[Leviamocelo dai coconi]
Recensione 'Un albero cresce a Brooklyn' di Betty Smith - Beat


UN ALBERO CRESCE A BROOKLYN || Betty Smith || Beat || 1 settembre 2007 || 576 pagine



È l'estate del 1912 a Brooklyn. I raggi obliqui del sole illuminano il cortile della casa dove abita Francie Nolan, riscaldano la vecchia palizzata consunta e le chiome dell'albero che, come grandi ombrelli verdi, riparano la dimora dei Nolan. Alcuni a Brooklyn lo chiamano l'Albero del Paradiso perché è l'unica pianta che germogli sul cemento e cresca rigoglioso nei quartieri popolari. Insieme a suo fratello Neeley, Francie raccoglie pezzi di stagnola che si trovano nei pacchetti di sigarette e nelle gomme da masticare, stracci, carta, pezzi di metallo e li vende in cambio di qualche cent. Francie se ne va a zonzo per Brooklyn. Lungo il tragitto forse qualcuno le ricorderà che è un peccato che una donna così graziosa come sua madre, ventinove anni, capelli neri e occhi scuri, debba lavare i pavimenti per mantenere tutta la famiglia. Qualcun altro magari le parlerà di Johnny, suo padre, il ragazzo più bello e più attaccato alla bottiglia del vicinato, qualcuno infine le sussurrerà mezze parole sull'allegro comportamento di sua zia Sissy con gli uomini. Francie ascolterà e ogni parola sarà per lei una pugnalata al cuore, ma troverà, come sempre, la forza per reagire, poiché lei è una bambina destinata a diventare una donna sensibile e vera, forte come l'albero che, stretto fra il cemento di Brooklyn, alza rami sempre più alti al cielo.


Secondo libro dell'anno per la rubrica Leviamocelo dai coconi (censura dovuta a Instagram), grazie alla quale io, la vecchia, la nana e l'amica di Giuseppi, meglio conosciute come la Bacci, Lallina e Looooo, riusciamo a smaltire qualche libro che giace in attesa nelle nostre librerie da tempo immemore!

Nel trittico di titoli da me proposto, che includeva anche "Il cerchio" di Dave Eggers e "La pioggia prima che cada" di Jonathan Coe, ad averla spuntata è stato Un albero cresce a Brooklyn di Betty Smith, libro pubblicato in Italia, per la prima volta, nel 2007.
Ammetto di aver affrontato questo romanzo con un po' di timore, divisa tra un ricordo poco piacevole della scrittura dell'autrice e, al tempo stesso, le decine di pareri positivi di chi, prima di me, aveva letto questa storia. 
Un albero cresce a Brooklyn è un romanzo del quale non sarà facile parlarvi: una storia semplice, il racconto di uno scorcio di vita di una bambina che diventa adulta, tra difficoltà, stenti e lo sguardo ingenuo dell'infanzia che la porterà a rimpiangere il tempo passato.
Una storia che, a mente fredda, non racconta nulla di eclatante se non la vita vera!
Era di Brooklyn, aveva un nome di Brooklyn e un accento di Brooklyn. E non desiderava cambiare nulla di tutto questo.
Quella che mi sono trovata tra le mani è una storia dolce e malinconica allo stesso tempo
Francie è una bambina e vive in uno dei tanti quartieri poveri della Brooklyn del 1912. Seduta sulla scala anti-incendio del palazzo in cui vive con i suoi genitori e il fratello Neely, riparata dai rami di un albero che cresce tenace nel cemento del cortile, Francie si perde tra le pagine di uno dei libri presi in prestito in biblioteca.
Leggeva tutto ciò che le capitava fra le mani: libri spazzatura, opere classiche, l'orario dei treni e la lista dei prezzi del droghiere.
La sua non è una vita facile: il bellissimo padre lavora saltuariamente e spesso torna a casa ubriaco; la madre si fa in quattro per non far mancare nulla ai due figli, ma sono più le volte in cui il cibo scarseggia e mancano i soldi per acquistare il carbone necessario a scaldare la casa che quelle in cui la famiglia riesce a mangiare due pasti al giorno.
Nonostante ciò, Francie e Neely sono due bambini sereni, che cercano di aiutare i genitori come possono e che non smettono mai di guardare il mondo attraverso quello sguardo ricco di stupore e ingenuità tipico di chi ha la loro età!

Attraverso il racconto degli anni passati, dell'incontro tra i genitori, della nascita di Francie e Neely, l'autrice ci accompagna in quello scorcio di normalità che contraddistingue ogni famiglia.
Attorno a Francie ruotano le altre donne Rommelly, in particolare le zie, Sissy ed Evy, che rappresenteranno sempre un punto fermo e un modello nella vita della ragazza.
Così erano le donne Rommely; Maria, la madre; Evy, Sissy e Katie, le figlie; e Francie, che sarebbe crescita come una Rommely benché si chiamasse Nolan. Erano creature magre, quasi fragili, con grandi occhi curiosi e voci dolci e commoventi. Ma forgiate in invisibile acciaio.
Ciò che colpisce maggiormente di questo romanzo è il legame che riesce a creare col lettore, pur raccontando una storia che, nel suo insieme, non ha nulla di eclatante.
Basteranno poche pagine per ritrovarsi accanto a Frances e percepirne ogni emozione; allo stesso modo, osserveremo Katie, la madre, trasformarsi da giovane ragazza innamorata in una donna tenace tanto quanto dura.
Se Frances è la protagonista "eletta" di questo romanzo, Katie ne è il perno; le due sono simili e opposte allo stesso tempo: entrambe forti e mai disposte a scendere a compromessi, arriveranno più volte a quello scontro tipico che porta ogni ragazza a diventare donna e, spesso, una donna molto più simile a quella madre dalla quale vorrebbe allontanarsi.

Un albero cresce a Brooklyn è un romanzo nel quale prevalgono la malinconia e la nostalgia ed è proprio  con nostalgia che si arriva alla fine di questa storia.
I saluti di Frances alle strade e ai luoghi che l'hanno vista crescere, i ricordi condivisi in una chiacchierata col fratello, l'assenza di quel padre così bello ma sempre così triste, infondono nel lettore una tenera nostalgia per quell'infanzia perduta, per le sfumature di felicità che ci sono passate accanto, inosservate e che, a distanza di anni, ci faranno dire "ero felice, in quel momento ero proprio felice!".
Come si vedono chiaramente le cose, quando si osservano per l'ultima volta. È come se fossero illuminate da una luce speciale che riesce a ingrandirle. E ci si sente tristi per non averle assaporate di più quando erano a portata di mano tutti i giorni.
Mi è spiaciuto notare, soprattutto nella parte centrale del romanzo, una sorta di dispersione con la quale l'autrice condanna la storia a una certa ripetitività, a cui si aggiungono intere strofe di canzoni (a noi ovviamente sconosciute) che distraggono dalla storia principale.
Personalmente, avrei preferito meno divagazioni di questo tipo e un maggiore approfondimento della storia di Frances agli albori della sua vita da adulta.



La Libridinosa

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