Recensione 'Mary' di Anne Eekhout - Neri Pozza


 MARY ・Anne Eekhout ・Neri Pozza ・31 ottobre 2022 ・333 pagine



Ginevra, maggio 1816. Una giovane donna si sveglia nel cuore della notte, assediata dagli incubi del suo passato e dalla gelosia per la sorellastra, Claire, che sembra cogliere qualsiasi occasione per insidiare suo marito Percy. Lei è Mary Shelley, née Wollstonecraft, e suo marito è Percy Shelley, poeta inglese celebrato e amatissimo, che Mary ha seguito per tutta Europa fino a giungere, insieme a Claire, in quel luogo di villeggiatura sulle sponde del lago di Ginevra. Sono in cinque in vacanza a Villa Diodati, compresi John Polidori e Lord Byron detto Albe, e il 1816 è l’«anno senza estate», quando l’eruzione di un vulcano in Indonesia ha oscurato il cielo in tutto il mondo e impedito al calore del sole di allietare le loro giornate. Così, la compagnia trascorre tutte le sere di pioggia di fronte al fuoco, a bere vino e laudano e a raccontarsi storie di fantasmi. Ma i fantasmi dei racconti non sono gli unici ad abitare quella grande casa. Mary ha solo diciannove anni ma alle spalle tutta una vita vissuta, di sentimenti e avventure. E, nonostante il piccolo William sia la sua gioia, non riesce a dimenticare la figlioletta morta che ogni notte, all’ora delle streghe, la sveglia con l’eco remota di un pianto disperato. Ma soprattutto Mary non riesce a dimenticare gli eventi di quattro anni prima, in Scozia, quando a Dundee ha conosciuto Isabella Baxter e l’affascinante ma sinistro Mr Booth. Isabella, riccioli scuri e pelle chiarissima, un’adorabile fossetta sul mento, è per Mary una creatura di irresistibile fascino; Mr Booth è untuoso, e dei pomeriggi passati in casa sua con Isabella spesso Mary non ha alcuna memoria. Quegli enigmatici eventi monteranno nell’immaginazione della futura scrittrice, fino a esplodere in un vortice in cui verità e finzione si mescolano senza soluzione di continuità. Ed è da quei ricordi misteriosi che, nelle lunghe sere ginevrine, Mary partorisce un incubo che abiterà le notti del mondo per i secoli a venire: il mostro di Frankenstein. 
Con un romanzo capace di illuminare gli abissi dell’inconscio come le vette della creatività, Anne Eekhout, autrice pluripremiata, ridà voce a una grande donna della letteratura e al suo tormento artistico e umano.

"Sotto sotto spero che Mary avrebbe apprezzato la storia della sua vita come l'ho scritta. Alcune cose le ho inventate...". Questo è ciò che l'autrice di questo romanzo ci dice, nei suoi ringraziamenti. Certamente, per chi è anche minimamente avvezzo alla vita di Mary Shelley, non servono queste parole per rendersi conto, già a poche pagine dall'inizio di questa storia, che buona parte di ciò che Eekhout ha scritto è romanzato, inventato di sana pianta, forse davvero troppo, almeno per me, in alcuni casi.

Chi sia Mary Shelley, affettuosamente conosciuta come "la mamma di Frankenstein", lo sappiamo tutti; e molti di noi conoscono, anche solo in parte, la sua avventurosa vita.
Questo romanzo, di pura fantasia, nulla aggiunge e nulla toglie alla figura tormentata della famosa scrittrice.

Eekhout ci racconta Mary su due piani temporali della sua vita: la prima è una Mary quattordicenne che trascorre un periodo della sua vita in Scozia, ospite della famiglia Baxter. Qui Mary intreccia un'ambigua relazione con Isabella, una delle figlie del signor Baxter; una relazione ambigua quanto equivoca, che agli occhi del lettore risulta, oltre che sopra le righe, anche incomprensibile nell'economia della storia.

L'altra Mary che troviamo tra le pagine di questo romanzo è quella che, nel 1816, trascorse un periodo in Svizzera, assieme alla sorellastra Claire, all'amato compagno Percy e al famoso Lord Byron. Sarà proprio lì, come le cronache ci raccontano, che Mary ebbe la scintilla iniziale che la portò a scrivere quel "Frankenstein" che la rese tanto famosa.

Ciò che mi aspettavo da questo romanzo era una storia emozionante, qualcosa che mi portasse nella vita di Mary, con il suo carico di dolore, ma anche nella sua mente; qualcosa che mi conducesse a comprendere come una ragazza così giovane abbia potuto concepire un romanzo come "Frankenstein", in grado di valicare i confini del tempo e dei generi letterari, imponendosi come un classico imperdibile.

Quello che ho trovato, invece, è stata una storia che fa l'occhiolino al fantasy, vira verso l'onirico in maniera decisamente eccessiva, portando una grande confusione durante la lettura; ci sono momenti in cui è quasi impossibile riuscire a capire se ciò che l'autrice ci sta raccontando sia un fatto reale o un sogno partorito dalla mente di Mary e questo, alla lunga, diventa irritante.
Nell'insieme, non accade mai nulla di eclatante, a parte qualche piccolo avvenimento di secondo piano. La storia scorre tranquilla, barcamenandosi tra i due piani temporali, i pensieri e i sentimenti di Mary e la sua "relazione" con Isabella.

I personaggi di contorno, inclusa la stessa Isabella, risultano solo delle "spalle" che ruotano attorno a Mary, senza aggiungere qualcosa alla sua figura, quasi senza interagirvi mai in maniera diretta. Tutti sembrano asserviti a lei, ma, allo stesso tempo, sembrano quasi soverchiarla come fosse un fragile uccellino spaurito.

La scrittura di Eekhout è sicuramente pregevole, ma il romanzo risulta davvero ostico da leggere e, lo confesso, mi ha fatto passare la voglia di rileggere "Frankenstein".


Ringrazio la Casa Editrice per la copia del romanzo






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