologa, confidente, madre, punto fermo delle loro esistenze da ritrovare e ricostruire.
Per tre anni combatte con incubi, scatti d'ira, lacrime, silenzi e rabbia. Per tre anni, e per molti di quelli a venire, Alice fu il loro tutto.

Le sorelle Andra e Tatiana Bucci, col cuginetto Sergio

Partendo dalle testimonianze delle sorelle Tatiana e Andra Bucci, Marrone ci porta in quel "dopo" che molti di noi ignorano.
I 25 bambini di Lingfield andavano dai 3 ai 15 anni e ognuno di loro portava con sé un carico oscuro spesso seppellito nella memoria.
In questo romanzo ascolteremo, assieme ad Alice, le loro voci: racconti, episodi che riemergono pian piano, a volte a fatica altre come un fiume in piena pronto a straripare.
Assisteremo, impotenti, ad atti di inaudita violenza e non potremo far altro che chiederci, durante la lettura, se mai questi bambini abbiano trovato pace e un posto nel mondo.

Attraverso la voce di Alice conosceremo le loro storie e scopriremo qualcosa in più del loro passato.
Li seguiremo passo passo verso la crescita, ma scopriremo anche cosa accadde a molte delle loro famiglie.

Al centro di questo romanzo, oltre alle vite dei 25 bambini, troveremo il modo di analizzare il loro rapporto con gli adulti e seguiremo, per alcuni di loro, un processo di evoluzione che passerà dalla paura alla fiducia attraverso la diffidenza.
Nel contempo, vedremo genitori decidere di non riprendere con sé i propri figli, in una sorta di rifiuto che risulta essere meno doloroso del ricongiungimento.

Il dolore travolgente di questo romanzo è perfettamente bilanciato dalla voce di Alice, sempre in grado di riportarci con i piedi per terra, esattamente come accade col suo staff, e di ricordarci che quei 25 bambini vanno ascoltati, aiutati e ricondotti nel mondo.
Saranno proprio quegli intermezzi "analitici" a permetterci di riprendere fiato e non sopperire al dolore che questo romanzo si porta appresso.
Intermezzi che, purtroppo, verso il termine della storia sfociano troppo nel cronachistico, facendo perdere un po' quelle emozioni provate durante la lettura.

Restano, al lettore, molte domande, ma una su tutte prevale durante la lettura: non abbiamo visto o non abbiamo voluto vedere?
Se solo Rossel avesse guardato meglio, avrebbe potuto notare lo stesso qualcosa di strano. [...] L'inviato della Croce Rossa non si accorse di niente, come se i suoi occhi fossero stati ciechi. Vide solo quello che gli vollero mostrare. 
Com'è possibile che nessuno si accorse di cosa stava accadendo? Com'è possibile che milioni di persone siano state torturate e uccise mentre il mondo intero andava avanti con la propria vita?
Come mai nessuno ascoltò il grido disperato di questa gente? Davvero Hitler riuscì a celare ogni cosa? O forse siamo stati noi a non voler vedere?

Ci sono storie che vanno raccontate e ricordate e quella dei 25 bambini di Lingfield è una di queste: lo è perché regala speranza, ma soprattutto perché ci ricorda che non sempre il lieto fine esiste e lo fa portando il nostro sguardo nel futuro di quei bambini, un futuro che non per tutti fu roseo e sereno, ma, anzi, spesso li portò verso esistenze disastrate, incapaci, ognuno a modo loro e nonostante l'aiuto e l'amore di Alice, di far davvero ritorno da quei campi che segnarono per sempre le loro esistenze.

E in tutto questo, quasi come un soffio delicato, appare Sergio, che di Andra e Tatiana era cugino e che da Auschwitz non fece mai ritorno. Sergio è tutti quei bambini che trovarono la morte, dopo atroci sofferenze, nei campi di concentramento. Sergio è quel volto che non dovremmo mai dimenticare, perché la sua vita, così precocemente interrotta, trovi, ancora oggi, spazio nei nostri cuori. 
Perché Sergio è tutti quei bambini che, ancora oggi, muoiono per mano della discriminazione.




Ringrazio la Casa Editrice per avermi fornito una copia del romanzo

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