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Recensione 'Tutto per i bambini' di Delphine de Vigan - Einaudi

 

TUTTO PER I BAMBINI || Delphine de Vigan || Einaudi || 22 febbraio 2022 || 296 pagine 

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In questo nuovo romanzo Delphine de Vigan si avventura nell'universo tanto complesso quanto affascinante dei social network, restituendo il ritratto di una società – la nostra – in cui non c'è niente che non possa essere messo in scena e in vendita. Persino, e soprattutto, la felicità. Primi anni Dieci del Duemila. Mélanie, che è cresciuta davanti allo schermo della televisione, ipnotizzata dai reality e dalle loro promesse di notorietà, ha un solo obiettivo nella vita: diventare famosa. Quando supera le selezioni per un nuovo show – seppur non tra i più noti – Mélanie è al settimo cielo. Ma quell'unica esperienza si rivela disastrosa. Il segno del fallimento è una ferita che non si rimargina. 2019. Moglie e madre modello, Mélanie vive in un lussuoso complesso residenziale nei sobborghi di Parigi e ha creato un canale YouTube di grande successo, Happy Récré, interamente dedicato alla vita quotidiana dei suoi figli, Sam, di otto anni, e Kim, di sei. La formula di Mélanie ha conquistato la rete: il prodotto di quest'anonima madre intraprendente è seguito, ammirato, amato da milioni di iscritti. Sponsor, promozioni, campagne: i bambini si prestano alle richieste delle aziende che passano per il filtro materno; Sam e Kim vivono una recita ininterrotta e le loro identità sono ormai un brand. Ma un giorno i riflettori del mondo di Mélanie fanno cortocircuito: Kim è scomparsa. Della squadra di polizia che conduce le indagini fa parte la giovane Clara, che si appassiona subito al caso. La piccola Kim ha lasciato poche tracce: incontro sbagliato, fuga, rapimento? Non si può scartare nessuna ipotesi, e Clara sospetta che la chiave di tutto sia nascosta dietro le quinte di Happy Récré. Scavando nell'universo dei baby influencer, Clara si rende conto allora che la felicità esibita dagli schermi è un'ingannevole illusione. Perché la realtà in cui si muovono i piccoli Sam e Kim, più che al regno fatato descritto da Mélanie, assomiglia a un vero e proprio inferno autorizzato.

Per esistere bisognava accumulare le visualizzazioni, i like e le stories.
Siamo un po' tutti figli del Grande Fratello; non quello di Orwelliana memoria, ma quello che, ormai più di un ventennio fa, ci incollò davanti a uno schermo, tutti improvvisamente voyeur, a spiare le giornate di un gruppo di sconosciuti.
Sono trascorsi gli anni e la tv si è involuta, lasciando sempre più spazio ai social network.
Se Facebook ci ha dato la possibilità di rintracciare vecchi amici (che magari ci avevano volutamente evitati!) o di scoprire l'incipiente calvizie del nostro filarino delle medie, Youtube prima e Instagram poi hanno dato il via a un fenomeno di massa che rappresenta appieno il degrado della nostro società: gli influencer!

Tutto per i bambini narra la storia di Mélanie Claux, una giovane donna francese appassionata di reality show, e di Clara Roussel, poliziotta, figlia di due genitori un po' sopra le righe, quasi due sessantottini fuori tempo massimo!
Durante la lettura, una delle cose che più salta all'occhio del lettore è proprio la contrapposizione tra Clara, Mélanie e le loro famiglie d'origine; una contrapposizione che mette in luce quanto le due donne abbiano fatto scelte in totale contrasto con le loro origini e che, al termine del romanzo, chiuderà un cerchio sul come le scelte dei genitori influiscano sulle nostre vite.

Mélanie, dopo aver tentato con scarsi risultati di entrare a far parte del cast di un reality, una volta divenuta madre di Sam, otto anni, e Kim, sei, decide di aprire un canale YouTube, Happy Récré, nel quale racconta le giornate dei suoi figli.
Il canale ha presto successo, iniziano le collaborazioni con le aziende, affluiscono sponsor su sponsor e i follower aumentano vertiginosamente di numero, facendo aumentare, di conseguenza, il saldo del conto in banca della famiglia.
Nel frattempo, Mélenie apre anche un profilo Instagram nel quale condivide le sue giornate coi bambini, cercando di coinvolgere la community in ogni decisione: da quali scarpe acquistare per la piccola Kim a quale cibo ordinare, tutto passa attraverso un sondaggio nelle stories.
Se malauguratamente non si era sentita bene o aveva avuto un momento di stanchezza o se, per qualunque altro motivo, aveva passato alcune ore senza farsi viva, si scusava con i follower.
La vita di Mélanie e quella di Clara si incroceranno il giorno in cui Kim verrà rapita. Sin da subito si attende la richiesta di un riscatto, soprattutto perché è risaputo quanto la famiglia si sia arricchita grazie a Happy Récré. Ma quando questa non arriverà, saranno mille i pensieri che si affacceranno nella mente di chi si occupa delle indagini e anche in quella del lettore.

A colpire, irritare, far urlare per la frustrazione, è la figura di Mélanie. Una madre disperata? Forse. Ma cosa la preoccupa davvero? Quello che sta succedendo alla sua bambina o le conseguenze che potrebbe avere per la sua vita? 
Afferrò il cellulare e scrisse: "Grazie a tutti voi per il vostro sostegno e per tutto l'amore che ci date. Siete le nostre stelle nella notte buia, il nostro orizzonte in questa dura prova". [...] Qualche secondo dopo apparvero i primi cuori e le prime emoticon bacini. Nel giro di pochi minuti aveva già ottenuto settecentodiciotto like. Sorrise.
Questo romanzo scoperchia un vaso di Pandora che racchiude tutte le fragilità e le psicosi della nostra società; una società nella quale la fama, la visibilità, la perfezione pare siano l'unica cosa da inseguire.
Scattare una foto, fare una storia, mostrarsi, cercare consensi, like, approvazione continua.
Case perfette, volti perfetti, luoghi perfetti, famiglie perfette: ogni scelta, ogni parola, ogni sguardo è fatto in funzione e favore della videocamera.
E se non sei perfetta? Arrivano gli haters, gli odiatori seriali, i leoni da tastiera pronti a criticarti, vomitarti addosso tutta la loro frustrazione perché "i social sono così".
Mélanie Claux incarna perfettamente la donna un po' annoiata che trova nei social uno scopo; e lì dove non è riuscita ad arrivare lei, davanti a una telecamera, ecco che ha messo i suoi figli.

Questa storia ha suscitato in me una sequela di emozioni. Forse perché vivo un po' questo mondo "fittizio", forse perché ne conosco il "dietro le quinte", ho rivisto in Mélanie molte delle mie colleghe: gentili, sorridenti, pacate davanti allo schermo, si rivelano serpi velenose pronte a sferrare l'attacco appena osi contraddirle!
Lo stesso accade con Mélanie che, capitolo dopo capitolo, ci verrà svelata per ciò che è davvero: si spegneranno le telecamere, scenderà il silenzio, verrà rimosso il trucco e i capelli saranno in disordine e Mélanie vedrà davanti a sé quell'anonimato dal quale rifugge.

Non è un romanzo semplice, per tanti motivi: i primi capitoli risultano lenti, quasi ostici e ci si mette un po' per riuscire a entrare nella storia. 
Le parti riguardanti Clara risultano lente e, a tratti, anche un po' noiose; il suo personaggio, pur essendo deputato allo svolgimento delle indagini, non entra mai in pieno nella storia, rimanendo superfluo e sterile.
La scrittura di de Vigan è un po' ostica: la scelta di alcuni termini appare eccessivamente ricercata, quasi studiata a tavolino, mentre altri risultano incomprensibili nel contesto della narrazione.
Interessante risulta, invece, la scelta di concludere il romanzo con un salto in avanti nel tempo di poco più di 10 anni, così da dar modo al lettore di scoprire cosa sia accaduto a Mélanie e alla sua famiglia, dipingendo un quadro devastante, esattamente come ci si sarebbe aspettati.

Doloroso, frustrante, ma sicuramente da leggere per rendersi conto, se ancora ce ne fosse bisogno, della bieca deriva presa dalla nostra società.



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