Recensione 'La verità di un istante' di Elise Hooper - Harper Collins

 

LA VERITÀ DI UN ISTANTE 

Elise Hooper ・ Harper Collins ・ 17 giugno 2022 ・ 432 pagine

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Nel 1918 una coraggiosa ragazza di ventidue anni si trasferisce in una San Francisco in fermento, determinata a costruirsi la sua strada di donna indipendente. Cambia nome in Dorothea Lange e presto diventa proprietaria di un celebre studio fotografi co e moglie di un talentuoso ma imprevedibile pittore, Maynard Dixon. Ma all’inizio degli anni Trenta, quando l’economia americana collassa e il suo matrimonio si sgretola, Dorothea Lange deve trovare un modo di sopravvivere insieme ai due figli, grazie al suo mestiere di fotografa. Ecco perché si mette in viaggio con la sua macchina fotografica, decisa a ritrarre le vere condizioni in cui versa il paese. Nascono così le immagini che hanno ispirato, riformato e definito un’intera epoca. In un momento storico in cui le donne erano destinate alla cura della casa, Dorothea Lange, creatrice delle più iconiche immagini del XX secolo, sfida tutte le convenzioni per essere differente…

Ho sempre pensato che ci sia un momento giusto per ogni libro, ma la strana coincidenza che mi ha portata a leggere questo romanzo proprio nella settimana appena trascorsa, mi ha fatta riflettere su quanto, spesso, il destino ci metta lo zampino.
Se avete seguito le mie stories su Instagram, saprete sicuramente che, la scorsa settimana, sono stata molto colpita da dei commenti letti su Facebook, nei quali una donna (giovane) accusava le casalinghe di essere delle mantenute, frustrate e con un quoziente intellettivo talmente basso che non avrebbero potuto fare altro, nella vita, se non le sguattere (sì, sguattere è esattamente il termine da lei usato).
So che non dovrei stupirmi, perché non è la prima volta che sento tanto veleno da parte di una donna nei confronti di altre donne, così come, purtroppo, non mi stupisce più la facilità con la quale ognuno di noi giudica le scelte di altre persone senza, per altro, avere la minima idea di cosa si celi dietro quelle che, tante volte, non sono state scelte personali, ma "imposizioni" dovute a mancanza di alternative.

Ma cosa c'entra questo libro con le scelte delle donne? Molto! Perché la protagonista del romanzo, Dorothea Lange, è sicuramente una donna fuori dal comune, soprattutto se rapportata all'epoca in cui è cresciuta, ma è stata anche una donna che, nella sua vita, si è trovata a dover scegliere tra i suoi figli e il suo lavoro.

Dorothea nacque nel 1895 nel New Jersey. A 7 anni lottò contro la poliomielite, che le lasciò una malformazione al piede destro; quando aveva 12 anni, il padre abbandonò la famiglia e, per tutta la sua vita, Dorothea visse con la convinzione che l'uomo li avesse abbandonati proprio a casa del suo handicap.
A poco più di vent'anni, assieme all'amica del cuore Fronsie, decide di lasciare New York per girare il mondo; le due, però, arrivate a San Francisco vengono derubate di tutti i loro averi e decidono di fermarsi lì finché non si saranno rimesse in sesto economicamente.
Dorothea non lascerà più San Francisco se non per questioni di lavoro. Nata come fotografa ritrattista, negli anni si occupò di documentare i problemi sociali delle aree rurali e, successivamente, le condizioni dei prigionieri giapponesi detenuti dagli americani durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale.

Ciò che colpisce maggiormente in questo romanzo, però, non è la parte professionale della vita di Dorothea, quanto quella personale.
Dorothea sposò Maynard Dixon, un famoso pittore molto più grande di lei, dal quale ebbe due figli, Daniel e John. Il matrimonio andò avanti, tra alti e bassi, per 15 anni; era soprattutto Dorothea a cercare di mandare avanti questo rapporto; forte del trauma lasciato in lei dall'abbandono del padre e dall'essere sempre stata additata come figlia di genitori separati, Dora non voleva che i suoi figli subissero la stessa cosa.
Quando l'America viene colpita dalla prima grande crisi economica, Dorothea si troverà costretta a lasciare i suoi figli presso una famiglia di contadini per non rischiare di farli morire di fame.
Sarà questa una scelta che, però, la donna porterà avanti negli anni, anche quando non vi sarà più la povertà a spingerla verso questa decisione.
Se da una parte l'autrice ci descrive una donna preda dei rimorsi per l'aver dovuto allontanare i suoi figli dalla loro casa, dall'altra vediamo comunque una donna che, nel ruolo della maternità si sente stretta.
Dorothea non è mai riuscita a creare con Dan e John un rapporto materno fatto di affetto e complicità; al contrario appare più serena, quasi felice, quando i suoi figli sono lontani da lei, al sicuro accanto ad altre famiglie che si prendono cura di loro e lei può dedicarsi anima e corpo al suo lavoro.
Che razza di madre non metteva i propri figli al primo posto? Cosa c'era di sbagliato in me?
Durante la lettura, ho faticato a non giudicare Dorothea; mi sono chiesta come possa una madre mettere il lavoro davanti a tutto e se, almeno inizialmente, ho giustificato questa scelta dettata dall'incipiente povertà che colpiva la popolazione soprattutto nelle grandi città, andando avanti con la lettura, il ritratto che mi è arrivato di Dorothea Lange è stato quello di una donna che metteva la sua professione davanti a tutto e tutti.
Giusto? Sbagliato? Credo non ci sia una risposta giusta. Resta il fatto che, come sempre, le scelte di una donna hanno avuto conseguenze dolorose sui suoi figli.
Dan, soprattutto, ha attraversato anni di ribellione e turbolenza, risposta a un grande rancore nei confronti di una madre totalmente assente. 

La verità di un istante è una biografia romanzata che ci fa scoprire la figura di una fotografa forse poco conosciuta, ma soprattutto ci racconta una donna in costante lotta con sé stessa, col suo ruolo di madre e con la sua voglia di indipendenza.
Avrei sicuramente voluto sapere di più della vita privata di Dorothea; le parti relative alla sua famiglia, alla sua vita con Maynard, al divorzio, al rapporto coi figli sono quelle che mi hanno affascinata di più.
Il lavoro di Dorothea è sicuramente un punto importante di questo romanzo, ma prende, forse, troppo spazio rispetto a quello che è il racconto di una vita piena di dolore e scelte.






 Ringrazio la Casa Editrice per avermi inviato una copia del romanzo

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