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[Bookswiffer] Recensione 'Il Re e il suo giullare' di Margaret George - Tea

Come sapete (o meglio, lo sapete se mi seguite su Instagram), io, Laura e la Bacci abbiamo deciso di rivedere e correggere la formula del Bookswiffer, la meravigliosa (nonché inventata da noi e super-copiata) rubrica che ci consente di "spolverare" quei libri che giacciono nelle nostre librerie da tempo immemore.

La rubrica si è sempre svolta con cadenza mensile, ma il sopraggiungere di impegni e la mancanza di tempo, ci aveva portate a metterla da parte col rischio di non riprenderla più in mano. E quindi, ci siamo dette: "Perché non trasformarla in una rubrica annuale?". È così che ognuna di noi ha tirato fuori dalle proprie librerie  (coff... coff... mannaggia, quanta polvere!) sei libri e le altre due ne hanno scelti 3 (+ 1 libro jolly da leggere nel caso in cui si finiscano gli altri tre prima del tempo!). Dal momento della scelta, avremo un intero anno di tempo per smaltire i libri scelti. 

E io ho deciso di iniziare con...

IL RE E IL SUO GIULLARE || Margaret George || Tea || 15 luglio 2021 || 940 pagine

Uomo dispotico e gaudente, rozzo e smodato negli appetiti, inarrivabile nelle ambizioni come nelle bassezze: questo è il ritratto convenzionale che abbiamo di Enrico VIII. Ma chi fu veramente questo sovrano che fu sul trono d’Inghilterra e d’Irlanda dal 1509 al 1547? A gettare luce su questo gigante della storia, questo re che ebbe sei mogli, delle quali due mandò a morte e tre ripudiò, che promosse lo scisma anglicano e si proclamò capo della Chiesa inglese, che fece giustiziare senza esitazioni Tommaso Moro, giunge ora questo romanzo imponente: dilagante autobiografia – immaginaria, sì, ma saldamente documentata – contrappuntata dalle annotazioni del buffone di corte. Un poderoso romanzo storico, un’inarrestabile epopea, un magistrale «romanzo dal vero» sul più famoso monarca d’Inghilterra e sulla vita di corte del XVI secolo.


"L'autobiografia di Enrico VIII annotata dal suo buffone di corte Will Somers", questo è il sottotitolo del romanzo; un romanzo che, per mole e per scrittura, lascia trasparire il puntiglioso lavoro di ricerca compiuto dall'autrice.

Enrico VIII è sicuramente uno dei personaggi storici più noti. Ricordato dai più per la facilità con la quale cambiava moglie (sei sono le donne che hanno avuto "l'onore" di dividere con lui il talamo nunziale!), per essere stato il fautore della scissione tra la Chiesa Romana e quella Anglicana, ma anche per il carattere iroso e la lestezza con la quale "eliminava" chi non era di suo gradimento, Enrico Tudor era un uomo dai mille risvolti caratteriali.
Risvolti che, grazie alla penna attenta e dettagliata di Margaret George, vengono svelati anche a noi lettori!

Enrico non nacque erede al trono: terzogenito di Enrico VII ed Elisabetta di York, secondo in linea di successione dopo il fratello Arturo, Enrico era destinato alla carriera ecclesiastica (!). Fu la precoce morte del cagionevole fratello ad aprirgli la strada verso il trono.
Al mio ingresso nella camera del Re ero un figlio secondogenito e un futuro prete; quando ne uscii ero l'erede e il futuro Re.
Due cose si evincono sin dalle prime pagine del romanzo: l'ambizione che faceva parte del suo carattere  e la solitudine che gli fu compagna per l'intera sua vita.
Ero solo, senza amore, come lo ero stato in tutta la mia vita. Soltanto adesso capivo che era una condizione permanente.
Nonostante sei mogli e quattro figli, un'intera corte e vari legami parentali, Enrico era un uomo profondamente solo: circondato da gente che lo lusingava e adulava per trarne dei vantaggi, Enrico si dovette presto arrendere all'idea che non esistesse persona al mondo che gli fosse amica in maniera disinteressa.
Eppure, sarà proprio tra queste pagine che il nostro sguardo troverà quell'amico fedele e sincero di cui Enrico avrebbe avuto bisogno: Will Somers, il buffone di corte, l'unico in grado di dirgli sempre la verità senza incorrere nelle sue ire!
L'unico, soprattutto, che alla sua morte lo pianse davvero: pianse, lui sì, la perdita di un amico.

Delle sei mogli, quella che più lo amò fu proprio colei che venne ripudiata per prima: Caterina d'Aragona. Come nelle biografie che la riguardano, anche in questo romanzo Caterina spicca per la regalità che la distingueva nei gesti come nelle parole e per il profondo amore e l'infinita devozione nei confronti di Enrico.
Sino alla fine dei suoi giorni, nonostante le privazioni materiali e affettive cui lui la sottopose, Caterina lo amò con tutta sé stessa.
Spicca particolarmente la differenza caratteriale tra lei e Anna Bolena, che qui ci viene raccontata dallo stesso Enrico per come, poi, è passata alla storia: una donna avida, ambiziosa, arrogante e vendicativa.

Quello con la Bolena fu il primo di una sequela di matrimoni fallimentari. Permane il dubbio su quella che avrebbe potuto essere un'unione duratura, ma che tale non ebbe modo di essere a causa della precoce morte della sposa, Jane Seymour; mentre nessuna domanda può sorgere sulla repulsione, abilmente descritta dalla George, che Enrico provava verso Anna di Kleves!
Spicca, dopo la morte di Jane, l'irrequietezza dello stesso Enrico, che oscilla tra il bisogno di pace e la necessità di garantire al Regno non solo una nuova Regina, ma soprattutto un altro erede.

Il romanzo inizia con un Enrico bambino e ci accompagna lungo tutto il corso della sua movimentata vita, sino al sopraggiungere della sua morte.
L'alternanza tra la voce dello stesso Re e quella di Will Somers, ci consente di sentirci parte integrante del romanzo, ma anche di avere uno sguardo esterno e obiettivo su ciò che furono Enrico e la sua corte.

Nonostante la mole, Il Re e il suo giullare si legge velocemente; mai pesante a dispetto dell'argomento trattate, questo romanzo ci permette di vivere da vicino la vita di quello che fu uno dei sovrani più volubili e criticati della storia.
E da questo romanzo si riemerge con una sola certezza: Enrico era sì un uomo iroso e vendicativo, ma era soprattutto un uomo bisognoso di affetto, quell'affetto che i suoi genitori per primi gli negarono; il padre concentrato a fare di Arturo un Re, la madre algida, calata nel suo ruolo di Regina, incapace di regalare ai figli anche un semplice carezza.
Questo è ciò che Enrico porterà con sé nel corso della sua vita: la mancanza di un abbraccio sincero.

Per quanto concerne il romanzo in sé, l'unica critica che mi sento di muovere riguarda la scelta di tradurre i nomi dei personaggi: Henry diventa Enrico così come Jane diventa Giovanna. 
È una storia inglese e, sinceramente, non ho capito cosa abbia spinto la traduttrice (o chi per lei) verso questa scelta.

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