Recensione 'Una famiglia moderna' di Helga Flatland - Fazi Editore

 

UNA FAMIGLIA MODERNA 

Helga Flatland ・Fazi Editore ・12 luglio 2022 ・320 pagine

Acquista qui


«Ci stiamo lasciando»: tre brevi, semplici parole che innescano un terremoto. Quando Liv, Ellen e Håkon arrivano a Roma insieme ai genitori per festeggiare il settantesimo compleanno del padre, tutto si aspettano tranne quello che sta per accadere: i genitori annunciano che hanno deciso di divorziare. Scioccati e increduli, i fratelli cercano di venire a patti con questa decisione, che inizia a riecheggiare nelle case e nelle famiglie che hanno a loro volta creato e li costringe a ricostruire la narrativa condivisa della loro infanzia e della loro storia familiare, ma soprattutto a ripensare la propria visione sulle relazioni di coppia. Liv, la sorella maggiore, sprofonda in una crisi che inevitabilmente si riflette sul suo matrimonio; Ellen soccombe di fronte alla difficoltà di conciliare la distruzione familiare con il suo desiderio di avere un bambino a tutti i costi; e infine Håkon, inizialmente convinto della propria emancipazione, si scontra con la consapevolezza di non aver ancora davvero tagliato il cordone ombelicale.

Cosa sappiamo dei nostri genitori, di com'erano da giovani, di come è nato il loro amore, di che persone fossero prima che noi facessimo capolino nelle loro vite e, soprattutto, di che coppia siano stati prima della nostra nascita e dopo che noi abbiamo lasciato il focolare domestico?
Queste sono le domande che scaturiscono dalla letutra di questo romanzo; domande che si pongono Liv, Ellen e Håkon, ma che anche il lettore, inevitabilmente, sentirà girare per la propria mente.

Torill e Sverre sono sposati da quarant'anni quando, in una tiepida sera di aprile, durante la cena organizzata per festeggiare il settantesimo compleanno di quest'ultimo, mentre l'intera famiglia è riunita attorno al tavolo, Torill annuncia che lei e il marito hanno deciso di divorziare.
Se i nostri genitori possono far sparire con uno schiocco di dita quarant'anni di matrimonio e l'affetto dal quale siamo scaturiti noi, ecco che cala un velo di falsità su tutti i ricordi, tutte le esperienze, tutte le convinzioni relative alla famiglia.
Da questo momento, l'autrice metterà da parte i due coniugi per concentrare la sua attenzione sui tre figli della coppia, dedicano a ognuno di loro interi capitoli (lunghi).
Diverse saranno le reazioni dei tre che, nonostante siano ormai persone adulte, ognuno con la propria vita e, nel caso di Liv, la maggiore, con una propria famiglia, reagiranno all'annuncio dei genitori come se l'intero loro mondo e tutte le loro certezze andassero in frantumi.

Proprio di Liv è la reazione più esagerata: lei che ha costruito il suo matrimonio quasi ripercorrendo la strada indicata dai suoi genitori, sente il terreno franarle sotto i piedi. La sua vita è stata tutta una bugia? I suoi genitori si sono mai davvero amati?
La sua reazione avrà, ovviamente, delle ripercussioni anche all'interno del suo rapporto di coppia.
Diverso, invece, il modo di reagire degli altri due fratelli; Ellen, la figlia di mezzo, sempre molto concentrata su sé stessa, prenderà il divorzio dei genitori come un affronto personale, quasi i due volessero distogliere l'attenzione dai problemi di infertilità che sta affrontando.
Håkon, il più piccolo, rimane, all'intero del romanzo, un grande mistero.
L'ultimo capitolo è interamente dedicato a lui, alle sue scelte di vita, al suo ribadire continuamente e a chiunque la sua avversione verso la vita di coppia e il matrimonio; Håkon crede nelle coppie libere e aperte, non crede nei legami indissolubili e nella fedeltà, ma sarà proprio il divorzio dei suoi genitori a fargli rivalutare tutto. Peccato che sia troppo tardi.

Quello di Flatland è un fine lavoro di analisi della psicologia dei vari personaggi. L'autrice mostra al lettore come delle persone, ormai adulte e indipendenti, vengano messe in crisi dal divorzio dei propri genitori, quasi la loro scelta fosse lo specchio di una vita di bugie.
Tanto Liv quanto Ellen si chiederanno più volte se, negli anni, non vi siano stati segnali di non-amore tra i due genitori e analizzeranno ogni situazione e ogni parola con un occhio diverso.
Allo stesso tempo, i tre si allontaneranno l'uno dall'altro, quasi che il divorzio dei genitori metta la parola fine anche al rapporto che li lega.

La lettura di questo romanzo ha suscitato in me molte sensazioni, non sempre positive. I personaggi sembrano creati per farsi detestare dal lettore: Liv è una maniaca del controllo, una donna rigida con sé stessa e con il figlio quattordicenne; non solo non riesce ad accettare il divorzio dei genitori, ma pare trasformare la loro decisione in un riflesso che si ripercuoterà anche sul suo rapporto di coppia, come se, essendo la figlia maggiore, sia costretta a seguire i passi dei suoi familiari.
Ellen è un'egocentrica che mette sé stessa al centro di tutto e appena qualcuno osa voltare lo sguardo in un'altra direzione, dà fuori di matto. Nonostante abbia ormai trent'anni, sembra sempre pronta a fare i capricci e mettere il muso.
E poi c'è Håkon, il mio grande boh! Non sono riuscita a capire questo ragazzo così come non sono riuscita a capire il senso di un intero (lungo) capitolo dedicato alle sue idee.
Håkon è stato un figlio molto desiderato, arrivato ben 8 anni dopo Ellen, nato con una malformazione cardiaca, pertanto super-coccolato dai genitori. Nonostante questo non mi ha dato l'idea di essere un ragazzo dipendente dalla famiglia o viziato; è semplicemente una persona che ha visto nel matrimonio dei suoi qualcosa che non voleva ripetere, forse l'unico dei tre a essersi reso conto, quasi inconsapevolmente, che il rapporto tra Sverre e Torill non era così solido come volevano far credere.
Eppure non è un personaggio che "buca", non ha un suo senso all'interno delle dinamiche di questa famiglia, se non quello, personalmente, di farmi abbassare di mezzo punto il voto finale da dare a questo romanzo!

Cosa stride nella storia? Potrei dire che non scoprire quale sia il vero motivo per cui Sverre e Torill decidano di divorziare non sia di grande aiuto per la lettura. Due persone che a settant'anni compiuti e dopo 40 di vita in comune decidono di lasciarsi perché "il rapporto è arrivato a una naturale conclusione", sollevano in me qualche perplessità. Da una parte ci sarebbe da apprezzare la voglia di non fossilizzarsi nonostante l'età, dall'altra mi sono chiesta se davvero questa coppia non sia andata avanti a oltranza per garantire ai figli una parvenza di normalità. Fatto sta che non lo scopriremo mai, perché l'autrice non ce lo spiegherà!

Le cose che, però, mi hanno più irritata durante la lettura, sono stati i piccoli dettagli; piccole cose che ai più potrebbero apparire insignificanti, ma che, ai miei occhi, hanno suscitato fastidio.
Innanzitutto, l'autrice fa uso di termini davvero desueti: desco, abbrivio, sicumera... Davvero non c'erano termini più moderni da utilizzare all'interno di un romanzo di questo tipo? E se fosse una questione di traduzione? Ci ho pensato, ma per quanto io non ami particolarmente il lavoro che, spesso, viene fatto dai traduttori, stavolta mi sento di spezzare una lancia in loro favore: credo che nessuno si sarebbe preso la briga di inserire termini di questo tipo in un romanzo moderno.
E poi c'è la retorica! Oh con quella ho riso davvero tanto! Torill e le figlie pianificano, per la cena di compleanno di Sverre, un "menù tipicamente italiano" (ma esiste?) composto da bruschetta, spaghetti alle vongole, saltimbocca e tiramisù. 
Carne e pesce nello stesso pasto. CARNE E PESCE NELLO STESSO PASTO. Lo so che stiamo parlando di una famiglia norvegese, ma minchia! Vuoi usare internet per qualcosa di utile? CARNE E PESCE NELLO STESSO PASTO! Eretici!
La sensazione che traspare è quella di un'accozzaglia di luoghi comuni sull'Italia e sugli italiani, che l'autrice, guardandosi bene dal documentarsi un po', ha infilato qua e là tra le pagine del libro!

Nell'insieme, quindi, una lettura interessante, scorrevole, che suscita grandi riflessioni, ma che risente di piccole pecche che, sommate tra loro, non rendono questa storia così indimenticabile!




2 comments:

  1. Bellissima recensione per un libro che voglio assolutamente leggere. Grazie per aver messo in risalto anche quello che non t è piaciuto perché così anche io so cosa aspettarmi... Termini un po' ricercati che nella maggior parte dei casi mi daranno fastidio perché mi conosco 😂. Tuttavia lo leggerò molto volentieri perché le tematiche famigliari sono sempre interessanti ❤️

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho sempre pensato che una buona recensione debba mettere in luce pregi e difetti di un romanzo; felice di esserci riuscita!

      Elimina

INFO PRIVACY

AVVISO: TUTTI I COMMENTI ANONIMI VERRANNO CANCELLATI. Se volete contestare o insultare, abbiate il coraggio di firmarvi!

Avete un'opinione diversa dalla mia? Volete consigliarmi un buon libro? Cercate informazioni? Allora questo è il posto giusto per voi...Commentate!^^

 

Social


Condividi su FacebookCondividi su InstagramCondividi su InstagramShop Amazon

GoodReads Challenge

2022 Reading Challenge

2022 Reading Challenge
La Libridinosa has read 0 books toward her goal of 60 books.
hide

Sul mio comodino

Comodino Libridinoso


goodreads.com

©La Libridinosa 2013. Powered by Blogger.

Visualizzazioni totali

Archivio blog